PIPISTRELLI: scienza e zanzare

Daniela Rosellini 21 Set 2010
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Non sono più considerati gli aiutanti di streghe e demoni. Il fatto che si impiglino tra i capelli e non si stacchino più, è solo una leggenda medioevale. Non portano sfortuna, anzi ora tutti desiderano ospitarne qualche famigliola vicino casa. Insomma, in questi ultimi tempi, in Italia, i pipistrelli non fanno più paura.
Il miracolo è avvenuto per merito del Gruppo di lavoro “Un pipistrello per amico” del Museo di Storia Naturale di Firenze, che dal 2006 diffonde corrette informazioni sui chirotteri e la loro utilità, per salvaguardarli ed evitarne il rischio di una imminente estinzione. Negli ultimi decenni, infatti, si sta verificando una continua diminuzione di questi mammiferi volanti dovuta principalmente all’espansione umana, che ha modificato gli ambienti naturali, privando i pipistrelli dei loro rifugi. E’stato inoltre incrementato l’uso di pesticidi e insetticidi che avvelenano acque e insetti, concentrandosi negli animali che bevono quelle acque e predano quegli insetti. I pipistrelli sono particolarmente sensibili a questo accumulo di veleni e continuamente le loro popolazioni ne vengono decimate.
Dal letargo invernale, sempre più spesso, molti “topolini volanti” non si svegliano  più.

Per approfondire l’argomento, abbiamo interpellato il dr. Paolo Agnelli della Sezione di Zoologia "La Specola" del  Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze, il museo scientifico più antico d'Europa, che il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena fondò nel 1775.

- Dr. Agnelli, grazie all’ iniziativa del Vostro Gruppo, in Italia c’è attualmente una enorme richiesta di BAT BOX, le ormai famose casette per dare un rifugio ai pipistrelli, che avete contribuito a diffondere. Come sta procedendo la sperimentazione?

-  E’ oggi  più attiva che mai. Ogni anno raccogliamo i dati delle persone che collaborano alla nostra ricerca (quest’anno abbiamo i dati di circa 1.000 bat box), scegliamo i più accurati e li elaboriamo per capire quali siano i parametri costruttivi e di posizionamento che favoriscono la colonizzazione delle bat box da parte dei pipistrelli.
Si tratta di un lavoro complicato i cui risultati sono spesso difficili da interpretare; dopotutto i pipistrelli sono animali abilissimi nell’adattarsi e nel corso dell’anno si ritrovano ad avere una serie di necessità decisamente molto variabili, per cui ogni informazione sulla colonizzazione delle bat box è per noi di grande importanza.

- Siete riusciti a capire se i pipistrelli hanno delle preferenze abitative e quali sono?

Sì. I dati raccolti in questi primi anni ci hanno aiutato a delineare le caratteristiche più importanti della bat box ideale: l'analisi multivariata svolta lo scorso anno, ad esempio, ha messo in evidenza che i fattori più importanti sono l’altezza dal suolo e la quantità di insolazione giornaliera.
L'analisi dell’altezza dal suolo ha confermato la preferenza dei pipistrelli per le bat box posizionate ad almeno a 4 m dal suolo, percepite molto probabilmente come più sicure e meno disturbate.
Più complicata è invece l'interpretazione dei dati per l'esposizione al sole. I pipistrelli sembrano preferire sia i rifugi posizionati in ombra che quelli in pieno sole, utilizzando meno di frequente quelli con esposizione intermedia.
La differenza risulta tuttavia essere minima e non è possibile individuare un'insolazione nettamente preferita. Questa duplice preferenza è probabilmente legata al sesso e alle diverse esigenze stagionali. Il fattore che tuttavia influisce maggiormente sulla percentuale di colonizzazione non dipende direttamente da come la bat box viene posizionata, ma si tratta del tempo trascorso dall’installazione della bat box stessa. In pratica le probabilità di ospitare un pipistrello all’interno della nostra bat box aumentano col passare del tempo.

