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Articolo pubblicato il 19-04-2006
Filippo Di Sacco
Numero 27 - Anno 3
19 Aprile 2006
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La terapia elettroconvulsivante
La terapia elettroconvulsivante (TEC), detta anche elettroshock, è una tecnica terapeutica
basata sull'induzione di convulsioni nel paziente attraverso la somministrazione di una corrente
elettrica che passa nel cervello. L' effettiva efficacia di questa tecnica è molto dibattuta
tuttavia diversi pazienti presentano miglioramenti in seguito al trattamento.
L’ opinione pubblica ha ancora un’immagine negativa della TEC a causa di ciò che è
stato narrato nei libri o sul grande schermo (‘Qualcuno volò sul nido del cuculo) ed
anche per il suo uso ed abuso come strumento di repressione. La terapia elettroconvulsivante
nacque ad opera di Ugo Cerletti neurologo italiano degli anni '30 che in seguito ad alcuni
esperimenti sui maiali cercò di applicare questa tecnica a pazienti difficilmente gestibili;
in particolare venne usata come trattamento per la schizofrenia.
Alle origini la terapia veniva praticata su pazienti svegli e coscienti. I pazienti perdevano
coscienza durate la seduta e subivano violente contrazioni muscolari incontrollate,
a volte causa di fratture ossee (specialmente vertebrali) e strappi o stiramenti muscolari.
La pratica terrorizzava i pazienti, così che venne impiegata anche come mezzo di punizione e
di sedazione per i più ribelli (talvolta sani ma ritenuti ‘socialmente deviati’).
Con il miglioramento farmacologico delle terapie per le malattie mentali, nella seconda metà del
XX secolo l’uso della TEC si è stato ridotto notevolmente: oggi viene effettuata in anestesia
generale con rilassamento muscolare completo per il trattamento di casi in cui si è dimostrata
efficace.
L’ indicazione principale è la depressione grave, in particolare nelle forme psicotiche.
Può essere impiegata anche in casi di depressione grave resistente alla terapia farmacologica
e/o alla psicoterapia oppure nei casi in cui queste terapie siano inapplicabili o se il tempo a
disposizione risulta limitato (tendenze suicide).
Altre indicazioni specifiche si hanno quando la depressione è associata a malattie o
gravidanza, casi in cui gli antidepressivi possono essere rischiosi per la madre o per il
feto: qui è importantissima la valutazione rischi/benefici.
Abbiamo poi casi in cui la TEC è usata nel trattamento delle fasi maniacali del disturbo
bipolare e in forme non comuni di catatonia.
La somministrazione della TEC deve avvenire
in condizioni controllate e deve essere fatta da personale specializzato,dopo avere ottenuto
il consenso informato scritto del paziente dopo che questi sia venuto a conoscenza di tutte
le possibili alternative terapeutiche e dei rischi e benefici ai quali statisticamente va
incontro.
Tuttavia esistono casi in cui la validità del consenso informato è dubbia a causa dello
stato mentale del paziente, questi casi impongono gravi problemi decisionali, poiché entrano
tra loro in contrasto la salute del paziente, la sua capacità decisionale, la responsabilità
del medico e la relazione medico-paziente.
L'applicazione dello shock deve avvenire su paziente reso incosciente attraverso l’uso di
anestetici e trattato con rilassanti muscolari (curari) al fine di controllare le contrazioni
muscolari.
Per indurre le convulsioni viene fatta passare una corrente elettrica costante
nel cervello attraverso due elettrodi applicati sulla testa previa apposizione
di un gel, una pasta o una soluzione salina così da evitare bruciature della pelle.
Un tempo gli elettrodi venivano collocati sulle tempie, oggi si preferisce l'applicazione
monolaterale sull’'emisfero cerebrale non dominante, di solito a destra (TEC monolaterale)
per evitare il passaggio della corrente attraverso le aree della memoria e dell'apprendimento.
Poiché nelle moderne apparecchiature viene somministrata una corrente costante, la tensione
varia fino a un massimo che tipicamente è di 450 volt, ma solitamente si colloca a valori
di circa la metà.
Spesso le macchine sono programmabili in joule, in modo tale che il terapista possa
somministrare la minima energia possibile, riducendo la durata dello shock.
Le convulsioni vengono registrate attraverso un monitoraggio elettroencefalografico.
Terminate le convulsioni si ha un periodo di tempo durante il quale l'attività corticale
è sospesa e il tracciato elettroencefalografico è piatto.
Alcuni oppositori della TEC affermano che questa fase equivalga alla morte cerebrale e
sia causa di danno cellulare, anche se non esistono prove che giustifichino queste
affermazioni.
C’è stato anche chi ha paragonato la TEC ed il suo meccanismo terapeutico al reset dei computer.
Il ciclo terapeutico comprende da sei a dodici trattamenti somministrati al ritmo di due o
tre volte a settimana.
Secondo studi le sedute devono essere separate da almeno un giorno.
Il meccanismo di azione non è conosciuto, ma è stato dimostrato che la ripetuta applicazione
del trattamento influisce su diversi neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale in
particolare sembra sensibilizzare due sottotipi di recettori per la serotonina (5-HT),
aumentandone la trasmissione del segnale ed inoltre riduce l'efficacia della norepinefrina
e della dopamina inibendo gli auto-recettori nel locus coeruleus e nella substantia nigra
causando così il rilassamento di molti pazienti.
I rischi maggiori presentati dalla TEC sono quelli dovuti all'anestesia generale:
non ci sono altri gravi rischi che ne precludano l'uso.
I principali collaterali, confusione e perdita della memoria retrograda ed anterograda,
scompaiono generalmente dopo circa un'ora dal risveglio anche se alcuni studi di
neuropsicopatologia hanno mostrato un ritorno alla normalità delle capacità di
memorizzazione ed apprendimento dopo diversi mesi, sebbene l'entità del danno alla
memoria ed il recupero sia molto variabile da individuo ad individuo.
I timori che la TEC possa indurre danni cerebrali strutturali non sono supportati
da decenni di ricerche sia su umani che su animali.
Al contrario altri studi suggeriscono che il trattamento a lungo termine protegga
il cervello dagli effetti dannosi della depressione.
La TEC infatti incrementerebbe l'espressione di fattori neurotrofici cerebrali
nel sistema limbico, stimolando la crescita e proteggendo i neuroni
dall'atrofizzazione indotta dalla depressione.
Un effetto indesiderato minore è
il dolore muscolare sofferto al risveglio a causa dei rilassanti muscolari.
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Autore: Filippo Di Sacco
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