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Articolo pubblicato il 17-01-2006
di Guido Donati
Numero 24 - Anno 3 17 Gennaio 2006
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Rilevazione, tipizzazione e quantificazione dello Human Papilloma Virus (HPV) e delle sue varianti quali indici per un efficace monitoraggio nella prevenzione e nella prognosi del carcinoma della cervice uterina
Alcune varianti non europee dell’HPV16 possiedono una oncogenicità maggiore nei
riguardi della nostra popolazione.
La rilevazione, la tipizzazione e la quantificazione di sequenze di HPV nel plasma
e nei linfonodi di pazienti affette da carcinoma cervicale può rappresentare un
utile sistema di monitoraggio della progressione della malattia.
Gli Human Papilloma Virus (HPV)
(1)
sono piccoli virus icosaedrici a doppia elica
circolare della famiglia Papillomaviridae che infettano le cellule epiteliali causando
lesioni nella pelle (verruche, condilomi, carcinomi ecc.) e nelle mucose (condilomi,
carcinomi ecc.).
Gli HPV rappresentano la causa più importante dell’insorgere del carcinoma della
cervice uterina, (per incidenza secondo solo al cancro mammario) e di vari altri
tumori fra cui quello del pene quello della vulva e quello della vagina.
Il loro capside è di 55 nm, il peso molecolare 5,2x10 dalton e possiedono 7.900 paia di basi.
Vengono classificati in tipi, sottotipi e varianti dello stesso subtipo a
seconda della somiglianza della sequenza nucleotidica. Se vi è una somiglianza
minore del 50% della sequenza si parla di tipo, se maggiore del 50% si
caratterizza un subtipo, se è vicina al 100% si parla di varianti dello stesso tipo.
A oggi sono stati sequenziati 150 sottotipi con particolarità specifiche sia per
aggressività sia per tropismo cioè per specificità per alcuni tessuti.
La carcinogenesi è in relazione al subtipo di HPV, alla variante, alla carica virale
e alla localizzazione anatomica. Gli HPV vengono classificati in relazione
al rischio oncologico in HPV ad alto e a basso rischio; i primi si rinvengono nel
99,8% dei carcinomi cervicali mentre gli altri solo in una piccola quota.
Così alcuni autori hanno suddiviso gli HPV in genotipi ß (cutanei) e a (mucosali)
a seconda del tessuto maggiormente colpito; i primi attaccherebbero soprattutto
la cute e rappresenterebbero dei cofattori della carcinogenesi mentre i secondi
sono agenti causali della carcinogenesi umana.
Il genoma degli HPV codifica anche per tre proteine E5, E6 e E7 che in alcuni
genotipi (HPV16, 18, 31, 33, 38 e 45) cooperano nell’inibire alcune proteine cellulari
deputate al controllo del ciclo cellulare, dell’apoptosi e della risposta immunitaria
facilitando così la trasformazione delle cellule in senso neoplastico; in particolare
l’E6 inibisce la proteina cellulare p53 e l’E7 la proteina pRb (retinoblastoma) entrambi
deputate al controllo del ciclo cellulare e dell’apoptosi.
Gli HPV dei genotipi ß producono proteine E6 e E7 con bassa affinità di legame per p53 e pRb
e non ne attivano la degradazione; sono comunque correlati con alcuni carcinomi
squamosi ed altri tumori cutanei, la cui insorgenza dipende anche dall’intervento
di altri fattori esterni (genetici, radiazioni solari o immunosoppressione).
In particolare l’HPV5 e l’HPV8 vanno considerati cofattori nella carcinogenesi
cutanea in quanto sintetizzano una proteina E6 capace di legare e di ridurre
l’attività biologica della proteina pro-apoptotica bak e della proteina XRCC1
coinvolta nel processo di riparazione del DNA. Gli HPV del genotipo ß avrebbero
permetterebbero la sopravvivenza di cellule danneggiate da raggi ultravioletti o
da altro che in tal modo si svilupperebbero in senso neoplastico.
Per quanto riguarda gli HPV dei genotipi a che colpiscono prevalentemente le
mucose le tre proteine E5, E6 e E7 hanno un’alta affinità per le proteine
cellulari p53 e pRb determinando lo sviluppo di linee cellulari
tumorali e determinando il cancro del collo dell’utero.
Per quanto riguarda l’HPV16 sono state studiate anche diverse varianti con diversa
distribuzione geografica e diversa aggressività nei riguardi delle popolazioni.