Qualche esempio positivo di lotta ecosostenibile agli insetti

In America, tra le tante esperienze di successo riportiamo quella della città di Austin in Texas. Al di sotto del ponte di Congress Avenue è presente ormai da molti anni la più grande colonia urbana di pipistrelli del mondo: 1 milione e 500 mila esemplari (principalmente femmine) della specie Tadarida brasiliensis, che come si intuisce dal nome non vive dalle nostre parti. Sono molti i lavori scientifici dedicati a questa magnifica colonia, tra i quali due davvero molto particolari:

Il primo risale al 2006 e stima quanto gli individui di questa e di altre 8 colonie della stessa specie, presenti nei dintorni, influiscano sull’economia rurale delle vicine piantagioni di cotone. I ricercatori sono riusciti a stabilire che grazie a queste colonie di pipistrelli il numero degli insetti parassiti delle piantagioni è mantenuto sotto controllo e così è possibile risparmiare una quota annua di circa 638 mila dollari per danni evitati alle piantagioni e altri 103 mila dollari per il non utilizzo dei pesticidi, per un totale di circa 741 mila dollari ogni anno.

Il secondo studio è del 1999 e forse è ancora più curioso.
Grazie ad una serie d’indagini svolte dalla BCI (Bat Conservation International) è stato possibile calcolare in 3 milioni di dollari annui il ricavo economico dovuto all’afflusso dei turisti che vanno ad osservare la colonia al momento dell’uscita serale dal ponte e che visitano Austin, proprio grazie alla presenza dei pipistrelli. .
Non ci si stupisca allora del fatto che lo stato del Texas abbia eletto il T. brasiliensis come suo “mammifero volante ufficiale”.


 

- Quanto bisogna attendere prima che arrivino gli “inquilini”?

- Dalle segnalazioni sinora ricevute, i tempi di colonizzazione risultano assai vari: da pochi giorni ad un massimo di tre anni, ma nel complesso le bat box che hanno più successo sono quelle posizionate da più tempo. Risulta dunque opportuno installare i rifugi artificiali il prima possibile, avendo la pazienza di aspettare anche qualche anno prima che qualche pipistrello si decida a farsi vivo.
Confrontando i dati del 2009 con quelli dell’anno precedente, abbiamo notato un fatto interessante:nel 2009, i pipistrelli hanno iniziato a colonizzare con anticipo le bat box.  Abbiamo infatti registrato un picco di colonizzazioni nei mesi estivi, rispetto a quello dei mesi autunnali del 2008. Ciò può significare che gli esemplari che hanno individuato e utilizzato il rifugio durante il 2008, hanno scelto di occuparlo prima e più stabilmente nel corso dell’anno successivo. Si tratta di un’ottima conferma dell’efficacia del particolare modello di bat box che ogni anno tentiamo comunque di migliorare.

 

Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii), una specie delle più comuni in ambito urbano. (Foto di Paolo Agnelli)

 

- Sono sempre più numerose le Amministrazioni Pubbliche che desiderano istallare le bat box. Quando è iniziata la collaborazione?

Quando, con il Comune di Fiesole, organizzammo un incontro con i cittadini per spiegare chi sono i pipistrelli e perché è bene proteggerli.
Con l’occasione furono distribuite gratuitamente 10 bat box e venne diffuso lo schema costruttivo della bat box ideale, da noi studiato per dare rifugio alle nostre specie di pipistrelli dalle abitudini più antropifile.
Il progetto fu accolto molto bene dalle persone che mostrarono interesse non solo per la lotta alle zanzare, ma anche per la possibilità di fare qualcosa di concreto per proteggere degli animali minacciati e l’ambiente in generale. Questo ci spinse ad allargare il nostro progetto che, grazie alla collaborazione di Unicoop-Firenze, nel 2007 potè diffondersi a tutta la Toscana. Furono così costruite 200 bat box e presi contatti con una decina di Comuni toscani per organizzare gratuitamente conferenze e incontri pubblici dedicati ai pipistrelli, mentre attraverso i canali pubblicitari Coop il messaggio del progetto “Un pipistrello per amico” si diffondeva a tutta la Regione.

