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Articolo pubblicato il 17-12-2005
di Roberto A. Pantaleoni,
Istituto per lo Studio degli Ecosistemi
sede di Sassari
Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISE-CNR)
c/o sezione di Entomologia agraria
Dipartimento di Protezione delle Piante
Università degli Studi
Sassari SS
Numero 23 - Anno 3 17 Dicembre 2005
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Nuovi Insetti di Sardegna
Premessa
La Sardegna si staccò circa 28 milioni di anni fa dalla penisola iberica. Da allora, con un movimento a pendolo, si sta lentamente ma inesorabilmente avvicinando alla penisola italiana.
Come un'enorme zattera, in questo suo lungo percorso, la Sardegna ha traghettato una fauna primigenia originaria dell'Iberia. Di essa oggi rimangono solo pochi elementi che hanno resistito alle numerose vicissitudini climatiche ed alle almeno tre invasioni di specie "continentali" che in ondate successive sono giunte sull'Isola durante alcuni brevi periodi (geologicamente parlando) di connessione ad altre terre e, recentemente, grazie all'azione dell'uomo.
I veri "antichi abitanti" della Sardegna vanno cercati tra qualche anfibio, molti insetti ed una miriade di invertebrati relegati in ambienti remoti, ma immutabili e sicuri, come le grotte, le acque di falda, o gli strati inferiori del suolo. I grandi animali, considerati un simbolo dell'Isola, sono in realtà degli arrivati dell'ultim'ora (come il cervo sardo) od addirittura dell'ultimo minuto, introdotti dall'uomo (come probabilmente il muflone).
Purtroppo le conoscenze in nostro possesso e le ricerche in atto sugli invertebrati terrestri e d'acqua dolce della Sardegna sono estremamente scarse. Non esistono programmi organici di indagine. Non esiste una solida struttura pubblica per la conservazione dei materiali naturalistici sardi. I pochi ricercatori degli enti di ricerca sardi che si occupano di studi faunistici operano in assoluta scarsità di fondi. I progetti sulla biodiversità dimenticano la prima fonte di diversità animale (insetti ed altri invertebrati) per occuparsi per lo più delle varietà delle specie vegetali coltivate, di diversità genetica e di altri aspetti biotecnologici.
Ciononostante le scoperte si susseguono. Decine di specie di insetti sconosciute alla scienza sono state trovate e descritte nell'ultimo decennio fornendo un importante contributo alla conoscenza della biogeografia del Mediterraneo occidentale.
Fra gli enti più attivi in questo settore vi è l'Istituto per lo Studio degli Ecosistemi, con la propria sede di Sassari, che sta lavorando su due temi principali di ricerca: l'artropodofauna delle piccole isole circumsarde, i Neurotteri della Sardegna.
Entomofauna delle piccole isole circumsarde
Gli studi sulle piccole isole sono iniziati da poco e si sono incentrati finora sull'Asinara (Sardegna nord-occidentale). Una check-list degli insetti di questa Isola, oggi Parco Nazionale, è in corso di pubblicazione. Studi sulla biodiversità degli artropodi delle spiagge sono stati compiuti, in collaborazione con l'Ente Parco. Sono in progetto studi su ragni, formiche e neurotteri.
Neurotteri della Sardegna
I Neurotteri sono insetti appartenenti a tre ordini: Megaloptera, Raphidioptera, Neuroptera (s.str. o Planipennia) [dei quali i primi due presenti in Sardegna]. Si tratta di gruppi con un numero di specie limitato ma di grande interesse applicativo e naturalistico. Alcune famiglie infatti (Inocelliidae, Coniopterigidae, Hemerobiidae, Chrysopidae) sono importanti predatori di insetti dannosi all'agricoltura. Altre presentano adattamenti biologici, cicli vitali, comportamenti etologici e situazioni biogeografiche paradigmatiche e peculiari.
Gli studi su questo gruppo in Sardegna hanno profonde radici storiche. I primi dati furono pubblicati addirittura nel 1842 da un entomologo francese (M. P. Rambur) che ricevette in studio gli esemplari raccolti dal piemontese Giuseppe Gené, uno dei primi esploratori del neonato Regno di Sardegna. La Sardegna fu poi percorsa, in cinque spedizioni tra il 1881 ed il 1885, da uno dei più grandi zoologi italiani dell'800, il napoletano Achille Costa che raccolse e studiò anche i nostri insetti.
Isola dell'Asinara (Sardegna nord-occidentale), veduta sud da Punta della Scomunica.
Subilla principiae Pantaleoni, U. Aspöck, Cao, H. Aspöck 2005, nuova specie di Fonni (Barbagia).
Da allora però, a parte una rapida visita di Maria Matilde Principe (somma neurotterologa bolognese) intorno al 1950, si dovette aspettare più di un secolo per vedere ancora all'opera uno studioso di Neurotteri che, immeritatamente, è in questo caso il sottoscritto. Sia pur con intensità altalenante i Neurotteri di Sardegna sono stati indagati per una decina d'anni tra il 1992 ed il 2002.
Nel 2003 è iniziata una collaborazione scientifica con i due maggiori esperti viventi di Neurotteri, i coniugi Ulrike ed Horst Aspöck di Vienna, con campagne annuali di ricerca in campo. I risultati non si sono fatti attendere, numerose novità sono state confermate o scoperte, una prima, straordinaria, specie nuova di Rafidiottero (vedi foto) è stata descritta e dedicata alla Professoressa Maria Matilde Principi, sopra citata.
Nel 2005 la campagna annuale è stata dedicata alla ricerca di un Neurottero appartenente ad un genere, Ascalaphus, nuovo per l'Europa e finora noto solo dell'Africa e dell'Asia meridionale. Si era sulle tracce dell'insetto grazie ad alcuni indizi raccolti negli ultimi dieci anni. Ed ancora una volta la Sardegna si è dimostrata uno scrigno di ricchezze naturali. Anche alla fine d'agosto, tra i lettini e gli ombrelloni delle splendide spiagge dell'isola, con i turisti vocianti ed un po' arrostiti, gli scienziati riescono a scoprire nuove rarità. Il ritrovamento è infatti avvenuto nel comune di Sant'Anna Arresi (Cagliari) e precisamente nel retroduna dell'area di Porto Pino.
L'Ascalaphus è passato sempre inosservato perché vola solo un paio di ore al giorno al momento del crepuscolo. Si tratta comunque di specie rara e poco frequente, sono stati raccolti infatti, nonostante un notevole sforzo di "caccia", solo nove esemplari. La sua biologia è in corso di studio a Sassari, dove il team dell'ISE è già riuscito ad ottenere le uova da alcune femmine e sta allevando con successo le larve.
A Vienna invece Horst ed Ulrike Aspöck stanno cercando di capire se si tratta di una specie assolutamente nuova oppure di una specie già nota vivente in Africa. Se fosse vera quest'ultima ipotesi si dovrà anche chiarire se l'Ascalaphus vive da sempre in Sardegna o se vi si sia insediato solo negli ultimi anni, magari in seguito al cambiamento climatico globale in atto.
Ascalaphus sp., Porto Pino (Sardegna meriodionale): femmina (in natura) a sinistra, maschio (in laboratorio) a destra.
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Autore: di Roberto A. Pantaleoni,
Istituto per lo Studio degli Ecosistemi
sede di Sassari
Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISE-CNR)
c/o sezione di Entomologia agraria
Dipartimento di Protezione delle Piante
Università degli Studi
Sassari SS
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