"Chi è profeta, diceva McLuhan sa che le uniche previsioni valide possono riguardare solo quello che è
già successo. Inutile spingersi oltre. Le nuove tecnologie ci hanno proiettato in una sorta di "presente
esteso", in cui spazio e tempo sono dilatati. Un universo caratterizzato da una creatività fluttuante,
alimentata dalle reti iperconnesse.
La dimensione digitale ci fa sperimentare una "sensorialità secondaria"
condivisibile dentro un immaginario oggettivo, che è quello delle tante intelligenze connesse in rete.
Second Life il grande fenomeno del nostro tempo che coinvolge sette milioni di persone non è che
l' esempio più eclatante dell'immaginario oggettivo che si esternalizza, dando forma ad un corpo
elettronico immateriale che va dalla terra al satellite e che presenta una varietà di strutture percettive,
sensoriali e cognitive".
Abbiamo chiesto, a quello che è considerato il più grande allievo di McLuhan,
di approfondire per Technolgy Review i molteplici ambiti di una rivoluzione, come quella di Internet, di
cui probabilmente non abbiamo ancora compreso appieno tutte le straordinarie potenzialità.
Prof. De Kerckhove Lei sostiene che viviamo in un "presente esteso" che impone a tutti noi un
momento di maturazione psico-tecnologica. Può spiegare questa affermazione in una realtà che vede
la cavalcata inarrestabile sia verticale che orizzontale del web e la totale convergenza di Internet,
tv, cellulare ?
Vuol dire che il futuro è già qui, ma che non tutti siamo in grado di seguire i ritmi del progresso.
Il mondo è globale, lo sappiamo, ma non tutti siamo globali allo stesso livello. Dobbiamo essere
consapevoli che è difficile prevedere l'evoluzione delle tecnologie soprattutto quando, come nel caso
di Internet, sono legate a doppio filo allo sviluppo della società.
I cambiamenti apportati dalla rivoluzione digitale toccano tre dimensioni fondamentali dell'essere:
la dimensione fisica, etica e cognitiva. Non è possibile distinguere le scienze cognitive, l'estetica
e la teoria dell'informazione se si vogliono comprendere il proliferare dei Blog o il successo di
Second Life. Con la diffusione della superconnettività è accaduto che a livello fisico dobbiamo
fare i conti la numerizzazione dei processi di comunicazione, che impone un approccio nuovo e per
molti aspetti sconosciuto. Dobbiamo renderci conto che la dimensione cognitiva dell'essere digitale
è essenziale per comprendere il salto di paradigma dalla società industriale alla società
dell'informazione.
Eppure su questo aspetto alcune importanti voci "fuori dal coro" hanno fatto notizia. Il grande teorico
della "società liquida" Zygmunt Bauman sostiene che Internet è una "una via di fuga dalle difficoltà della
vita reale e stigmatizza i blog, la cui unica funzione è quella di consentire agli utenti di celebrare
se stessi e i loro interessi, come avviene con la tv". Cosa pensa al riguardo?
Mi verrebbe voglia di tornare alla "dotta ignoranza" di Socrate di fronte a questa posizione,
così sorprendentemente critica, che per me è contro intuitiva. Credo, considerando la grande
competenza del grande sociologo polacco, che si tratti di una provocazione utile comunque a chiarire
un passaggio importante della mia analisi.
Se non teniamo conto della differenza che esiste tra un incontro su skype, un dialogo telefonico, o
un rapporto su second life, allora rischiamo di non comprendere l'innovazione tecnologica in tutte le
sue implicazioni. Ogni livello di interazione ha un impatto sul modo di relazionarsi e sulla costruzione
dell'identità individuale e collettiva. Navigando su Second Life espletiamo un'attività secondaria che non
sostituisce la prima, cioè la vita reale, ma che presuppone una reazione psichica che ha delle conseguenze
sul nostro corpo.
La tele-sensorialità, la tele-visione, la tele-presenza, il mondo delle tele-conessioni trascina il soggetto in
un "universo ridotto", in un "piccolo teatro" che rispecchia il nostro pensiero.
Mi consenta una provocazione: nella dimensione della rete è meglio avere teste vuote ma connesse,
che non una testa piena ma isolata. Montaigne lo aveva intuito quando diceva di preferire "una testa
ben fatta" ad una testa ben piena".
Second Life "teatro ridotto" dell'esistenza
Cosa sta avvenendo nell'immaginario dell'uomo tecnologico che sperimenta i sentieri accattivanti della conoscenza nel
mondo virtuale? Ci spiega questo accostamento?
Viene in mente un'analogia con il Don Chisciotte.
Il Cervantes, infatti, con la sua potente fantasia interiorizzava il virtuale, in Internet
avviene un processo inverso: l'uomo tecnologico esteriorizza l'immaginario. Nello sviluppo
narrativo la prospettiva tende a proiettarti fuori dal teatro e dallo spettacolo, in Second Life
il virtuale si realizza, ci mette dentro lo spettacolo, facendoci avvertire le cose con un intervallo
variabile.
L'uso degli schermi ha cancellato la carta, esportando all'esterno le nostre proprietà mentali e il nostro immaginario.
