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Venerdì, 14 Settembre 2018


Caldo secco, sole e vento hanno messo a dura prova quest'estate non solo la pelle ma anche gli occhi che possono soffrire di una maggior secchezza a causa della disidratazione. La naturale lubrificazione della superficie oculare, infatti, diminuisce d'estate a causa delle temperature piu' elevate ma anche per l'uso dei condizionatori d'aria che rendono gli ambienti piu' secchi. Ecco perche', rientrati dalle vacanze, bisogna dedicare attenzione anche agli occhi e ripristinare al piu' presto il film lacrimale e l'epitelio. Tra il 5 e il 35% delle persone che hanno superato i 50 anni soffre in Italia del disturbo dell'occhio secco con una prevalenza nelle donne di due terzi. L'Organizzazione Mondiale della Sanita' ha definito la Sindrome dell'Occhio Secco uno dei disturbi tra i piu' ignorati e sottovalutati della societa' moderna con un impatto sulla vita sociale e professionale molto forte.

LE LACRIME COME 'SANDWICH' - Le lacrime hanno una funzione ben precisa all'interno dell'occhio ed un ruolo fondamentale per la qualita' della vista. Il film lacrimale e' costituito da tre strati che favoriscono l'adesione della lacrima alla congiuntiva e alla cornea e ne impediscono la sua evaporazione. "Possiamo immaginare il film lacrimale come una sorta di sandwich - spiega il professor Aldo Caporossi, Direttore della Clinica Oculistica Policlinico A. Gemelli di Roma. "Esternamente c'e' uno strato lipidico che impedisce alla componente acquosa di evaporare, internamente a contatto con le strutture oculari c'e' uno strato di mucine che tiene la parte acquosa attaccata alle cellule, e la parte acquosa che e' la piu' ampia, e' localizzata in mezzo alle due precedenti". Grazie all'apertura e chiusura delle palpebre, il film lacrimale viene distribuito in modo uniforme cosi' da assolvere a vari compiti come proteggere la cornea dalla essiccazione e dalle infezioni e aiutare l'ossigenazione e la corretta idratazione della cornea.

Pubblicato in Medicina


As mammals age, immune cells in the brain known as microglia become chronically inflamed. In this state, they produce chemicals known to impair cognitive and motor function. That’s one explanation for why memory fades and other brain functions decline during old age. But, according to a new study from the University of Illinois, there may be a remedy to delay the inevitable: dietary fiber. Dietary fiber promotes the growth of good bacteria in the gut. When these bacteria digest fiber, they produce short-chain-fatty-acids (SCFAs), including butyrate, as byproducts.

“Butyrate is of interest because it has been shown to have anti-inflammatory properties on microglia and improve memory in mice when administered pharmacologically,” says Rodney Johnson, professor and head of the Department of Animal Sciences at U of I, and corresponding author on the Frontiers in Immunology study.

Although positive outcomes of sodium butyrate – the drug form – were seen in previous studies, the mechanism wasn’t clear. The new study reveals, in old mice, that butyrate inhibits production of damaging chemicals by inflamed microglia. One of those chemicals is interleukin-1β, which has been associated with Alzheimer’s disease in humans.

Pubblicato in Scienceonline

 

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