

|

Articolo pubblicato il 17-09-2004
di Guido Donati
Numero 8 - Anno I 17 Settembre 2004
|

|
"L'isola del giorno dopo" alla Biennale di Architettura
La mostra "L'isola del giorno dopo" (The island of the day after) del padiglione israeliano Metamorphosisrael - Back to the Sea " curata da
David Palterer
(scheda),
e Norberto V. Medardi
(scheda)
risponde perfettamente al tema della metamorfosi urbana, del cambiamento architettonico delle nostre città affrontato dalla 9. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia METAMORPH
diretta da Kurt W. Forster (12 settembre - 7 novembre 2004).
Quale città al mondo risponde meglio all'idea della metamorfosi se non Tel Aviv? Nata nel sogno di Teodor Herzl quale città tranquilla dove sviluppare la cultura ebraica e trasformatasi nel tempo in centro di scontri terribili fra culture.
"L'isola del giorno dopo" prende spunto dalla metamorfosi che si è attuata in meno di un secolo sui sedici chilometri di costa mediterranea che oggi ospitano Tel Aviv-Jaffa; originariamente costituita da dune sabbiose e dall'antica città di Jaffa è diventata la seconda città di Israele, super-moderna, laica per eccellenza, aperta e dinamica, un mix di Europa, Stati Uniti e Medio Oriente.
Tel Aviv è da sempre un centro eccezionale per l'architettura e non è nuova agli esperimenti architettonici; già negli anni '30 era l'unica città al mondo costruita interamente in International Style: la Città Bianca. Rigorosamente bianca, di calcestruzzo, con forme semplici e giardini pensili; pensata e progettata da un gruppo di pionieri ebrei tedeschi illuminati ed idealisti, architetti e pianificatori urbani formatisi nella Bauhaus, la prestigiosa scuola di architettura diretta da Walter Gropius a Weimar in Germania. Per salvaguardare questa particolare architettura l'Unesco l'ha inserita nel patrimonio mondiale dell'umanità (World Heritage Sites).
La città ora, anche a causa della mancanza di spazi, sta espandendo i propri interessi verso il mare con l'idea di creare isole artificiali dove potersi sviluppare. David Palterer e Norberto V. Medardi hanno raccolto la sfida proponendo una piattaforma di riferimento per idee e progetti utopici, "ma non troppo" a detta dei curatori, che hanno chiamato in causa i protagonisti del movimento Radical degli anni Sessanta: Andrea Branzi, Gilberto Corretti (co-fondatore di Archizoom), Peter Cook (co-fondatore di Archigram), Coop Himmelb, Adolfo Natalini(co-fondatore di Superstudio), Manfred Ortner e Laurids Ortner (co-fondatore di Haus-Rucker-Co).
Sono stati sviluppati innumerevoli progetti per "la metamorfosi della città di Tel Aviv, ma al contempo la metamorfosi delle utopie ed i suoi ruoli nell'architettura, e non ultima la metamorfosi dell'architetto ed il suo linguaggio" come hanno ribadito i curatori.
E come c'era da aspettarsi è emerso un approccio straordinario libero da vincoli, lanciato nell'immaginario tecnologico, in una emozionalità metafisica e archetipica specifica dei Radicals.
Consigliamo di visitare il sito web www.labiennale-israelipavilion.org.
Schede
David Palterer
Si è laureato in architettura a Firenze dove tuttora vive. È professore incaricato di progettazione presso il Politecnico di Milano.
Fra i molteplici progetti: il restauro e l'ampliamento del Teatro Niccolini di San Casciano (Fi), il restauro del nuovo museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore a Firenze, il restauro del Teatro Manzoni (per il Comune di Calenzano), un parco per gli uccelli a Tel Aviv, un ristorante italiano a Mito (Giappone).
Suoi lavori e progetti sono stati pubblicati su numerose riviste italiane e straniere.
Norberto V. Medardi
Vive e lavora a Firenze. I suoi interessi spaziano dall'architettura al design, dalla pittura alla grafica, fino alla comunicazione multimediale.
Organizza e partecipa a numerose mostre in Italia e all'estero.
I suoi lavori sono stati pubblicati sulla stampa specializzata nazionale ed internazionale: The International Design Yearbook, Domus, Interni, Abitare con Arte, Controspazio, Icon, Architektur & Wohnen and DDN.
Ha curato i seguenti volumi:
Leitmotiv, Morgana Edizioni, Firenze, 1995;
David Palterer, Edizioni L'Archivolto, Milano 1997;
MOPA Il nuovo Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore, Edizioni Polistampa, Firenze 2001;
Palterer Architettura ed altre storie 1982-2002, Vallecchi, Firenze, 2002
Didascalie
47. STADT 47th CITY
Sea-City Estension of Tel Aviv
