Alla fine, potrebbe essere l’ambiente a guadagnarci di più dalla crisi mondiale. Le attività produttive all’insegna del risparmio energetico sembrano, infatti, essere la chiave per uscire dalla stagnazione. Salvando in un colpo solo sia l’economia, sia le risorse del pianeta.
Sulla scia del “new deal verde” di Barack Obama, che a pochi giorni dall’insediamento alla Casa Bianca ha varato un piano per la produzione di automobili pulite che dovrebbe far risparmiare agli Stati Uniti almeno due miliardi di dollari l’anno, anche il nostro ministro dell’Istruzione. dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini ha annunciato la volontà di investire sulle tecnologie per la lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici, promuovendo così la ripresa del paese. “Al G8 della scienza punterò molto sullo spazio e sulla green technology”, ha detto il ministro Gelmini, durante la recente visita all’ESRIN, il centro di ricerca dell’ESA di Frascati (Roma) dedicato alle attività di osservazione della Terra. Il vertice che a fine giugno vedrà riuniti a Milano scienziati, politici e rappresentanti delle principali potenze della Terra, ruoterà quindi intorno alle attività spaziali e alle tecnologie verdi, in perfetto accordo con la linea sposata lo scorso novembre alla ministeriale dell'ESA, del quale la Gelmini ha assunto la presidenza per il triennio 2009-2011.

Il mercato dei satelliti di osservazione della Terra è in pieno boom. Le previsioni degli esperti di settore

La crisi? Nello spazio non si sente, almeno a giudicare dall’andamento del mercato dei satelliti di osservazione della Terra. Con un fatturato mondiale che nel 2009 ha raggiunto il miliardo di dollari e si stima possa quadruplicare nel giro di pochi anni, il settore va a gonfie vele e si sta affermando come una delle principali leve per rilanciare la crescita economica globale dopo la fase di recessione. A snocciolare dati e previsioni è Euroconsult, azienda specializzata in analisi di mercato nel settore dei servizi satellitari che ha presentato il rapporto “Satellite-Based Earth Observation, Market Prospects to 2018” in apertura del convegno sul mercato mondiale dei satelliti in corso a Parigi dal 7 al 10 settembre.

Il 4 ottobre 1957 un oggetto di produzione terrestre orbitava per la prima volta al di fuori dell’atmosfera del pianeta Terra, dodici anni dopo,il 20 luglio del 1969, un uomo, George Armstrong, posava per primo il piede su un corpo celeste che non fosse il pianeta che aveva dato i natali al genere umano, la Luna. Due momenti fondamentali di un’era che oggi è denominata l’era spaziale.

E’ stato un lancio spettacolare a dare l’inizio alla nuova missione del modulo Leonardo, il capostipite della flotta di moduli logistici realizzati per l’Agenzia Spaziale Italiana da Thales Alenia Space, a bordo dello shuttle Endeavour.
Mentre la partenza dello shuttle è avvenuta con successo venerdì alle 19.55 locali (ore 1.55 italiane) dal Kennedy Space Centre di Cape Canaveral, in Florida, l’arrivo del modulo alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stato invece registrato nel quarto giorno di viaggio.

La difficoltà di realizzare insediamenti permanenti o missioni prolungate non e' solo relativa alla soluzione dei quesiti posti dagli eventuali limiti fisiologici, ma anche alla definizione dell'ambiente e dei sistemi necessari all'uomo per lavorare efficacemente. Tale lavoro può essere svolto a livello individuale o come parte di un’equipe capace in cui si deve mantenere un equilibrio psicologico nelle condizioni espresse dal volo spaziale.
Questo ambiente presenta caratteristiche inusuali che possono influenzare e modellare una nuova cultura. I voli spaziali richiedono, infatti, una separazione dall'ambiente sociale abituale, un confinamento entro spazi ristretti, la ripetitività delle attività quotidiane, la perdita della privacy e un numero limitato di compagni di lavoro. Per quanto potremmo modificare l'ambiente a seconda dei nostri desideri, lo spazio inevitabilmente porterà con sé caratteristiche peculiari che daranno comunque luogo a microsocietà diverse da quelle terrestri.