 

 

- Oltre alla Toscana, da cui è partita la sperimentazione, anche l’Emilia, il Trentino, le Marche. La Liguria, il Lazio, il Piemonte stanno stanziando dei fondi per tutelare i pipistrelli…….

- Infatti. Ben presto le richieste hanno superato di gran lunga le nostre migliori aspettative e durante uno dei periodici “bat-meeting” con Unicoop-Firenze decidemmo di fare in modo che le bat box fossero disponibili per tutti.
Così, grazie alla capacità produttiva e distributiva di Coop, nel 2008 furono costruite 3000 bat box e messe in vendita al solo prezzo di costo in molti negozi Coop della Toscana. Da quel momento furono le Amministrazioni Comunali a chiedere sempre di più la nostra disponibilità, ma non solo, anche scuole e altre associazioni iniziarono a prendere interesse per il progetto bat box, organizzando incontri in cui avevamo finalmente l’occasione di parlare correttamente di pipistrelli e bat box anche con i più giovani.
Nel 2009 si sono unite al progetto anche Unicoop-Tirreno e Coop-Adriatica allargando così il complessivo raggio di azione e consentendo la vendita di altre 8000 bat box.
Ma l’impulso maggiore si è avuto nel 2010, con l’ingresso nel progetto di altre regioni del nord Italia. Inoltre, la sempre più collaudata organizzazione Museo-Coop, ormai di livello nazionale, ci ha permesso di rivolgerci anche a quelle categorie di persone meno attente alle questioni ambientali e, grazie alla preziosa collaborazione di Disney Italia, siamo riusciti a raggiungere con il nostro messaggio un pubblico più ampio.
Disney ha rivisto per noi la veste grafica della nostra guida alle bat box e ha prodotto una storia a fumetti i cui protagonisti sono Paperino e un nuovo personaggio, Kiro, un simpatico pipistrello che si stabilisce in città. Risultato di tale campagna è che sono tantissime le persone raggiunte dal nostro messaggio, molte le richieste di incontri e conferenze sull’argomento, mentre la distribuzione sul territorio nazionale delle nostre bat box quest’anno ha permesso la vendita di altre 12000 unità, raggiungendo un totale di 25000 bat box vendute in tre anni.

 

- Ci sono Comuni più “virtuosi “ di altri?

- Sì, teniamo molto a citare due esempi di Amministrazioni che sono state particolarmente lungimiranti nei confronti del nostro progetto. Stiamo parlando di Forlimpopoli, in cui l’Amministrazione comunale ha direttamente supervisionato il posizionamento di molte bat box sui principali edifici comunali della città, e di Mantova, dove il Comune, insieme al Gruppo Speleologico Mantovano e all’Enaip, stanno offrendo un supporto ai cittadini che non ha eguali: bat box di ottima qualità a basso prezzo, il cui posizionamento è seguito passo passo secondo le migliori specifiche tecniche che derivano dalla nostra sperimentazione.

Scoperta in Italia la più grande colonia di pipistrelli d'Europa

Una colonia di circa 2.000 pipistrelli, è stata scoperta recentemente in un vano nascosto della chiesa di Zelata, una piccola frazione del comune di Bereguardo, nel Parco del Ticino, in provincia di Pavia. Si tratta della colonia italiana più grande di Myotis emarginatus, una specie non comune nel nostro Paese, e sicuramente è tra le più numerose a livello europeo. La presenza di una colonia così importante è di grande rilevanza ambientale ed è protetta anche da specifiche leggi europee.
E’ da notare e fa riflettere il fatto che una delle più grandi aziende agricole biodinamiche presenti in Italia, ha sede proprio  nelle campagne di Bereguardo e,  come si sa, nell’agricoltura biodinamica  non si fa uso di insetticidi né di pesticidi...


 

 

- Veniamo ora alla tanto dibattuta questione sulle “evidenze scientifiche” riguardo all’azione dei pipistrelli come controllori biologici degli insetti. Il quesito ricorrente è “quante zanzare i pipistrelli riescono a predare in una singola notte”?

