Sulfavant A: la molecola "smart"
Al centro della ricerca c'è il Sulfavant A, un composto sintetico brevettato dal Cnr. Già noto per la sua capacità di stimolare il sistema immunitario contro tumori e batteri, questo farmaco ha dimostrato proprietà sorprendenti anche nel sistema nervoso centrale.
Il bersaglio del Sulfavant A è la microglia: l'insieme di cellule immunitarie che funge da "sentinella" nel cervello. Il loro compito è monitorare l'ambiente neuronale e rimuovere i detriti cellulari e le proteine dannose.
Un cambio di strategia: dal colpo diretto al potenziamento interno
Nell'Alzheimer, la proteina beta-amiloide si accumula formando placche che soffocano i neuroni. Gli approcci tradizionali cercano spesso di distruggere queste placche dall'esterno. Il nuovo studio propone invece di:
Modulare la microglia: Rendere queste cellule più efficienti e selettive.
Aumentare la "clearance": Stimolare la capacità naturale del cervello di fagocitare (mangiare e smaltire) gli aggregati proteici prima che diventino tossici.
Prevenire il danno: Intervenire sulle forme iniziali della malattia, proteggendo la memoria e le funzioni cognitive.
I risultati della sperimentazione
Nei modelli preclinici, l'utilizzo del Sulfavant A ha portato a risultati concreti:
Riduzione delle placche: Una marcata diminuzione dei depositi di beta-amiloide.
Protezione neuronale: Calo dei segni di degenerazione delle cellule nervose.
Recupero della memoria: Un miglioramento significativo nei test di apprendimento.
"Non ci concentriamo più solo sulla rimozione delle placche, ma sosteniamo i meccanismi di difesa endogeni del cervello," spiega Angelo Fontana, direttore del Cnr-Icb. "È un vero cambio di prospettiva che punta sull'immunità innata."
Verso la fase clinica
Nonostante le terapie attuali siano ancora limitate, questa ricerca apre la strada a trattamenti complementari e precoci. Sostenuta da fondi europei e della Regione Campania, la sfida ora si sposta verso la validazione clinica. L'obiettivo è trasformare questa molecola in un farmaco sicuro ed efficace per i pazienti, un traguardo che i ricercatori sperano di raggiungere con il supporto di partner privati.



