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95 giovani dal Malawi, i vissuti legati al longininfismo




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Articolo pubblicato il 17-03-2006
Passaquieti Alessia, Moro Debora, Grassivaro Gallo Pia
Gruppo di Lavoro sulle MGF – Univ. di Padova

Numero 26 - Anno 3
17 Marzo 2006





Analisi di produzioni grafiche e commenti di 95 giovani dal Malawi: i vissuti legati al longininfismo

Durante una missione in Malawi (MORO, 2002/3), organizzata dal Padua Working Group on FGM, volta ad indagare i rituali di passaggio di età femminile (in particolare la manipolazione genitale del longininfismo) (Scienzaonline,17/03/05;17/04/06), è stato raccolto il materiale grafico che ci ha permesso di indagare sui vissuti delle adolescenti legati al longininfismo.

Come metodologia abbiamo scelto una batteria di metodi grafici, somministrati in alcune scuole del distretto di Mangochi. Il gruppo occasionale delle 95 scolare/studentesse contattate con età media di 13,98± 2,11, comprendeva soggetti tra i 10 e i 20 anni. Di queste solo 50 avevano subito la manipolazione dei genitali, ad un’età media di 11,77± 2,02 anni.

Per la somministrazione dei metodi grafici sono state adottate le seguenti consegne:
  1. Disegna il Chiputu (rituale della preadolescenza)( Scienzaonline,17/04/06).
    Se lo hai fatto disegna cosa ricordi.
    Scrivi un commento
    Se non lo hai fatto, disegna cosa pensi succeda durante questo rituale.
    Scrivi un commento.

  2. Disegna una donna:
    Con allungamento genitale (DA)
    Scrivi un commento
    Sprovvista di allungamento genitale (DNA)
    Scrivi un commento

  3. Disegna quali sono le tue aspirazioni per il futuro
    Scrivi un commento.
L’ispezione dei disegni del chiputu, ci ha permesso di stilare una lista di variabili (con varie modalità), che sono state successivamente codificate. L’elaborazione statistica, dopo il calcolo delle frequenze e delle percentuali grezze, è stata completata con l’analisi gerarchica dei cluster.

I risultati più interessanti sono stati ottenuti da questa ultima: i soggetti si sono distribuiti in due raggruppamenti (cluster) con caratteristiche differenti:

  1. nel cluster n°1: i soggetti che hanno iniziato il rito in ritardo (a 12 anni), si sono disegnati con una figura non completa, all’interno della casa come sfondo, e/o hanno fornito una rappresentazione minimalista.

  2. nel cluster n°2 le ragazze, con inizio del rito più precoce (a 11 anni), si sono disegnate con una figura completa, con molti particolari somatici e la vegetazione come sfondo.

cluster n°1

I due cluster si differenziano anche per la variabile “presenza/assenza dell’operatrice” del rito, completamente assente nel cluster n°2, che comprende i soggetti che hanno scelto autonomamente di iniziare il rito con le coetanee, all’aperto tra il verde sotto forma di gioco, senza la presenza di adulti.


cluster n°2

Anche i commenti, vergati a calce sotto i disegni sostanzialmente confermano quanto è emerso dall’analisi dei disegni del Chiputu. Le ragazze di Mangochi si dividono in due:
i soggetti del gruppo 1° critici verso la tradizione, si esprimono dicendo che il rito “non è buono” ed è anche “molto doloroso”;
il 2° gruppo, che ha attuato il rito in modo autonomo, lo considera “buono” e “non doloroso”.

In particolare: le ragazze del cluster n°2 manifestano con la scelta di iniziare il rito precocemente, in modo spontaneo e autonomo, una convinzione maturata nell’accettazione della tradizione e della propria cultura, mirando così ad un “miglioramento” del loro corpo in previsione del matrimonio. Tale convinzione traspare anche nelle loro opinioni positive nei riguardi della “donna manipolata” (DA); sono invece apertamente critiche nei confronti della “donna con genitali intatti” (DNA).

Considerano inoltre il rito molto importante per la futura vita matrimoniale. Per il gruppo n°1, l’inizio della manipolazione più ritardato, rivela come sia stato forse imposto dall’ambiente familiare che ha scelto anche l’operatrice; comunque non è stato iniziato in modo autonomo.

Queste adolescenti esprimono pareri positivi per chi ha modificato i propri genitali (DA), non tutte però sono critiche nei confronti della donna intatta (DNA). Non considerano importante il rito per la propria vita futura, dove il matrimonio non è la scelta prioritaria.

Concludendo, in Malawi e in altri paesi africani che attuano interventi di modificazione come preparazione del corpo dell’adolescente al matrimonio (da parte nostra sono stati indagati: Malawi, Uganda,Somalia) sembrano esistere due popolazioni femminili distinte:
quelle che sembrano inclini ad accettare la modificazione del corpo subita;
quelle che vi si oppongono, assumendo una posizione critica.


I risultati presentati in questa sede non manifestano la nostra approvazione per la tradizione del Malawi, ma rendono testimonianza attraverso l’analisi dei vissuti delle adolescenti, della partecipazione ad un rituale, che riscuote ancora tanti consensi in loco.


cluster n°3

A conferma di quanto sopra, si è scelto di analizzare in modo dettagliato, 14 riproduzioni della donna con i genitali modificati, provenienti da un’unica classe di una scuola urbana di Mangochi, poiché appaiono come le immagini più elaborate in nostro possesso.

In queste produzioni l’esaltazione del corpo femminile rappresentato in automanipolazione (Scienzaonline, 17/04/06) nudo senza alcuna vergogna, fa trasparire quanto sentite e profonde siano le radici di questo rituale. Confermando ancora una volta le conclusioni presentate.

Se a questo si aggiunge come al Chiputo si associno anche insegnamenti di tipo orale che serviranno alla “donna nuova” per vivere in modo adeguato tra le sue pari, si completa il panorama dell’ importanza attribuita socialmente al rito.


Autore: Passaquieti Alessia, Moro Debora, Grassivaro Gallo Pia


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