- A questo proposito leggiamo sui giornali delle cifre che poi rimbalzano da un articolo all’altro, aumentando di volta in volta come in una specie di gioco al rialzo.
Anche in questo caso vale la pena di fare un po’ di chiarezza:
un pipistrello italiano di medie dimensioni può, durante una sola notte di caccia, aumentare il proprio peso fino al 50%. Questo significa che un individuo di 20 g può predare in una sola notte fino a 10 g d’insetti.
Il peso degli insetti è variabile e se calcoliamo a quante zanzare (circa 5 mg ciascuna) corrispondono 10 g d’insetti, ricaviamo un totale di circa 2.000 zanzare ogni notte. Ovviamente, questo non significa che un pipistrello esca la sera con la assoluta determinazione di predare solo e soltanto zanzare!
Il pipistrello in questione mangerà ogni insetto che incontrerà durante la sua uscita serale, senza fare troppa attenzione al fatto che questo possa essere una zanzara o una falena. Ciò significa che il numero di zanzare catturate dai pipistrelli, così come il numero di altri gruppi di insetti predati, dipende grosso modo dalla loro disponibilità: più zanzare ci sono e più facilmente saranno predate. Occorre sapere poi che non tutti i pipistrelli cacciano nello stesso modo e negli stessi ambienti, quindi le probabilità di cattura di un particolare gruppo di insetti varia anche in funzione della specie di pipistrello.
Per le specie di chirotteri italiani disponiamo di molti dati sperimentali (anche se perlopiù studiati in altri Paesi europei) e da questi risulta che la cattura di Culicidi è una componente importante della dieta di molti pipistrelli.

- Però, attualmente, qualcosa si muove in modo negativo nei confronti della Vostra iniziativa, ce ne vuole parlare?

Volentieri. Nonostante queste evidenze scientifiche, infatti, c’è ancora chi non si arrende: alcuni entomologi coinvolti nella lotta chimica agli insetti sostengono di avere le prove che i pipistrelli non siano per niente efficaci nel regolare il numero delle zanzare, e basano questo convincimento su una serie di pubblicazioni per lo più americane. Recentemente abbiamo letto alcuni articoli su riviste e quotidiani che negano l’efficienza e l’utilità dei pipistrelli nella regolazione del numero degli insetti, in particolare delle zanzare, nonostante che questi piccoli mammiferi si siano specializzati in questo ruolo nel corso di ben 52 milioni di anni!

 

Orecchione grigio (Plecotus austriacus), specie più rara, si rifugia in edifici e caccia in aree boscate, costituite anche da parchi e giardini urbani.

 

- Le va di fare un po’ di chiarezza sulla questione?

- In questi articoli vengono citati lavori scientifici che, oltre ad essere ripresi per lo più da siti e riviste settoriali che si occupano esclusivamente di disinfestazione chimica, non fanno altro che dimostrare che esistono alcune specie di pipistrelli che non si cibano quasi per niente di zanzare. Questo non dovrebbe sorprendere più di tanto: visto che circa il 70% delle 1.100 specie di pipistrelli che esistono al mondo mangiano insetti, è più che normale che alcune di queste specie abbiano delle abitudini che le portano a cacciare in luoghi in cui la presenza di zanzare non è poi così elevata da costituire una delle loro prede di elezione.
Non è quindi sufficiente documentare che pochissime specie di pipistrello americane e pochissime altre tedesche usualmente non mangiano le zanzare per dimostrare che i pipistrelli in generale non mangiano le zanzare. La Scienza non funziona così!
E’ bene inoltre sottolineare che non esiste, attualmente, nessuna tecnica (o sostanza chimica di sintesi o naturale) che possa da sola risolvere il “problema” delle zanzare.
Possiamo però impegnarci nella miglior gestione di questi insetti con l’utilizzo di più tecniche integrate che ne tengano sotto controllo il numero.
Se ci concentriamo semplicemente (e ciecamente) sull’eliminazione delle zanzare, viste come un pericoloso problema, ci limiteremo a diffondere una serie interminabile di veleni che, è all’attenzione di tutti, hanno l’unico effetto di avvelenare l’ambiente in cui viviamo, in cambio solo di  un breve sollievo temporaneo.
Se invece impegneremo le nostre risorse nella gestione sostenibile delle zanzare, per riportare l’ambiente a quella situazione di equilibrio che l’azione dell’uomo ha compromesso, allora le cose cambieranno radicalmente.
La salvaguardia dei pipistrelli rientra quindi a pieno titolo in quelle tecniche sostenibili di gestione delle zanzare che hanno come priorità la salute dell’uomo e dell’ambiente.

