Zanzare e terrorismo psicologico: cui prodest? In evidenza

Pietro Massimiliano Bianco 29 Giu 2015
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L’Italia è la più grande consumatrice di insetticidi in Europa: oltre che essere largamente utilizzati nelle attività agricole, grandi quantità di essi vengono diffuse, da Enti pubblici e privati, nelle aree fortemente antropizzate, per contrastare i cosiddetti “insetti molesti”.

Come giustificazione di questo costante e ripetuto avvelenamento del territorio, nelle Ordinanze dei Comuni frequentemente si cita Aedes albopictus in quanto potenziale vettore di malattie, quali Chikungunya e Dengue, e Culex pipiens come vettore di West Nile Virus.

A dire il vero, complici le variazioni climatiche e la globalizzazione, praticamente tutte le specie di zanzare presenti nel territorio italiano potrebbero essere in grado di diffondere virus e altri patogeni. Recentemente si sono semplicemente aggiunti nuovi potenziali vettori, a quelli già esistenti, ma in generale, il territorio continentale dell’Unione Europea appare per il momento largamente indenne da casi autoctoni di malattie virali trasmesse da zanzare.

E’ importante premettere che le infestazioni delle zanzara Tigre sono conseguenti a condizioni di artificialità e contaminazione del territorio, all’assenza di predatori e, come la maggior parte dei fenomeni invasivi, sono indice di squilibri ecologici da contrastare mediante buone pratiche di comportamento personali e amministrative, e strategie scientifiche di monitoraggio, contenimento biologico e riqualificazione ambientale.

Perciò, il terrorismo psicologico, ampiamente diffuso, è immotivato ed ha condotto solamente ad una ulteriore diffusione di sostanze tossiche nell’ambiente, spesso su richiesta della stessa popolazione, con rischi concreti sia per la biodiversità, che per le salute umana.

Dopo l’epidemia del 2007 in Emilia Romagna (Angelini et al., 2007), comunque iniziata a partire da un caso importato, da almeno otto anni vi sono in Italia evidenze di alcuni casi autoctoni di malattie trasmesse dalla zanzara Tigre che però, non hanno dato via ad alcuna pandemia: dal 2011 al 2013 si sono verificati 10 casi di chikungunya e 268 casi di Dengue tutti d’importazione (Ministero della Salute, 2014).

La catena di eventi che consente la trasmissione all‘uomo di malattie da parte di insetti vettori, dipende dalla biologia del patogeno e dalle sue relazioni con l’insetto e con gli ospiti, dall’efficienza patogenetica e dalle risposte immunitarie della popolazione infettata.

La capacità infettante di un vettore, propria di ogni specie, può variare fortemente a livello intraspecifico ed è profondamente modulata dal contesto naturale (temperatura, umidità, conformazione del suolo, frequenza di luoghi adatti allo sviluppo delle larve, ecc). La sua eventuale patogenicità può essere modificata da mutazioni nel programma genetico del virus e dipende, in ultima analisi, dall’efficienza del sistema immunitario dell’ospite finale.

 

A prescindere dai casi autoctoni di malattie tropicali, attualmente sporadici in Europa, esiste un importante fattore di rischio rappresentato dai milioni di viaggiatori che arrivano ogni anno da Paesi con endemia: in Europa si stima che almeno 200.000 di questi potrebbero essere “viremici” (presenza di virus nel sangue circolante) per il CIKV, WNV o per il DENV (Quam et al., 2015).

L’Italia, ponte naturale per questi viaggiatori, è costantemente esposta, eppure non vi si verificano le temute pandemie. Nonostante la diffusione nazionale di Aedes albopictus e Culex pipiens i casi di malattie tropicali autoctoni in Italia sono estremamente sporadici e comunque legati a viaggiatori in aree a rischio.

Le temute epidemie non si verificano, di certo non grazie alle inutili lotte chimiche, ma principalmente per le buone condizioni igienico-sanitarie della maggior parte della popolazione e per la mancanza di condizioni adeguate allo sviluppo di patogenicità da parte dei virus.

A questo proposito giova ad esempio ricordare che, nella zona dell’Ebro, dove il West Nile Virus è largamente presente sia nei cavalli che nelle zanzare Culex pipiens e Anopheles maculipennis, su 992 persone testate circa il 10% presentava gli anticorpi per il West Nile Virus, ma nessuno ha sviluppato sintomi. In Serbia, nonostante la diffusione tra le zanzare in natura, i casi umani nelle diverse aree del Paese non sono statisticamente correlabili alla presenza delle zanzare, ma ad altri fattori come l’alimentazione e lo stile di vita (Kemenesi et al., 2014).