Progetto: Ortner & Ortner 2004
Montaggio: Harry Lutz,Josef Adranscko
Su una base di cinque torri di servizio pubblico per il necessario approvvigionamento, dell'altezza di circa 100 metri ciascuna, si apre la nuova città simile ad un imbuto. Delle celle residenziali e di lavoro sono inserite in un paesaggio artificiale compatto e sono circondate da diverse zone pubbliche centrali.
Questa città richiederà una forma di vita completamente nuova; le persone qui vivranno incastonate in un'architettura concentrata, che influenzerà direttamente il loro sviluppo fisico e psichico.
La 47ma Città ha delle connessioni sotterranee con la 46ma, la 45ma, la 44ma e la 43ma Città. L'area rimasta libera fra queste potrà riguadagnare le sue originarie condizioni naturali.
Una "cintura di razzi" permetterà dei voli individuali in questa natura/paesaggio.
"NO-MAN'S LAND" TO "MAN'S LAND"
Progetto Adolfo Natalini
Disegnando un'isola
di Adolfo Natalini
L'Isola di Utopia ("Insula Utopia" di Tommaso Moro) è definitivamente affondata, sommersa dai flutti come Atlantide, e nessun Peter Pan fanciullo vola più verso l'Isola Che Non C'è (Neverneverland) e l'Isola del Giorno Dopo appartiene ormai allo ieri…
Eppure sulle coste di una terra antichissima, davanti a una città distesa tra due nomi e due storie, qualcuno sogna una nuova isola, grande abbastanza per essere abitata ma abbastanza leggera per essere fatta della materia dei sogni.
Così qualcuno ha tracciato un segno circolare sul mare e improvvisamente è affiorata una lingua di terra curva come una falce di luna o come una falce da mietitore capace di raccogliere la messe dal mare. Il manico della falce è attaccato alla riva, perché l'isola è una terra nuova ma appartiene ancora alla terra e non vuole essere isolata dalla sua matrice.
La lingua di terra ha una larghezza variabile da 120 a 60 metri.
Il diametro esterno è di 3.150 metri.
La circonferenza interna è segnata da dieci moli triangolari che formano nove darsene. In corrispondenza dei moli sorgono torri rosse, a base triangolare, col lato di 60 metri e un'altezza di 120.
Le torri hanno piccole aperture regolari, orizzontali, per vedere il mare da diverse altezze da stanza in ombra evitando lo specchio feroce del sole. Solo le stanze d'angolo (nelle punte) hanno grandi aperture panoramiche per confrontarsi col mare aperto e col nuovo paesaggio metropolitano di Tel Aviv.
Il mare, visto da una delle torri, ha i toni cangianti di un acquerello con strisce verdi e blu che sfumano l'una nell'altra. La linea dell'orizzonte separa il celeste del cielo dal verde-azzurro del mare.
Confrontandosi con l'orizzonte la falce dell'isola sembra incurvarsi ancora di più o forse è l'orizzonte che s'incurva a seguir l'isola. Sappiamo dai libri che la terra è rotonda e che appaiono sull'orizzonte prima gli alberi delle navi e poi le navi intere. Ma ora l'orizzonte è deserto e possiamo immaginare la gran scodella del Mediterraneo come un mare chiuso tra terre dove gli uomini hanno un'antica paura del mare, anche se c'è stato chi si è spinto aldilà delle Colonne d'Ercole, "verso il ponente per trovar il levante".
Per chi arriva dal mare l'isola dimostra la rotondità della terra, lasciando apparir prima le torri rosse e poi l'isola intera…
Ritorno all'isola
Una volta ho disegnato delle case raggruppate come un borgo fortificato o un castello fantastico, poi intorno ho disteso l'acqua a formar un lago così alla fine è diventata un'isola che non c'era… e tutto questo in un paese nuovo, in una terra nata dalle acque, in Olanda tra Engelen (paese degli angeli) e Bokhoven, vicino a Den Bosch. Ma questa è un'altra storia…
Ora guardo dall'aereo l'isola che ho disegnato nell'estate del 2004 davanti alle coste di Tel Aviv e ho tra le mani un libro di antiche immagini. Nella "Bibbia Moralizzata" della Osterreiche Nationalbibliothek Dio Padre disegna il mondo come un cerchio d'acqua e di nubi e di terra, col sole e la luna a governar il giorno e la notte…
Dall'alto il mare è un vetro increspato e l'isola è una falce di terra ancorata alla riva, una penisola quindi, direbbero i geografi. Non aveva abbastanza coraggio per staccarsi dalla terraferma, così la striscia di terra si spinge verso il mare per poi riarrotolarsi su sé stessa a prender dentro un piccolo mare rotondo, un mare dentro un'isola dentro un mare…
|
Autore: Guido Donati
Scarica questo articolo nel tuo computer

© 2004 Scienzaonline.com
|
|

|