- Questo significa che non si può delegare soltanto ai  pipistrelli la lotta alle zanzare?

- Esatto. Occorre mettere in campo una serie di diverse tecniche a basso impatto che riescano a ridurre efficacemente il numero di questi insetti in ogni fase del loro ciclo vitale.
Sappiamo che prima di diventare quei fastidiosi insetti volatori che noi tutti conosciamo, le zanzare hanno una prima fase di vita larvale che si svolge in acqua. Risulta dunque necessario adottare anche delle tecniche che siano in grado di ridurre il proliferare di uova e larve nella fase acquatica. Anzi, occorre tener presente che le tecniche larvicide sono quelle che generalmente riducono in maniera più efficace il numero degli individui.
Non si può pensare ad una lotta alle zanzare che sia rivolta soltanto alla forma adulta o alla forma larvale, l’unico modo per gestire efficacemente il proliferare di questi insetti è la lotta integrata e visto che la nostra priorità è la salute, le tecniche utilizzate devono essere sostenibili per noi e per l’ambiente in cui viviamo.

 

Foto di bat-box installata su un albero

 

- Parliamo però della Zanzara Tigre, che da qualche anno ha colonizzato il nostro Paese. Questa specie ha abitudini tipicamente diurne, mentre i pipistrelli, cacciano durante la notte. Cosa può dirci in proposito?

- Giusta osservazione,  e in effetti ritorna il problema delle specie alloctone che evolutesi in ambienti diversi, spesso non trovano da noi dei predatori “preparati” dall’evoluzione a cacciarle efficacemente. Al tramonto, tuttavia, l’attività della zanzara tigre è massima e questo momento coincide con l’involo serale dei pipistrelli che escono particolarmente affamati dai loro rifugi. Durante il giorno, poi, le rondini e gli altri insettivori, che non siano già stati decimati dalle sostanze chimiche, contribuiscono a liberarci dalla sgradita presenza estiva di questa specie alloctona di culicidi.

- Quante specie di pipistrelli ci sono in Italia?

- Trentacinque, un terzo delle specie dei mammiferi italiani e quindi rappresentano una grossa parte della biodiversità totale.

- Che lei sappia, altre nazioni stanno portando avanti questa campagna?

- Non mi risulta che esista una campagna come la nostra basata sulla diffusione delle bat box, ma anche in Europa c’è un grande movimento, l’EUROBATS o Bat Agreement, un accordo entrato in vigore nel 1994, che vede coinvolte 32 nazioni  per proteggere e conservare tutte le 45 specie di pipistrelli note sul territorio europeo. L’Italia vi ha aderito nel 2005 con l’impegno di effettuare Ricerca, Conservazione e Divulgazione. Comunque il nostro progetto di divulgazione è  probabilmente tra i più rilevanti a livello europeo.

- Continuerete?

Sì, ci siamo già incontrati con COOP per programmare la campagna 2011 e per l’anno prossimo distribuiremo 2 nuovi modelli di bat box.

- Siete soddisfatti di ciò che avete portato avanti?

- Sì , molto, ma soprattutto siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla entusiastica risposta delle persone. Sono infatti sempre più numerose quelle che si stanno interessando ai pipistrelli ed hanno iniziato ad “amarli”.

 

Pipistrello della specie Myotis emarginatus (nome italiano: Vespertilio smarginato)

 



Dr. Paolo Agnelli
Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze
Sezione di Zoologia "La Specola"
via Romana 17, I-50125 Firenze, Italia
Fax: +39 055 225325
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Web:  www.msn.unifi.it

- Sono sempre più numerose le Amministrazioni Pubbliche che desiderano istallare le bat box. Quando è iniziata la collaborazione?