Ciò dimostra che, al momento attuale, pur in presenza di una stabile popolazione di vettori in grado di trasmettere patogeni, e pur essendo i virus importati in quantità massiccia, mancano nelle nostre aree geografiche le “condizioni ambientali” che consentano ad un agente patogeno virale di diffondersi e di infettare efficacemente l’ospite-uomo. E’ questa una componente necessaria per l’emergenza di malattie trasmesse da insetti, come avviene nelle aree con clima tropicale.

Costosa, dannosa e inutile va dunque considerata la lotta adulticida, condotta da molti Comuni, anche di grandi dimensioni. Questi interventi, come è stato largamente dimostrato dagli infruttuosi interventi di “eradicazione” in Africa, hanno distrutto o gravemente alterato interi ecosistemi, eliminato i predatori e resi più forti i vettori peggiorando sia la condizione ambientale che sanitaria delle popolazioni locali.

L’irrorazione di sostanze chimiche o, comunque estranee all’ambiente, nelle aree fortemente antropizzate, finisce per distruggere completamente i pochi esempi di biodiversità residua sterminando pipistrelli, piccoli mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci ed altri insettivori, ed annientando impollinatori fondamentali come gli apoidei e le farfalle diurne. Il risultato è uno squallido deserto antropico popolato da una umanità contaminata.

In tema di malattie trasmesse da insetti vettori, fondamentale pilastro della “prevenzione primaria”, è un efficiente servizio sanitario in grado di segnalare tempestivamente casi o focolai di infezione, contrastandoli nei modi che si sono rivelati più efficienti nella lotta alla malaria, e cioè: l’identificazione e l’isolamento dei malati. Anche in Africa, i successi conseguiti sono principalmente dovuti al miglioramento nell’efficienza dei sistemi sanitari.

Un’importante opera di prevenzione sarebbe quella di limitare al massimo le visite turistiche nei Paesi e nei periodi a rischio, fornendo adeguate informazioni ai potenziali viaggiatori ed esercitando le adeguate pressioni sui tour operators.

La neutralizzazione dei vettori può aver senso solo in presenza di una esatta localizzazione del possibile caso zero e di un area buffer di limitata estensione, ove tentare la lotta integrata. Ma l’efficacia dei metodi di intervento può essere fortemente limitata dalla resistenza acquisita dai vettori a causa dell’uso eccessivo e improprio di insetticidi chimici e biologici, nel passato. Giova infatti ricordare che sono state le profilassi sanitarie a debellare la malaria e non di certo il largo impiego di metodi distruttivi dal punto di vista ecologico, quali le bonifiche e l’irrorazione di pesticidi.

Il largo uso di queste sostanze nei Paesi tropicali, ha solo reso le specie resistenti, con un processo analogo a quello che ha favorito la resistenza dei batteri agli antibiotici. Uccidendo parallelamente i predatori e alterando spesso in modo irreversibile gli ecosistemi, questi interventi finiscono inevitabilmente per favorire il nemico da combattere.

L’elevato costo economico di tali metodologie e l’efficienza delle campagne di terrorismo psicologico condotte tra la popolazione, permettono di intuire che, come al solito, nel nome dell’emergenza si possano muovere interessi per lo meno ambigui.

Pietro Massimiliano Bianco 
Istituto  Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)

 

Riferimenti bibliografici

Angelini R, Finarelli A.C.,Angelini P., Po C., Petropulacos K., Macini P., Fiorentini C., Fortuna C., Venturi G., Romi R., Majori G., Nicoletti L., Rezza G., Cassone A., 2007. Un’epidemia di febbre chikungunya nella provincia di Ravenna. Eurosurveillance Weekly, vol. 12, n. 9.

http://www.epicentro.iss.it/problemi/Chikungunya/pdf/chikungunya_Ravenna.pdf

Kemenesi G,, Krtinić B., Milankov V., Kutas A., Dallos B., Oldal M., Somogyi N., Németh V., Bányai K., Jakab F., 2014. West Nile Virus surveillance in mosquitoes, April TO October 2013, Vojvodina Province, Serbia: Implications for the 2014 season. Eurosurveillance, 19(16).

http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=20779

Ministero della Salute, 2014. Sorveglianza dei casi umani delle malattie trasmesse da vettori con particolare riferimento a Chikungunya, Dengue, Zika virus e West Nile Disease – 2014. Ministero della Salute, Direzione Generale della Prevenzione, Ufficio V – Malattie Infettive e Profilassi Internazionale ex DG PREV.

Quam MB, Khan K, Sears J, Hu W, Rocklöv J, Wilder-Smith A., 2015. Estimating Air Travel-Associated Importations of Dengue Virus Into Italy. Journal of Travel Medicine, 22 (3): 186-93. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25756472

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