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In the labyrinth of technological progress, Artificial Intelligence (AI) has moved beyond being a mere tool, evolving into an almost autonomous player in our daily lives. Machines now not only execute tasks but learn, decide, and even create, profoundly reshaping society. This shift, however, raises ethical and legal questions of monumental significance. The renowned jurist Stefano Rodotà had already foreseen that the digital age, if left unregulated, would risk reducing individuals to mere objects, a collection of data to be exploited and manipulated. His call was clear: the law should not simply chase technology, but anticipate it, building a regulatory framework that places the intrinsic value of the human being at its core.

Pubblicato in Scienceonline

 


Nel labirinto del progresso tecnologico, l'intelligenza artificiale (IA) ha smesso di essere un semplice strumento per diventare un attore quasi autonomo nella nostra vita quotidiana. Le macchine ora non solo eseguono compiti, ma apprendono, decidono e persino creano, trasformando profondamente la società. Questo cambiamento, tuttavia, solleva questioni etiche e legali di portata epocale. Già l'autorevole giurista Stefano Rodotà aveva intuito che l'era digitale, se non regolamentata, avrebbe esposto la persona al rischio di essere ridotta a un mero oggetto, una serie di dati da usare e manipolare. Il suo appello era chiaro: il diritto non doveva inseguire la tecnologia, ma anticiparla, costruendo un quadro normativo che ponesse al centro il valore intrinseco dell'essere umano.

Pubblicato in Tecnologia



Human Papillomavirus (HPV) infection is one of the most common viral infections in the world, affecting almost the entire sexually active population at least once in their lifetime. Although in the majority of cases the virus remains only transiently and is cleared by the immune system without consequences, the persistence of specific HPV types, defined as "high-risk," has been universally recognized as the main cause of several types of cancer [1, 2]. This article explores the complex mechanisms through which HPV transforms healthy cells into cancer cells, the clinical implications of this knowledge, and the preventive and therapeutic strategies.

Pubblicato in Scienceonline



L'infezione da Papillomavirus Umano (HPV) rappresenta una delle infezioni virali più comuni al mondo, tanto da colpire quasi la totalità della popolazione sessualmente attiva almeno una volta nella vita. Sebbene nella maggior parte dei contagi il virus rimanga solo transitoriamente e venga debellato dal sistema immunitario senza conseguenze, la persistenza di specifici tipi di HPV, definiti "ad alto rischio", è stata universalmente riconosciuta come la causa principale di diversi tipi di cancro [1, 2]. Questo articolo esplora i complessi meccanismi attraverso i quali l'HPV trasforma le cellule sane in cellule tumorali, le implicazioni cliniche di questa conoscenza e le strategie preventive e terapeutiche.

Pubblicato in Medicina


Un'innovativa tecnica di imaging ottico tridimensionale è stata sviluppata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per distinguere con elevata accuratezza le cellule sane da quelle tumorali. Lo studio, frutto della collaborazione tra il Cnr-Ieomi (Istituto per gli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia) e il Cnr-Isasi (Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti) di Napoli, è stato pubblicato sulla rivista Advanced Science.

Pubblicato in Medicina

 

I biologi coinvolti nel progetto LIFE ADAPTS hanno lanciato un messaggio di vitale importanza in vista della Notte Europea dei Ricercatori: la scienza che protegge le creature marine è fondamentale per la sopravvivenza delle nostre comunità costiere di fronte alla crisi climatica.

Alla Ricerca di Strategie di Sopravvivenza
Il progetto LIFE ADAPTS (Climate change ADAptations to Protect Turtles and monk Seals), co-finanziato dall'Unione Europea, si concentra sull'identificazione di percorsi di adattamento al cambiamento climatico in aree cruciali per la riproduzione e la vita di tre specie iconiche del Mediterraneo: la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la foca monaca (Monachus monachus), in Italia, Grecia e Cipro.

Pubblicato in Ambiente

 

Viviamo nell'era dell'Intelligenza Artificiale, dei big data e della connettività istantanea. Eppure, nel cuore del nostro sistema sanitario, il tempo sembra essersi fermato. La legge concede alle strutture sanitarie fino a 30 giorni per rilasciare una cartella clinica. Un'attesa che può suonare come un'eternità quando, per patologie a progressione rapida come un tumore, ogni singolo giorno può significare la differenza tra la vita e la morte. Questo non è un problema burocratico, ma una profonda e pericolosa contraddizione: la lentezza della burocrazia mette a rischio la vita dei pazienti, in nome di un'inerzia che oggi non ha più senso di esistere.