Quando, con il Comune di Fiesole, organizzammo un incontro con i cittadini per spiegare chi sono i pipistrelli e perché è bene proteggerli.
Con l’occasione furono distribuite gratuitamente 10 bat box e venne diffuso lo schema costruttivo della bat box ideale, da noi studiato per dare rifugio alle nostre specie di pipistrelli dalle abitudini più antropifile.
Il progetto fu accolto molto bene dalle persone che mostrarono interesse non solo per la lotta alle zanzare, ma anche per la possibilità di fare qualcosa di concreto per proteggere degli animali minacciati e l’ambiente in generale. Questo ci spinse ad allargare il nostro progetto che, grazie alla collaborazione di Unicoop-Firenze, nel 2007 potè diffondersi a tutta la Toscana. Furono così costruite 200 bat box e presi contatti con una decina di Comuni toscani per organizzare gratuitamente conferenze e incontri pubblici dedicati ai pipistrelli, mentre attraverso i canali pubblicitari Coop il messaggio del progetto “Un pipistrello per amico” si diffondeva a tutta la Regione.

- Oltre alla Toscana, da cui è partita la sperimentazione, anche l’Emilia, il Trentino, le Marche. La Liguria, il Lazio, il Piemonte stanno stanziando dei fondi per tutelare i pipistrelli…….

- Infatti. Ben presto le richieste hanno superato di gran lunga le nostre migliori aspettative e durante uno dei periodici “bat-meeting” con Unicoop-Firenze decidemmo di fare in modo che le bat box fossero disponibili per tutti.
Così, grazie alla capacità produttiva e distributiva di Coop, nel 2008 furono costruite 3000 bat box e messe in vendita al solo prezzo di costo in molti negozi Coop della Toscana. Da quel momento furono le Amministrazioni Comunali a chiedere sempre di più la nostra disponibilità, ma non solo, anche scuole e altre associazioni iniziarono a prendere interesse per il progetto bat box, organizzando incontri in cui avevamo finalmente l’occasione di parlare correttamente di pipistrelli e bat box anche con i più giovani.
Nel 2009 si sono unite al progetto anche Unicoop-Tirreno e Coop-Adriatica allargando così il complessivo raggio di azione e consentendo la vendita di altre 8000 bat box.
Ma l’impulso maggiore si è avuto nel 2010, con l’ingresso nel progetto di altre regioni del nord Italia. Inoltre, la sempre più collaudata organizzazione Museo-Coop, ormai di livello nazionale, ci ha permesso di rivolgerci anche a quelle categorie di persone meno attente alle questioni ambientali e, grazie alla preziosa collaborazione di Disney Italia, siamo riusciti a raggiungere con il nostro messaggio un pubblico più ampio.
Disney ha rivisto per noi la veste grafica della nostra guida alle bat box e ha prodotto una storia a fumetti i cui protagonisti sono Paperino e un nuovo personaggio, Kiro, un simpatico pipistrello che si stabilisce in città. Risultato di tale campagna è che sono tantissime le persone raggiunte dal nostro messaggio, molte le richieste di incontri e conferenze sull’argomento, mentre la distribuzione sul territorio nazionale delle nostre bat box quest’anno ha permesso la vendita di altre 12000 unità, raggiungendo un totale di 25000 bat box vendute in tre anni.

- Ci sono Comuni più “virtuosi “ di altri?

- Sì, teniamo molto a citare due esempi di Amministrazioni che sono state particolarmente lungimiranti nei confronti del nostro progetto. Stiamo parlando di Forlimpopoli, in cui l’Amministrazione comunale ha direttamente supervisionato il posizionamento di molte bat box sui principali edifici comunali della città, e di Mantova, dove il Comune, insieme al Gruppo Speleologico Mantovano e all’Enaip, stanno offrendo un supporto ai cittadini che non ha eguali: bat box di ottima qualità a basso prezzo, il cui posizionamento è seguito passo passo secondo le migliori specifiche tecniche che derivano dalla nostra sperimentazione.

