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L'impronta digitale degli astrociti: una nuova frontiera per la diagnosi precoce delle malattie cerebrali

Francesco Defler 13 Gen 2026

 

Un innovativo sistema di imaging proteico permette di distinguere le cellule cerebrali sane da quelle malate, aprendo la strada a una medicina predittiva per patologie come l'Alzheimer e il glioma.

Una scoperta italo-statunitense

Un team internazionale guidato dal Cnr-Isof (Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività di Bologna) e dalla Boston University ha identificato una vera e propria "firma proteica" degli astrociti. Queste cellule, caratterizzate dalla tipica forma a stella, sono i custodi della salute del nostro cervello: regolano l'equilibrio di acqua, ioni e biomolecole essenziali per il corretto funzionamento dei neuroni.

La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Advanced Science, è il frutto della collaborazione tra il gruppo della Prof.ssa Michelle Y. Sander (USA) e quello della Dott.ssa Valentina Benfenati (Italia).

 

La tecnologia: vedere l'invisibile senza alterarlo

Il cuore dello studio risiede nell'utilizzo della microscopia fototermica multispettrale a infrarossi. Questa tecnica avanzata permette di analizzare i microdomini — le piccolissime terminazioni con cui gli astrociti comunicano con il sistema nervoso — senza la necessità di utilizzare marcatori chimici che potrebbero alterare il campione.

 

Sfruttando questa "ottica innovativa", i ricercatori hanno potuto osservare:

Differenze strutturali: La diversità tra astrociti differenziati (maturi e funzionali) e non differenziati.

Resistenza termica: Le cellule cresciute su nanomateriali mostrano una stabilità superiore, mimando meglio il comportamento delle cellule in vivo.

Dinamiche di diffusione: Un legame diretto tra la forma delle proteine e la capacità della cellula di regolare i flussi vitali nel cervello.

 

Verso una medicina senza modelli animali

"Questo modello unico ci permette di riprodurre fedelmente ciò che accade nel cervello umano", spiega Valentina Benfenati (Cnr-Isof). L'obiettivo a lungo termine è duplice: da un lato, potenziare la medicina predittiva per intercettare i segnali di malattie croniche (come Alzheimer o tumori cerebrali) prima che diventino irreversibili; dall'altro, ridurre drasticamente il ricorso alla sperimentazione animale in fase preclinica grazie a modelli in vitro estremamente precisi.

Secondo Chiara Lazzarini, co-autrice dello studio, disporre di un'impronta digitale chimica degli astrociti sani rappresenta un salto di qualità fondamentale per comprendere le alterazioni morfologiche tipiche dei disturbi del neurosviluppo e delle malattie neurodegenerative.

 

Una collaborazione strategica

Il progetto è stato sostenuto da importanti enti internazionali, tra cui l'Air Force Office of Scientific Research (USA) e il Ministero dell'Università e della Ricerca (Italia) tramite i fondi del PNRR. L'iniziativa si inserisce nel quadro della cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Stati Uniti, confermando l'eccellenza della ricerca italiana nel campo delle nanotecnologie e delle neuroscienze.

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