Pubblicato in Medicina

 

 

Un'immagine che vale più di mille teorie

Ogni mattina, in coda nel traffico urbano, si ripete un'immagine che sfida ogni teoria sociologica classica. File interminabili di moto, motorini e persino monopattini elettrici guidati da persone in giacca e cravatta, con uno zainetto in spalla. Dentro non ci sono oggetti personali, ma un portatile, delle cuffiette e una borraccia, gli strumenti essenziali per la loro giornata lavorativa. Sono i "supertecnici", gli ingegneri software, i data scientist e i manager che alimentano il cuore dell'economia moderna. La loro immagine, così lontana dall'operaio di Marx, è la rappresentazione perfetta di una nuova, insidiosa forma di alienazione: non la perdita del prodotto del lavoro, ma la perdita del contatto con il proprio corpo, con la natura e con la realtà tangibile.

Dall'alienazione muscolare all'alienazione mentale

Karl Marx, nel XIX secolo, ha magistralmente descritto l'alienazione del lavoratore industriale, la sua separazione dal prodotto del proprio lavoro, dall'attività produttiva, dalla sua essenza e dagli altri uomini. La sua analisi si fondava sulla fatica fisica, sulla ripetitività meccanica e sullo sfruttamento palese nelle fabbriche fumose. Ma se l'operaio era alienato dal proprio sudore, il supertecnico è alienato dal proprio corpo. La sua vita è scandita da ore trascorse davanti a schermi luminosi, in uffici climatizzati o in remote work, negli spazi ibridi tra lavoro e vita privata. Questa vita sedentaria genera una serie di malesseri fisici – dolori cronici, affaticamento visivo, disturbi del sonno – che sono il sintomo di una progressiva disconnessione tra la mente iperattiva e un corpo sempre più trascurato. Il corpo diviene un mero contenitore della capacità cognitiva, la cui funzionalità è data per scontata finché non "si rompe".

La natura come sfondo digitale, non esperienza reale

Marx non avrebbe mai immaginato un mondo in cui la natura, la fonte primordiale di ogni risorsa e di ogni esperienza sensoriale, diventasse un'immagine sullo schermo o un lontano ricordo. I supertecnici, immersi in ecosistemi urbani ad alta densità tecnologica, sono spesso privati del contatto diretto con l'ambiente naturale. Il fruscio delle foglie, il profumo della terra dopo la pioggia, il calore del sole sulla pelle non sono più esperienze quotidiane, ma eventi occasionali o contenuti consumati digitalmente. Questa perdita di contatto non è un lusso intellettuale, ma una profonda privazione. La natura offre un antidoto allo stress cognitivo, una rigenerazione sensoriale che la realtà virtuale non può replicare. La sua assenza contribuisce a un senso di disorientamento e a un aumento dei livelli di stress e ansia, creando una generazione di professionisti che, pur avendo il mondo a portata di click, sono estranei alla sua essenza più profonda.

La realtà tangibile: un lusso riscoperto

In un ambiente dove le interazioni avvengono tramite messaggi, riunioni virtuali e piattaforme collaborative, la realtà tangibile, fatta di incontri faccia a faccia, di oggetti fisici e di esperienze dirette, assume un valore quasi anacronistico. I supertecnici sono maestri nella manipolazione di informazioni astratte e codici complessi, ma possono trovarsi a disagio di fronte alla concretezza del mondo materiale. Il sistema capitalistico contemporaneo, lungi dal liberare l'individuo, lo intrappola in una rete di "iperconnessione" costante. Il remote work, presentato come flessibilità, ha spesso dissolto i confini tra vita e lavoro, rendendo il professionista perennemente reperibile. Il tempo libero stesso è mercificato, trasformato in consumo di intrattenimento digitale o in performance di "benessere" che spesso richiedono ulteriori risorse economiche e mentali, alimentando un circolo vizioso in cui persino il riposo e la rigenerazione diventano occasioni di consumo, a totale beneficio del sistema.

Conclusioni: un'alienazione inattesa e la ricerca di riconnessione

L'alienazione dei supertecnici non è quella della catena di montaggio, ma quella del pixel e dell'algoritmo. È una disconnessione silenziosa e insidiosa dal proprio corpo, dalla natura e dalla realtà tangibile, spinta da stili di vita imposti da un sistema che valorizza l'efficienza digitale sopra ogni altra cosa. La sfida per questa nuova generazione di lavoratori è immensa: si tratta di riscoprire il valore dell'offline, del contatto umano autentico, della presenza fisica e della bellezza del mondo naturale. Solo così si potrà superare questa "alienazione postmoderna" e ritrovare un equilibrio tra l'immensa potenza della mente digitale e la profonda necessità di radici nel mondo reale. Forse, per superare questa nuova forma di disconnessione, dovremmo tutti imparare a spegnere lo schermo e a guardare il cielo più spesso.

L'importanza del riconoscimento e del ritrovarsi fisicamente

In questo scenario, la soluzione non può essere trovata nei "benefit" che la società consumistica offre per alleviare lo stress: il corso di yoga aziendale, il bonus per la palestra o il tavolo da ping-pong in ufficio. Questi sono mere medicazioni per un problema strutturale, che tentano di integrare il benessere nel sistema che lo ha causato. Parafrasando Giovenale, sono il "panem et circenses" del XXI secolo, offerti non per nutrire e divertire, ma per placare il disagio e distogliere l'attenzione dalle profonde disconnessioni del sistema.