- Veniamo ora alla tanto dibattuta questione sulle “evidenze scientifiche” riguardo all’azione dei pipistrelli come controllori biologici degli insetti. Il quesito ricorrente è “quante zanzare i pipistrelli riescono a predare in una singola notte”?

- A questo proposito leggiamo sui giornali delle cifre che poi rimbalzano da un articolo all’altro, aumentando di volta in volta come in una specie di gioco al rialzo.
Anche in questo caso vale la pena di fare un po’ di chiarezza:
un pipistrello italiano di medie dimensioni può, durante una sola notte di caccia, aumentare il proprio peso fino al 50%. Questo significa che un individuo di 20 g può predare in una sola notte fino a 10 g d’insetti.
Il peso degli insetti è variabile e se calcoliamo a quante zanzare (circa 5 mg ciascuna) corrispondono 10 g d’insetti, ricaviamo un totale di circa 2.000 zanzare ogni notte. Ovviamente, questo non significa che un pipistrello esca la sera con la assoluta determinazione di predare solo e soltanto zanzare!
Il pipistrello in questione mangerà ogni insetto che incontrerà durante la sua uscita serale, senza fare troppa attenzione al fatto che questo possa essere una zanzara o una falena. Ciò significa che il numero di zanzare catturate dai pipistrelli, così come il numero di altri gruppi di insetti predati, dipende grosso modo dalla loro disponibilità: più zanzare ci sono e più facilmente saranno predate. Occorre sapere poi che non tutti i pipistrelli cacciano nello stesso modo e negli stessi ambienti, quindi le probabilità di cattura di un particolare gruppo di insetti varia anche in funzione della specie di pipistrello.
Per le specie di chirotteri italiani disponiamo di molti dati sperimentali (anche se perlopiù studiati in altri Paesi europei) e da questi risulta che la cattura di Culicidi è una componente importante della dieta di molti pipistrelli.

- Però, attualmente, qualcosa si muove in modo negativo nei confronti della Vostra iniziativa, ce ne vuole parlare?

Volentieri. Nonostante queste evidenze scientifiche, infatti, c’è ancora chi non si arrende: alcuni entomologi coinvolti nella lotta chimica agli insetti sostengono di avere le prove che i pipistrelli non siano per niente efficaci nel regolare il numero delle zanzare, e basano questo convincimento su una serie di pubblicazioni per lo più americane. Recentemente abbiamo letto alcuni articoli su riviste e quotidiani che negano l’efficienza e l’utilità dei pipistrelli nella regolazione del numero degli insetti, in particolare delle zanzare, nonostante che questi piccoli mammiferi si siano specializzati in questo ruolo nel corso di ben 52 milioni di anni!


- Le va di fare un po’ di chiarezza sulla questione?

- In questi articoli vengono citati lavori scientifici che, oltre ad essere ripresi per lo più da siti e riviste settoriali che si occupano esclusivamente di disinfestazione chimica, non fanno altro che dimostrare che esistono alcune specie di pipistrelli che non si cibano quasi per niente di zanzare. Questo non dovrebbe sorprendere più di tanto: visto che circa il 70% delle 1.100 specie di pipistrelli che esistono al mondo mangiano insetti, è più che normale che alcune di queste specie abbiano delle abitudini che le portano a cacciare in luoghi in cui la presenza di zanzare non è poi così elevata da costituire una delle loro prede di elezione.
Non è quindi sufficiente documentare che pochissime specie di pipistrello americane e pochissime altre tedesche usualmente non mangiano le zanzare per dimostrare che i pipistrelli in generale non mangiano le zanzare. La Scienza non funziona così!
E’ bene inoltre sottolineare che non esiste, attualmente, nessuna tecnica (o sostanza chimica di sintesi o naturale) che possa da sola risolvere il “problema” delle zanzare.
Possiamo però impegnarci nella miglior gestione di questi insetti con l’utilizzo di più tecniche integrate che ne tengano sotto controllo il numero.
Se ci concentriamo semplicemente (e ciecamente) sull’eliminazione delle zanzare, viste come un pericoloso problema, ci limiteremo a diffondere una serie interminabile di veleni che, è all’attenzione di tutti, hanno l’unico effetto di avvelenare l’ambiente in cui viviamo, in cambio solo di  un breve sollievo temporaneo.
Se invece impegneremo le nostre risorse nella gestione sostenibile delle zanzare, per riportare l’ambiente a quella situazione di equilibrio che l’azione dell’uomo ha compromesso, allora le cose cambieranno radicalmente.
La salvaguardia dei pipistrelli rientra quindi a pieno titolo in quelle tecniche sostenibili di gestione delle zanzare che hanno come priorità la salute dell’uomo e dell’ambiente.