Sono trascorsi 121 mesi dal venti novembre del 1998 con il quale si dava il via alla realizzazione della più grande impresa spaziale che il genere umano avesse intrapreso, la costruzione di una stazione orbitante capace di ospitare stabilmente sei astronauti e che univa in tale impresa le due superpotenze spaziali, USA e URSS (o meglio ex URSS) oltre a altri undici paesi più l'Europa nei paesi componenti l'Agenzia Spaziale Europea.

 

Nella seduta del 18 luglio il Consiglio dei Ministri ha avviato la procedura di commissariamento dell'Agenzia Spaziale Italiana, indicando nel coordinatore delle attività spaziali, Enrico Saggese, il futuro commissario e nel prof. Piero Benvenuti, già membro del Consiglio d'Amministrazione dell'ASI.

Pubblicata la prima sintesi del Rapporto Augustine, che dovrà guidare le scelte di Obama sui programmi di volo umano

Così com’è, “il programma di esplorazione spaziale umana americano è insostenibile. Persegue obiettivi che non coincidono con le risorse allocate”. Inizia con una dura premessa il documento che la Commissione Augustine – nominata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama – ha elaborato negli ultimi mesi per ridefinire i piani di volo umano della NASA. Il rapporto, di cui al momento è stata pubblicata solo una sintesi alla quale seguirà a breve un corposo approfondimento, indica chiaramente che solo un aumento dei fondi può consentire alla NASA di proseguire il suo programma di voli umani. L’attuale budget della NASA, pari a 18,7 miliardi di dollari annui, dovrebbe crescere di altri 3 miliardi perché si possano considerare “sensate” le future missioni che porteranno gli astronauti a stelle e strisce verso la Luna o verso altre destinazioni più lontane. Altrimenti la NASA resterà confinata in orbita LEO (Low Earth Orbit, fino a un massimo di 2000 km di quota) almeno fino al 2030. Sulla base delle indicazioni del rapporto, trasmesso alla Casa Bianca, il presidente Obama è chiamato a decidere entro ottobre come e dove destinare i finanziamenti delle future attività spaziali.

Si è da poco compiuto il quarantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Un evento epocale per l’umanità che ha segnato un nuovo traguardo raggiunto nel cammino della conoscenza.  Il 20 luglio del 1969, quando Neil Armstrong ha lasciato la prima impronta umana sul suolo lunare, non è stata solo la vittoria degli Stati Uniti sulla rivale Russia per la corsa allo spazio, ma ha rappresentato l’ affermazione dell’uomo nella sua infinita ricerca di esplorazione e conquista di nuovi territori, aprendo la strada nell’immaginario collettivo a una nuova era di pionieri spaziali. L’esigenza di superare i propri limiti e il gusto della scoperta sono insite nel DNA degli esseri umani e ormai da tempo gli Stati Uniti, l’Europa e la Cina  pensano  a nuove missioni sul nostro satellite e alla più grande delle sfide, la prima missione umana verso il pianeta rosso.

La possibilità di colonizzare nuovi mondi è un sogno che da sempre affascina l’essere umano.
Dopo aver esplorato la gran parte del nostro Pianeta, la voglia di confrontarci con l’ignoto è sempre presente nell’animo umano. La NASA come l’ESA e l’Agenzia Spaziale Italiana, si sono posti ambiziosi obiettivi per la colonizzazione della Luna e di Marte. Ma oltre i limiti tecnologici, parzialmente superabili, quali sono i limiti fisiologici a cui va incontro l’essere umano in un viaggio spaziale e ad un successivo tentativo di abitare un nuovo pianeta?
Per l’Agenzia Spaziale Italiana, il dott. Vittorio Cotronei è il responsabile dell’Unità Medicina e Biotecnologie.

 

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