Una classe dirigente sana e consapevole dell'importanza della vita al di fuori del lavoro, tuttavia, rappresenta un pericolo per il sistema stesso. La disconnessione dei "supertecnici" è funzionale: il costante isolamento e l'attenzione ossessiva al raggiungimento di falsi traguardi (promozioni, bonus, riconoscimenti individuali) impediscono la formazione di una coscienza di classe. Un aumento degli scambi interumani e del ritrovarsi fisicamente può rompere questo isolamento, generando consapevolezza e la comprensione che il sistema non è a loro beneficio. Questo può portare a una diminuzione della produttività in nome di una vita più equilibrata, a una maggiore attenzione ai veri valori (famiglia, relazioni, benessere) e, in definitiva, a un cambiamento radicale che il sistema capitalistico non può permettersi.

La vera risposta sta nel riscoprire il valore del ritrovarsi fisicamente, del riconoscersi l'un l'altro non come colleghi o utenti, ma come esseri umani. Le piazze, le mense, i caffè non sono solo luoghi di passaggio, ma spazi di socializzazione spontanea e autentica. È lì che si generano le conversazioni inattese, gli scambi di idee non programmati e il senso di appartenenza che una chat di gruppo non potrà mai replicare. I supertecnici hanno bisogno di tornare a sentire la presenza degli altri, di percepire il linguaggio del corpo, di leggere le espressioni del viso. Solo così potranno rompere l'isolamento imposto dalla tecnologia e ricostruire quel legame sociale che il lavoro digitale ha frammentato.

Bibliografia

Donati G. 2025 The hidden price of capitalism: from the factory of ignorance to social regression Scienceonline

Donati G. 2025 Il prezzo nascosto del capitalismo: dalla fabbrica di ignoranza alla regressione sociale Scienzaonline

Donati G. 27 Giugno 2025 Scienceonline War as an Endogenous Mechanism of Growth in Capitalism: A Critical Perspective and Proposals for Alternative Models Scienceonline


• Part 1: The Paradox of Capitalism: Infinite Growth in a Finite World
https://www.scienzaonline.com/news-scienceonline/item/4842-war-as-an-endogenous-mechanism-of-growth-in-capitalism-a-critical-perspective-and-proposals-for-alternative-models.html

• Part 2: War: A Hidden "Reset" for the Capitalist Economy?

• Part 3: Beyond the Limit: The Unsustainability of a Destructive Model

• Part 4: Towards a Future of Well-Being: Proposals for a Paradigm of Peace and Sustainability

 

 

Donati G. 27.05.2025La Guerra come Meccanismo Endogeno di Crescita nel Capitalismo: Una Prospettiva Critica e Proposte per Modelli Alternativi. Scienzaonline
• Parte 1: Il paradosso del capitalismo: crescita infinita in un mondo finito
https://www.scienzaonline.com/redazionale/item/4834-la-guerra-come-meccanismo-endogeno-di-crescita-nel-capitalismo-una-prospettiva-critica-e-proposte-per-modelli-alternativi.html

• Parte 2: La guerra: un "reset" nascosto per l'economia capitalistica?

• Parte 3: Oltre il limite: l'insostenibilità di un modello distruttivo

• Parte 4: Verso un futuro di bene-essere: proposte per un paradigma di pace e sostenibilità

 

 

 

*Board Member, SRSN (Roman Society of Natural Science)
Past Editor-in-Chief Italian Journal of Dermosurgery

 

Pubblicato in Antropologia

 

Gli spazi verdi urbani, come parchi, giardini e foreste urbane, rappresentano un elemento chiave per il benessere psicologico nelle città moderne. Numerosi studi hanno indagato il legame tra contatto con la natura e salute mentale, evidenziando effetti positivi significativi. L'articolo presenta una revisione sistematica e una meta-analisi recente sugli effetti della natura urbana sulla salute mentale, integrando studi storici e ricerche all’avanguardia.

Pubblicato in Ambiente

Fig. Average concentrations of microplastic particles in bottled water from different countries. (from Zhang et al. J Environ Expo Assess 2024;3:24 Fig. 3)

 

 

A recent study by Junjie Zhang et al., published in the Journal of Environmental Exposure Assessment on November 28, 2024, aimed to quantify and characterize plastic particles in bottled water, with a particular focus on nanoplastics. The research used an advanced methodology to overcome the limitations of conventional detection techniques.

Research methodology and analytical results
The study employed Raman scattering microscopy, a technique that allows for the identification and mapping of materials at the nanometric level. This method enabled a detailed analysis of the composition of plastic particles in the water samples. The analysis revealed an average concentration of about 240,000 fragments per liter—a value significantly higher than estimates from previous studies that were limited to detecting only microplastics.

Pubblicato in Scienceonline

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