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Articolo pubblicato il 17-12-2005
Mario Savastano
Primo Ricercatore dell'Istituto di Bio-strutture e Bio-immagini del Consiglio Nazionale delle Ricerche
Numero 23 - Anno 3 17 Dicembre 2005
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Biometria e vecchi merletti
I lettori più avanti con l'età o gli amanti dell'ottava musa non potranno non ricordare le due dolci e terribili vecchiette del film "Arsenico e vecchi merletti", cult movie del 1944 di Frank Capra.
Nella pellicola, le due protagoniste, in nome di un malissimo inteso senso umanitario, si macchiano di una lunga serie di delitti scoperti dal nipote (interpretato da Cary Grant) che, dopo molte peripezie, riesce a farle internare in manicomio.
Le signore Brewster (così si chiamano nel film le arzille vecchiette) non avrebbero mai potuto immaginare che anche al giorno d'oggi, nonostante gli strabilianti progressi delle tecniche investigative, le loro impronte digitali, lasciate sul luogo del delitto non sarebbero probabilmente riuscite ad "incastrarle" dal punto di vista giudiziario.
Tutto questo perché Madre Natura, generalmente inclemente con gli anziani, almeno in un caso, ha strizzato con complicità un occhio alla popolazione dai capelli bianchi, tirando allo stesso tempo un tiro mancino alla biometria.
Le persone di una certa età, infatti, in controtendenza rispetto a chi ha sempre attribuito alla biometria qualità di tecnologia assoluta, hanno già ottenuto in qualche contesto l'esenzione dai controlli biometrici.
E' il caso, ad esempio, delle procedure US VISIT (United States Visitor and Immigrant Status Indicator Technology) che già da parecchi mesi prevedono la raccolta delle impronte digitali dei visitatori degli Stati Uniti e che hanno dovuto arrendersi alle indubbie difficoltà tecniche decretando una esenzione dall'acquisizione celle impronte digitali per gli "over 79".
Una fetta trascurabile della popolazione ? Forse, ma, grazie a Dio, in costante aumento e comunque portabandiera di quella "disabilità biometrica" che promette di divenire, più di problemi tecnici o conflitti con la privacy, il vero ostacolo sulla strada dei grandi e massicci progetti globali sulla biometria.
Ma, perché la popolazione anziana può mandare in crisi i sofisticatissimi attuali sistemi di acquisizione delle impronte? Il fatto si spiega con l'incremento della secchezza della pelle (inclusi quindi i polpastrelli) e con un frequente assottigliamento delle creste papillari.
A questo punto i sensori elettronici, almeno quelli tradizionali, possono soffrire di questa diminuita "intelligibilità" al punto che, in taluni casi, risulta onestamente più consono alla realtà alzare "bandiera bianca" ed esentare alcune categorie di utenti dal controllo biometrico delle impronte 1 una categoria di utenti dai controlli.
Contromisure ce ne sono? Certo, ma complesse e costose, come quella di usare dispositivi di acquisizione ad ultrasuoni o aumentare la risoluzione del sensori di tipo tradizionale in modo da compensare la perdita di informazione. Né vanno tralasciati nuovi metodi basati sull'acquisizione multispettrale delle caratteristiche del polpastrello, soluzione raffinata ed elegante dal punto scientifico, ma ancora costosa e soprattutto lontana, almeno per il momento, da ogni standard, e quindi non in grado, ad esempio, di permettere una comparazione biometrica con altre impronte acquisite con metodologie tradizionali.
A questo punto, come diceva un noto conduttore televisivo, la domanda sorge spontanea: "Non possiamo identificare queste arzille signore e signori attraverso l'iride?". In effetti la bibliografia tecnico-scientifica è ricca di documenti che descrivono le caratteristiche dell'iride come invarianti, dalla culla fino a tarda età. Ma se anche questa peculiarità dell'iride, del resto avvalorata da osservazioni cliniche, può essere accettata senza obiezioni, come la mettiamo se il longevo signor Rossi, semmai già scartato dal controllo biometrico delle impronte deve sottoporsi ad una operazioni chirurgica agli occhi? Ecco che la biometria incontra un altro bell'osso duro in quanto anche una semplice operazione di cateratta potrebbe (il condizionale è assolutamente d'obbligo) rendere necessaria una nuova registrazione nel sistema con costi e disagi prevedibili.
Non è escluso quindi che si possano prospettare i termini per una nuova esenzione dal controllo biometrico e tra gli addetti al settore gira già la leggenda metropolitana di anziani che, anche se provati dall'età, starebbero ricevendo interessanti "offerte di lavoro" da organizzazioni criminali a causa di questa "trasparenza" biometrica.
Scherzi a parte, quello dell'accessibilità biometrica è un problema serio la cui soluzione comporterà sicuramente un forte impegno sociale e, soprattutto, economico senza poi dimenticare, infine, imprevedibili aspetti etici. Vi immaginate, per assurdo, in un aeroporto un varco "Controllo passaporti per i maggiori di 79 anni?" Come la mettiamo con chi, a ragione, non vorrà dare visibilità alle proprie primavere?
Anche se comunque questo futuribile ci può spaventare, probabilmente, anzi sicuramente, si arriverà a procedure di autenticazione più consone a fattori etici e sociali e la biometria rimane, in assoluto, una scienza affascinante e, anche se ragionevolmente "giovane" di straordinaria valenza in tema di sicurezza (incidenti di percorso o "effetti collaterali" sono purtroppo da mettere in conto quando ci si inoltra in territori scientifici pressoché inesplorati).
Quello che rimane certo, comunque, è che il problema biometrico degli anziani è nel mirino dei ricercatori e non per le paradossali ed improbabili implicazioni di tipo criminale ma perché la seria vera e drammatica chiave di lettura della inabilità biometrica è, in realtà, una potenziale discriminazione nella fruizione di servizi o benefici.
La nostra società, per come è organizzata, è già purtroppo piena di discriminazioni a tutti i livelli e aggiungerne un'altra significherebbe probabilmente un fallimento di quelli ideali scientifici e sociali che, chi più chi meno, tutti i ricercatori nel settore della biometria riconoscono di condividere.
Note
1 - Il programma US VISIT è in vigore per una popolazione di utenti compresa tra i 14 e 79 anni
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Autore: Mario Savastano
Primo Ricercatore dell'Istituto di Bio-strutture e Bio-immagini del Consiglio Nazionale delle Ricerche
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