Oltre l'istinto: il paradosso di Monty Hall inganna anche i pesci

Emma Bariosco 20 Gen 2026


Uno studio dell’Università di Padova rivela che le fallacie cognitive, finora attribuite ai primati, influenzano le scelte decisionali anche degli organismi acquatici.

Prendere la decisione giusta in situazioni di incertezza non è semplice, nemmeno per noi umani. Spesso cadiamo in veri e propri "tranelli mentali", noti come fallacie cognitive, che ci spingono a valutare in modo errato le probabilità di successo. Uno dei casi più celebri è il paradosso di Monty Hall, ispirato a un quiz televisivo: davanti a tre porte (una con un premio e due vuote), dopo che il conduttore ne apre una perdente, la statistica suggerisce che cambiare la propria scelta iniziale raddoppi le possibilità di vittoria. Eppure, la maggior parte delle persone decide di restare sulla posizione di partenza, commettendo un errore logico.

Dal primato al pesce: un’eredità evolutiva?
Per anni gli scienziati hanno cercato di capire se questi errori fossero un’esclusiva umana o una caratteristica condivisa con altre specie. Se i macachi falliscono proprio come noi, i piccioni si sono dimostrati sorprendentemente abili nell'imparare a cambiare scelta per vincere. Questo aveva portato la comunità scientifica a ritenere che tali fallacie fossero legate alla complessità del cervello dei primati.

Tuttavia, una nuova ricerca dell’Università di Padova, pubblicata sulla rivista Cognition, scardina questa convinzione. Gli studiosi Christian Agrillo e Alessandra Pecunioso hanno testato il comportamento del pesce fantasma (Kryptopterus bicirrhis) attraverso una versione digitale del gioco di Monty Hall.

I risultati dello studio
I dati emersi sono sorprendenti: i pesci, esattamente come gli esseri umani e i macachi, mostrano una forte resistenza al cambiamento. Anche dopo 200 prove, e nonostante il premio (il cibo) fosse statisticamente più frequente cambiando opzione, i pesci hanno continuato a preferire la scelta iniziale.

"Negli umani, questo errore nasce da un mix di calcoli errati e fattori emotivi, come la paura del rimpianto per aver cambiato la scelta vincente o l'illusione di avere più controllo sulla prima decisione," spiega il Prof. Christian Agrillo. "Sebbene non si possano escludere risposte emotive negli animali, la spiegazione più probabile per i pesci risiede nella difficoltà oggettiva di elaborare la probabilità condizionata."

Un’organizzazione neurale differente
La scoperta apre nuovi orizzonti sulla comprensione del cervello animale. Il fatto che un pesce compia scelte sub-ottimali suggerisce che le fallacie di ragionamento non dipendano necessariamente dalla presenza di una corteccia cerebrale complessa.

"È affascinante osservare come processi cognitivi e percettivi convergano in specie così distanti da noi," conclude la Dott.ssa Alessandra Pecunioso. "Questo studio ci indica che determinati circuiti neurali, pur essendo organizzati in modo totalmente diverso dal nostro, possono portare agli stessi 'errori' di valutazione."

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