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Immersi nelle tecnologie in un mondo omeopatico




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In data 10.12.07
Massimiliano Cannata

Anno 4
Edizione Novembre 2007





Immersi nelle tecnologie in un mondo omeopatico parla Derrick de Kerckhove

"Chi è profeta, diceva McLuhan sa che le uniche previsioni valide possono riguardare solo quello che è già successo. Inutile spingersi oltre. Le nuove tecnologie ci hanno proiettato in una sorta di "presente esteso", in cui spazio e tempo sono dilatati. Un universo caratterizzato da una creatività fluttuante, alimentata dalle reti iperconnesse.

La dimensione digitale ci fa sperimentare una "sensorialità secondaria" condivisibile dentro un immaginario oggettivo, che è quello delle tante intelligenze connesse in rete. Second Life il grande fenomeno del nostro tempo che coinvolge sette milioni di persone non è che l' esempio più eclatante dell'immaginario oggettivo che si esternalizza, dando forma ad un corpo elettronico immateriale che va dalla terra al satellite e che presenta una varietà di strutture percettive, sensoriali e cognitive".

Abbiamo chiesto, a quello che è considerato il più grande allievo di McLuhan, di approfondire per Technolgy Review i molteplici ambiti di una rivoluzione, come quella di Internet, di cui probabilmente non abbiamo ancora compreso appieno tutte le straordinarie potenzialità.

Prof. De Kerckhove Lei sostiene che viviamo in un "presente esteso" che impone a tutti noi un momento di maturazione psico-tecnologica. Può spiegare questa affermazione in una realtà che vede la cavalcata inarrestabile sia verticale che orizzontale del web e la totale convergenza di Internet, tv, cellulare ?

Vuol dire che il futuro è già qui, ma che non tutti siamo in grado di seguire i ritmi del progresso. Il mondo è globale, lo sappiamo, ma non tutti siamo globali allo stesso livello. Dobbiamo essere consapevoli che è difficile prevedere l'evoluzione delle tecnologie soprattutto quando, come nel caso di Internet, sono legate a doppio filo allo sviluppo della società.

I cambiamenti apportati dalla rivoluzione digitale toccano tre dimensioni fondamentali dell'essere: la dimensione fisica, etica e cognitiva. Non è possibile distinguere le scienze cognitive, l'estetica e la teoria dell'informazione se si vogliono comprendere il proliferare dei Blog o il successo di Second Life. Con la diffusione della superconnettività è accaduto che a livello fisico dobbiamo fare i conti la numerizzazione dei processi di comunicazione, che impone un approccio nuovo e per molti aspetti sconosciuto. Dobbiamo renderci conto che la dimensione cognitiva dell'essere digitale è essenziale per comprendere il salto di paradigma dalla società industriale alla società dell'informazione.

Eppure su questo aspetto alcune importanti voci "fuori dal coro" hanno fatto notizia. Il grande teorico della "società liquida" Zygmunt Bauman sostiene che Internet è una "una via di fuga dalle difficoltà della vita reale e stigmatizza i blog, la cui unica funzione è quella di consentire agli utenti di celebrare se stessi e i loro interessi, come avviene con la tv". Cosa pensa al riguardo?

Mi verrebbe voglia di tornare alla "dotta ignoranza" di Socrate di fronte a questa posizione, così sorprendentemente critica, che per me è contro intuitiva. Credo, considerando la grande competenza del grande sociologo polacco, che si tratti di una provocazione utile comunque a chiarire un passaggio importante della mia analisi.

Se non teniamo conto della differenza che esiste tra un incontro su skype, un dialogo telefonico, o un rapporto su second life, allora rischiamo di non comprendere l'innovazione tecnologica in tutte le sue implicazioni. Ogni livello di interazione ha un impatto sul modo di relazionarsi e sulla costruzione dell'identità individuale e collettiva. Navigando su Second Life espletiamo un'attività secondaria che non sostituisce la prima, cioè la vita reale, ma che presuppone una reazione psichica che ha delle conseguenze sul nostro corpo.

La tele-sensorialità, la tele-visione, la tele-presenza, il mondo delle tele-conessioni trascina il soggetto in un "universo ridotto", in un "piccolo teatro" che rispecchia il nostro pensiero. Mi consenta una provocazione: nella dimensione della rete è meglio avere teste vuote ma connesse, che non una testa piena ma isolata. Montaigne lo aveva intuito quando diceva di preferire "una testa ben fatta" ad una testa ben piena".

Second Life "teatro ridotto" dell'esistenza Cosa sta avvenendo nell'immaginario dell'uomo tecnologico che sperimenta i sentieri accattivanti della conoscenza nel mondo virtuale? Ci spiega questo accostamento?

Viene in mente un'analogia con il Don Chisciotte. Il Cervantes, infatti, con la sua potente fantasia interiorizzava il virtuale, in Internet avviene un processo inverso: l'uomo tecnologico esteriorizza l'immaginario. Nello sviluppo narrativo la prospettiva tende a proiettarti fuori dal teatro e dallo spettacolo, in Second Life il virtuale si realizza, ci mette dentro lo spettacolo, facendoci avvertire le cose con un intervallo variabile.

