L’ormone che attiva i comportamenti ossessivi generati dalla dipendenza da oppioidi

Università degli studi di Bologna 06 Apr 2022
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I glucocorticoidi, una classe di ormoni steroidei, giocano un ruolo fondamentale nell’alterare le funzioni cerebrali e rafforzare il bisogno compulsivo di queste sostanze. Ma la somministrazione di mifepristone – uno steroide sintetico antagonista – è in grado di contrastarne gli effetti Bologna, 4 aprile 2022 - In uno studio pubblicato su Molecular Psychiatry, rivista del gruppo Nature, un gruppo di ricerca internazionale ha indagato le origini neurobiologiche alla base dei comportamenti ossessivi e degli stati emotivi alterati che colpiscono chi è affetto da dipendenza da oppioidi. La nuova ricerca ha permesso di dimostrare che a giocare un ruolo fondamentale in questo senso sono i geni responsabili della sintesi di una classe di ormoni steroidei noti come “glucocorticoidi”. A partire da questo elemento, i ricercatori hanno inoltre messo in evidenza che la somministrazione di “mifepristone”, uno steroide sintetico, può essere utile per ridurre gli effetti della dipendenza.

“In questo lavoro abbiamo sviluppato una serie di algoritmi per analizzare il trascrittoma, ovvero la collezione di RNA messaggeri – gli mRNA – presente nelle cellule di individui affetti da dipendenza da oppioidi”, spiega Federico Giorgi, professore al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “I dati ottenuti mostrano che i geni per la sintesi dei glucocorticoidi sono fondamentali per l’attivazione dei circuiti neurali alla base degli stati di ansia e di stress collegati a questa dipendenza”. L’abuso e la dipendenza da oppioidi è un’emergenza pubblica in molte parti del mondo, a partire dagli Stati Uniti, dove ogni anno si registrano decine di migliaia di morti per overdose. Comprendere i meccanismi che collegano la dipendenza da queste sostanze ad alterazioni dell’umore, stati emotivi negativi ed elevati livelli di stress è quindi fondamentale per cercare di ridurne l’impatto.

Con questo obiettivo, il gruppo di ricerca internazionale autore dello studio – coordinato da studiosi del National Institute on Drug Abuse Intramural Research Program di Baltimora (Stati Uniti) – è riuscito a dimostrare che l’attivazione dei geni che regolano l’espressione dei glucocorticoidi altera le funzioni cerebrali e contribuisce a rafforzare il bisogno compulsivo di oppioidi. Insieme a questa novità, i ricercatori hanno però mostrato anche che la somministrazione di una sostanza antagonista come lo steroide sintetico mifepristone è in grado di contrastare l’emergere di comportamenti legati alla dipendenza da oppioidi. “Il mifepristone è un farmaco oggi già in uso per il trattamento dell’iperglicemia associata alla sindrome di Cushing ed ha inoltre mostrato risultati promettenti in pazienti affetti da depressione psicotica”, dice ancora Giorgi.

“Il suo utilizzo combinato con programmi di supporto psicologico potrebbe quindi rappresentare una strategia rapida ed efficace per il trattamento della dipendenza da oppioidi, in particolare per gli individui che fanno uso di queste sostanze per la gestione del dolore cronico e dello stress”. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry con il titolo “Corticosteroid sensitization drives opioid addiction”. Per l’Università di Bologna hanno partecipato Daniele Mercatelli e Federico Giorgi del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie.

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