- Questo significa che non si può delegare soltanto ai  pipistrelli la lotta alle zanzare?

- Esatto. Occorre mettere in campo una serie di diverse tecniche a basso impatto che riescano a ridurre efficacemente il numero di questi insetti in ogni fase del loro ciclo vitale.
Sappiamo che prima di diventare quei fastidiosi insetti volatori che noi tutti conosciamo, le zanzare hanno una prima fase di vita larvale che si svolge in acqua. Risulta dunque necessario adottare anche delle tecniche che siano in grado di ridurre il proliferare di uova e larve nella fase acquatica. Anzi, occorre tener presente che le tecniche larvicide sono quelle che generalmente riducono in maniera più efficace il numero degli individui.
Non si può pensare ad una lotta alle zanzare che sia rivolta soltanto alla forma adulta o alla forma larvale, l’unico modo per gestire efficacemente il proliferare di questi insetti è la lotta integrata e visto che la nostra priorità è la salute, le tecniche utilizzate devono essere sostenibili per noi e per l’ambiente in cui viviamo.

- Parliamo però della Zanzara Tigre, che da qualche anno ha colonizzato il nostro Paese. Questa specie ha abitudini tipicamente diurne, mentre i pipistrelli, cacciano durante la notte. Cosa può dirci in proposito?

- Giusta osservazione,  e in effetti ritorna il problema delle specie alloctone che evolutesi in ambienti diversi, spesso non trovano da noi dei predatori “preparati” dall’evoluzione a cacciarle efficacemente. Al tramonto, tuttavia, l’attività della zanzara tigre è massima e questo momento coincide con l’involo serale dei pipistrelli che escono particolarmente affamati dai loro rifugi. Durante il giorno, poi, le rondini e gli altri insettivori, che non siano già stati decimati dalle sostanze chimiche, contribuiscono a liberarci dalla sgradita presenza estiva di questa specie alloctona di culicidi.

- Quante specie di pipistrelli ci sono in Italia?

- Trentacinque, un terzo delle specie dei mammiferi italiani e quindi rappresentano una grossa parte della biodiversità totale.

- Che lei sappia, altre nazioni stanno portando avanti questa campagna?

- Non mi risulta che esista una campagna come la nostra basata sulla diffusione delle bat box, ma anche in Europa c’è un grande movimento, l’EUROBATS o Bat Agreement, un accordo entrato in vigore nel 1994, che vede coinvolte 32 nazioni  per proteggere e conservare tutte le 45 specie di pipistrelli note sul territorio europeo. L’Italia vi ha aderito nel 2005 con l’impegno di effettuare Ricerca, Conservazione e Divulgazione. Comunque il nostro progetto di divulgazione è  probabilmente tra i più rilevanti a livello europeo.

- Continuerete?

Sì, ci siamo già incontrati con COOP per programmare la campagna 2011 e per l’anno prossimo distribuiremo 2 nuovi modelli di bat box.

- Siete soddisfatti di ciò che avete portato avanti?

- Sì , molto, ma soprattutto siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla entusiastica risposta delle persone. Sono infatti sempre più numerose quelle che si stanno interessando ai pipistrelli ed hanno iniziato ad “amarli”.

Dr. Paolo Agnelli
Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze
Sezione di Zoologia "La Specola"
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Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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