L'uso degli schermi ha cancellato la carta, esportando all'esterno le nostre proprietà mentali e il nostro immaginario. Second Life non è altro che un teatro ridotto della nostra esistenza, che presenta una varietà di strutture e una molteplicità di linguaggi e di grammatiche, che hanno la capacità di produrre senso.

Chi studia i fenomeni della rete sostiene che i "TAG" sono l'anima di Internet. Può spiegare di che cosa si tratta?

Il Tag è il modo di far circolare parole, suoni, informazioni che hanno ciascuno un indirizzo e un ordine di assemblaggio. Le informazioni che hanno una TAG sono condivise da tutto il pianeta, possono separarsi e poi ritrovarsi in un istante dove è richiesto. L'intelligenza del TAG è una manifestazione della potenziale interconnettività globale. I pacchetti di informazione formano un unico corpo elettronico che assimila tutti. Esiste certo un pericolo: se ciascun soggetto ha accesso al mondo intero, è vero anche l'inverso: il mondo intero può entrare nella sfera della nostra intimità, violando la nostra privacy.

Il terrorismo è una forma di inquinamento accelerato "Vivere su Second Life - si legge nel suo saggio Dalla democrazia alla ciberdemocrazia - vuole dire vivere immersi in un mondo omeopatico, che ci obbliga a potenziare le nostre attitudini per vincere la malattia". Quali strumenti abbiamo per governare la complessità crescente e i tanti conflitti che mettono a rischio la convivenza?

A livello globale la problematica più forte non sarà tanto determinata dalle disquisizioni di geopolitica e dalla ricerca di sofisticati equilibri, quanto dal nostro rapporto con l'ambiente che ci circonda. Sarà questo il tema sensibile, il più pertinente e il più sentito dall'opinione pubblica a tutte le latitudini.

Si apre il fronte di un lavoro che investe ciascuno di noi, perché costituirà l'agenda principale, che impegnerà i governi. Al sentimento della "vergogna" che caratterizzava la responsabilità che il soggetto avvertiva di fronte al suo clan, cioè alla famiglia, si è sovrapposto il senso di responsabilità che percepiamo rispetto a noi stessi, che chiamiamo senso del dovere.

La terza dimensione dell'etica, che si impone nella tecno- politica, è ormai dettata dal sentimento di colpevolezza verso l'ambiente, che non sappiamo rispettare. Mi spingerei più oltre sostenendo che persino il terrorismo, che è la più grande paura della nostra epoca, è una forma di inquinamento accelerato. La guerra naturale che viene combattuta oggi è, infatti, una guerra soprattutto emotiva, che ha una radice psicologica.

La macchina del virtuale sta profondamente cambiando le regole del business e il modo di fare giornalismo. Con quali conseguenze?

Si è avverata l'intuizione di Alvin Toffler, con il passaggio dall'utente al prosumer, che significa che le aziende dovranno misurarsi con un cliente che è anche produttore, perché incide sulle scelte e sulla confezione del prodotto informativo. Il parametro di riferimento per le strategie e gli investimenti non sono più i grandi mercati di massa (tv, Pc, cellulare) ma la possibilità di interagire con una amplissima diversità di pubblici.

E' la teoria della lunga coda, perché nella interconnessione l'estensione del target è teoricamente infinita. Il vero mercato è dunque costituito da una "massa di nicchie". Se pensiamo a quello che accade su You Tube in cui la persona è diventata notizia ci rendiamo conto di come sta cambiando l'industria del giornalismo e quella dei contenuti, con tutte le problematiche che ne derivano: dal copyright, all'open access, all'autorevolezza delle fonti, messa spesso in discussione. La grammatica della notizia nel contesto multimediale ha cambiato profilo.

Una grande agenzia come la Reuters lo ha percepito, e non a caso ha deciso di acquisire uno spazio su Second Life.

Le nuove tecnologie possono migliorare la partecipazione dei cittadini e quindi la vita democratica? Porsi il problema di redigere una Costituzione per Internet, argomento dell'ultimo Internet Governance Forum di Atene, ha senso?

La domanda è complessa. Sono combattuto più che mai, perché costretto tra due estremi. Il web semantico che è intriso di regole è il TAG, fatto di libertà e di contributi spontanei. Credo soprattutto che sia necessaria la difesa della struttura di Internet, dell'architettura e degli standard, mentre ritengo che si debba lasciare ciascun paese autonomo nell'applicazione del diritto, che deve punire i casi di pornografia, privacy, contraffazione, manipolazione finanziaria, spionaggio.

Mettere regole al cuore del sistema può significare inquinarlo con una visione unica, eurocentrica e prevaricatrice, che sarebbe comunque ingiusta. La rete deve essere aperta a tutte le risposta a tutte le sollecitazioni, a tutte le domande che rispondano alle regole del linguaggio delle macchine. Non deve alimentare culture dominanti, ma essere permeabile rispetto al mondo esterno.

In sintesi sostengo standar rigidi, ma libertà nei contenuti. Internet in the end, la teoria di Manuel Castells, trova riscontro nella constatazione che nella rete non si trovano ostacoli, perché si tende alla egualitarizzazione di tutti i rapporti umani. Questo mi sembra, almeno in linea di principio, profondamente democratico.


Autore: Massimiliano Cannata




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