Second Life non è altro che un teatro ridotto della nostra esistenza, che presenta una varietà di
strutture e una molteplicità di linguaggi e di grammatiche, che hanno la capacità di produrre senso.
Chi studia i fenomeni della rete sostiene che i "TAG" sono l'anima di Internet. Può spiegare di che cosa si tratta?
Il Tag è il modo di far circolare parole, suoni, informazioni che hanno ciascuno un indirizzo e un ordine di assemblaggio.
Le informazioni che hanno una TAG sono condivise da tutto il pianeta, possono separarsi e poi ritrovarsi
in un istante dove è richiesto. L'intelligenza del TAG è una manifestazione della potenziale
interconnettività globale. I pacchetti di informazione formano un unico corpo elettronico che assimila
tutti. Esiste certo un pericolo: se ciascun soggetto ha accesso al mondo intero, è vero anche l'inverso:
il mondo intero può entrare nella sfera della nostra intimità, violando la nostra privacy.
Il terrorismo è una forma di inquinamento accelerato
"Vivere su Second Life - si legge nel suo saggio Dalla democrazia alla ciberdemocrazia - vuole dire vivere immersi
in un mondo omeopatico, che ci obbliga a potenziare le nostre attitudini per vincere la malattia".
Quali strumenti abbiamo per governare la complessità crescente e i tanti conflitti che mettono a
rischio la convivenza?
A livello globale la problematica più forte non sarà tanto determinata dalle disquisizioni di geopolitica e dalla
ricerca di sofisticati equilibri, quanto dal nostro rapporto con l'ambiente che ci circonda.
Sarà questo il tema sensibile, il più pertinente e il più sentito dall'opinione pubblica a tutte le
latitudini.
Si apre il fronte di un lavoro che investe ciascuno di noi, perché costituirà l'agenda principale, che impegnerà
i governi. Al sentimento della "vergogna" che caratterizzava la responsabilità che il soggetto
avvertiva di fronte al suo clan, cioè alla famiglia, si è sovrapposto il senso di responsabilità
che percepiamo rispetto a noi stessi, che chiamiamo senso del dovere.
La terza dimensione dell'etica, che si impone nella tecno- politica, è ormai dettata dal sentimento
di colpevolezza verso l'ambiente, che non sappiamo rispettare. Mi spingerei più oltre sostenendo
che persino il terrorismo, che è la più grande paura della nostra epoca, è una forma di inquinamento
accelerato. La guerra naturale che viene combattuta oggi è, infatti, una guerra soprattutto emotiva,
che ha una radice psicologica.
La macchina del virtuale sta profondamente cambiando le regole del business e il modo di fare
giornalismo. Con quali conseguenze?
Si è avverata l'intuizione di Alvin Toffler, con il passaggio dall'utente al prosumer, che significa che le
aziende dovranno misurarsi con un cliente che è anche produttore, perché incide sulle scelte e sulla
confezione del prodotto informativo. Il parametro di riferimento per le strategie e gli investimenti
non sono più i grandi mercati di massa (tv, Pc, cellulare) ma la possibilità di interagire con una
amplissima diversità di pubblici.
E' la teoria della lunga coda, perché nella interconnessione l'estensione del target è teoricamente
infinita. Il vero mercato è dunque costituito da una "massa di nicchie". Se pensiamo a quello che
accade su You Tube in cui la persona è diventata notizia ci rendiamo conto di come sta cambiando
l'industria del giornalismo e quella dei contenuti, con tutte le problematiche che ne derivano:
dal copyright, all'open access, all'autorevolezza delle fonti, messa spesso in discussione.
La grammatica della notizia nel contesto multimediale ha cambiato profilo.
Una grande agenzia come la Reuters lo ha percepito,
e non a caso ha deciso di acquisire uno spazio su Second Life.
Le nuove tecnologie possono migliorare la partecipazione dei cittadini e quindi la vita democratica?
Porsi il problema di redigere una Costituzione per Internet, argomento dell'ultimo Internet
Governance Forum di Atene, ha senso?
La domanda è complessa. Sono combattuto più che mai, perché costretto tra due estremi.
Il web semantico che è intriso di regole è il TAG, fatto di libertà e di contributi spontanei.
Credo soprattutto che sia necessaria la difesa della struttura di Internet, dell'architettura e
degli standard, mentre ritengo che si debba lasciare ciascun paese autonomo nell'applicazione del
diritto, che deve punire i casi di pornografia, privacy, contraffazione, manipolazione finanziaria,
spionaggio.
Mettere regole al cuore del sistema può significare inquinarlo con una visione unica, eurocentrica
e prevaricatrice, che sarebbe comunque ingiusta. La rete deve essere aperta a tutte le risposta
a tutte le sollecitazioni, a tutte le domande che rispondano alle regole del linguaggio delle macchine.
Non deve alimentare culture dominanti, ma essere permeabile rispetto al mondo esterno.
In sintesi sostengo standar rigidi, ma libertà nei contenuti. Internet in the end, la teoria di Manuel
Castells, trova riscontro nella constatazione che nella rete non si trovano ostacoli, perché si tende
alla egualitarizzazione di tutti i rapporti umani. Questo mi sembra, almeno in linea di principio,
profondamente democratico.