Si è visto che varianti non europee AA, Af1 (5) sono molto più oncogene nei
riguardi della nostra popolazione rispetto a quelle europee Ep-T350 e Ep-G350
alle quali probabilmente siamo stati esposti da maggior tempo generando le
difese opportune; comunque le varianti non europee sono state associate
a una maggior prevalenza e incidenza di lesioni di alto grado anche nei paesi
d’origine.
Sarebbe, quindi, importante effettuare ricerche mirate all’individuazione
non solo dei subtipi di HPV ma anche delle loro varianti mettendole in relazione
con le resistenze delle singole popolazioni e cercare di mettere appunto vaccini
specifici.
Si è visto che la rilevazione, la tipizzazione e la quantificazione di sequenze di
HPV nel plasma e nei linfonodi di pazienti affette da carcinoma cervicale può
rappresentare un utile sistema di monitoraggio della progressione della malattia.
Il cancro cervicale è il secondo tumore maligno nella donna, dopo quello della mammella,
e ogni anno muoiono nel mondo 233.000 donne. Ciò nonostante si fa ancora troppo poco
in termini di campagne di informazione per prevenire questa terribile malattia.
Basterebbe informare, soprattutto i giovani, che:
- la causa di questa forma di cancro è nel 99,8% dei casi, dovuta ad un'infezione da Human Papilloma Virus (HPV) (1)
- alcuni subtipi sono particolarmente aggressivi e possono determinare la trasformazione delle cellule della cervice uterina in senso oncogenico (2)
- alcune varianti sono maggiormente oncogene e vanno detectate
- il subtipo 16 dell'HPV sarebbe la causa di metà dei tumori del collo dell'utero (3) e il rischio sarebbe cento volte maggiore (4)
- le varianti non europee AA e Af1 dell’HPV16 hanno un rischio oncogeno maggiore (5)
- l'infezione da HPV costituisce attualmente la Malattia Sessualmente Trasmessa più frequente
- ci si può difendere con profilattici e creme spermicide dall'infezione
- la maggior parte delle infezioni da HPV viene eliminata dalle difese naturali e la donna guarisce completamente in un periodo che va da 6 mesi a 2 anni
- la ricerca deve essere accurata utilizzando le attuali tecniche di tipizzazione del virus, dei suoi subtipi (6) e delle varianti.
- la persistenza e ricorrenza di infezioni da Candida possono nascondere una infezione da Human Papilloma Virus (7)
- nelle adolescenti vi è un rischio maggiore di replicazione dell’HPV in relazione all’attività biologica cervicale (8)
- è estremamente importante effettuare un prelievo dal canale cervicale durante il pap test anche nella giovane (9)
- la circoncisione permette un minor attecchimento dell’HPV e quindi una minore incidenza del cancro cervicale nelle partner di maschi circoncisi (10)
- nel maschio l’incidenza annuale del cancro del pene è dell’1 per 100.000; si è visto che fra i cofattori nel suo sviluppo vi sono: fimosi, balanopostite, lichen sclero atrofico e fumo
- in fase iniziale l'infezione può essere debellata anche con terapie mediche locali e con crioterapia (11)
- si stanno studiando vaccini che permettano l'eliminazione di gran parte dei nuovi casi di cancro cervicale
Bibliografia
1. HPV: una malattia sessualmente trasmessa che ogni anno causa 233mila vittime
2. Correlazione fra displasie, tumori del collo dell'utero e subtipi di hpv
3. Metà dei tumori del collo dell'utero sarebbe dovuto all'HPV16 che colpirebbe il 18% delle donne statunitensi
4. Cancro all'utero: rischio 100 volte superiore con un subtipo di Papovavirus
5. Analysis of human papillomavirus type-16 variants in Italian women with cervical intraepithelial neoplasia and cervical cancer Journal of Medical Virology 2004.09.01
6. Human Papilloma Virus: un'infezione che richiede una preparazione plurispecialistica
7. La candidosi vaginale spesso nasconde un'infezione da Human papilloma virus
8. Derchain SFM, Pinto Neto AM, Oliveira RLC, Santos CC, Pinto e Silva JLC. Infecção por papilomavírus humano e neoplasia intra-epitelial cervical em adolescentes. J Bras Ginecol 1991; 101:499-503
9. Adolescenti: come individuare le lesioni precancerose del canale del collo dell'utero
10. Minore rischio di cancro del collo dell'utero nelle partner di soggetti circoncisi
11. La criochirurgia: una chirurgia poco invasiva
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Autore: Guido Donati
Specialista in Venereologia
Link correlati
www.colposcopia.net
www.venereologia.it
www.microcolposcopia.it
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