La dottoressa Silvia Ferrini, ricercatrice capo presso la School of Environmental Sciences della UEA, ha dichiarato: "Nonostante la varietà di specie nei nostri mari, oltre l'80% del pesce consumato nel Regno Unito è importato. Al contempo, gran parte del pescato locale — incluse le sarde della Cornovaglia — viene esportato all'estero invece di finire sulle tavole britanniche."
"Questo squilibrio aumenta le emissioni di CO2, espone il Paese alle fragilità delle catene di approvvigionamento globali e spinge i consumatori verso una scelta limitata ai soliti cinque: merluzzo, eglefino, salmone, tonno e gamberetti. Sarde e acciughe erano pilastri della dieta costiera tradizionale, ma oggi molti non le hanno mai assaggiate, spesso frenati dal timore delle lische o del gusto intenso. Eppure, la nostra ricerca mostra che la curiosità è alta: quasi la metà degli intervistati le proverebbe volentieri se fossero fresche e a buon prezzo."
Analisi della ricerca
Il team della UEA ha incrociato focus group, sondaggi nazionali e dati di vendita della grande distribuzione per comprendere meglio l'atteggiamento dei consumatori verso i nuovi tipi di pesce.
I risultati principali:
L'84% degli adulti consuma pesce, solitamente una volta a settimana tra le mura domestiche.
Le vendite nei supermercati sono concentrate quasi esclusivamente sui "magnifici cinque".
Il 58% dei britannici non ha mai mangiato sardine, il 28% mai le acciughe e il 23% mai le aringhe, nonostante la loro presenza massiccia nei mari locali.
Il 41% si dichiara però propenso a provare specie meno note o pesci piatti.
Emerge un netto divario generazionale: i giovani consumano meno pesce e si sentono meno sicuri nella preparazione.
Il rapporto avverte che, senza un cambio di rotta, questa mancanza di confidenza accelererà il declino del settore a lungo termine.
"Portare il pesce locale nelle mense scolastiche sarebbe una soluzione pratica per educare i bambini a una dieta sana e dare fiducia alle famiglie," spiega la dottoressa Ferrini. "È un'occasione per rilanciare le comunità costiere. Campagne informative e una promozione più decisa nei supermercati saranno vitali per cambiare la percezione pubblica."
Il dottor Bryce Stewart, della Marine Biological Association, concorda: "L'attuale dipendenza dalle importazioni mette a rischio la sicurezza alimentare. Questa ricerca traccia una strada per invertire la rotta, portando benefici ambientali, nutrizionali ed economici."
Lo studio ha inoltre testato l'etichetta di sostenibilità "Pyramid Fish", giudicata utile e intuitiva dalla maggior parte dei consumatori. Questo suggerisce che molti sceglierebbero il pescato locale se i vantaggi fossero comunicati chiaramente nei punti vendita.
Tra le strategie proposte figurano incentivi economici, come promozioni o riduzioni dell'IVA, e una maggiore visibilità del pesce azzurro nei banchi frigo, magari accompagnato da ricette semplici.
"Un piccolo scambio — sostituire anche solo un piatto di pesce importato con una specie locale — porterebbe vantaggi enormi," conclude Ferrini. "Il messaggio è chiaro: sarde e acciughe non fanno solo bene alla salute, ma possono garantire il futuro del settore ittico britannico."



