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Articolo pubblicato il 19-10-2005
di Guido Donati
Numero 21 - Anno 2 19 Ottobre 2005
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Nelle adolescenti l'infezione da Chlamydia trachomatis si associa spesso con i sub-tipi ad alto rischio per il cancro della cervice uterina dello Human Papilloma Virus (HPV)
Negli ultimi anni si è riscontrata sempre più la presenza nelle adolescenti di infezioni concomitanti di Chlamydia trachomatis e di Human Papilloma Virus (HPV).
La Chlamydia trachomatis, come abbiamo già molte volte ribadito, può essere trasmessa durante i rapporti sessuali e costituisce una delle maggiori cause di infertilità (1), infiammazione e dolore pelvico cronico, gravidanze extrauterine, pare incrementare la suscettibilità e la trasmissione dell'HIV e dell'Human Papilloma Virus (HPV) ad alto rischio potenziandone l'effetto nei processi di cancerogenesi del collo dell'utero.
Si è visto che il 2,2% della popolazione americana adulta fra i 14 e i 39 anni è infettata dalla Chlamydia, il Center for Disease Control and Prevention (CDC) del Department of Health and Human Services degli USA ha segnalato nel 2003 877.478 casi di infezione da Chlamydia negli Stati Uniti. Comunque, il problema maggiore sono i giovani che vengono colpiti sempre in maggior numero come è stato dimostrato in un recente studio effettuato da una équipe dell'Università del North Carolina di Chapel Hill, Chapel Hill; Università di Washington, Seattle (2) in cui sono stati esaminati fra il 2001 e il 2002 14.000 giovani fra i 18 e i 26 anni e si è visto che l'infezione da Chlamydia era presente nel 4,74% delle ragazze e nel 3,67% dei ragazzi, la prevalenza variava comunque in funzione dell'età e dell'etnia, scendendo nella razza bianca a 1,94% e in quella nera al 12,54%. Lo stesso fenomeno avveniva per la ricerca della Neisseria gonorrhoeae, agente causale della Gonorrea che aveva una prevalenza globale dello 0,43% dell'intero gruppo in esame ma poteva raggiungere anche il 2,13% se si studiavano solo le persone di razza nera. Questo fenomeno va comunque rapportato alle condizioni socio-economiche dei due gruppi in cui i soggetti di razza nera vivono in condizioni molto più indigenti di quelle di razza bianca.
Per quanto riguarda il cancro del collo dell'utero sono stati effettuati molti studi dai quali è emerso che la causa del tumore è legata alle infezioni da sub-tipi ad alto rischio dell'Human Papilloma Virus. Peraltro si è visto che infezioni concomitanti da HPV ad alto rischio e Chlamydia trachomatis, soprattutto del sierotipo G, aumentano fino a 8,6 volte il rischio di sviluppare un cancro invasivo, (il sierotipo D 2,7 volte e quello l 3,8 volte), come è stato dimostrato da una équipe di ricercatori dell'Università di Helsinki (Finlandia) che hanno studiato la relazione dei sierotipi di Chlamydia in 181 donne affette da cancro invasivo della portio uterina (3). Inoltre dallo studio è emerso che le donne colpite dal tumore hanno il doppio di probabilità di essere state infettate da Chlamydia delle donne non affette da cancro.
Un gruppo di ricercatori del Centers for Disease Control and Prevention e dell'Emory University School of Medicine di Atlanta (USA) hanno condotto uno studio su 282 ragazze comprese fra i 13 e i 19 anni effettuando dai due ai cinque controlli in sei mesi per verificare la presenza di malattie sessualmente trasmesse (4). In 151 di esse fu ritrovato l'HPV e in particolare in 77 (43%) fu rintracciato un HPV ad alto rischio, in una parte dei soggetti la concomitanza di più sub-tipi di HPV e in molte altre la presenza di Chlamydia anche indipendentemente da quella di HPV. Secondo gli autori la Chlamydia permetterebbe all'HPV di persistere più a lungo e, quindi, di espletare più facilmente la propria azione carcinogenetica. Sarebbe, dunque, auspicabile uno screening sulle giovani volto ad individuare sia la Chlamydia sia l'HPV ad alto rischio.
Il preservativo rimane l'unico mezzo efficace di protezione dalle malattie sessualmente trasmesse, in particolare per la Chlamydia proteggerebbe nel 90% dei casi come è stato dimostrato da un gruppo di ricercatori della Yale University School of Medicine (5); i cui risultati ottenuti su un gruppo di persone che erano state esposte al rischio di contrarre la malattia era del 34% per i soggetti che avevano avuto rapporti non protetti e il 13% per quelli che avevano utilizzato il condom. Questa ultima quota di nuovi malati, però, è probabilmente da attribuirsi all'uso scorretto del preservativo; infatti, è facile durante le pratiche sessuali, prima dell'inserimento del preservativo, contaminare i genitali del partner sano con le mani.
BIBLIOGRAFIA
- Malattie a trasmissione sessuale: causa di sterilità e cancro AgenziaStampa.org n 80, 15 ottobre 2003
- William C. Miller, Carol A. Ford, Martina Morris, Mark S. Handcock, John L. Schmitz, Marcia M. Hobbs, Myron S. Cohen, Kathleen Mullan Harris, J. Richard Udry. Prevalence of Chlamydial and Gonococcal Infections Among Young Adults in the United States. JAMA 2004;291:2229-2236
- Tarja Anttila, Pekka Saikku, Pentti Koskela, Aini Bloigu, Joakim Dillner, Irma Ikäheimo, Egil Jellum, Matti Lehtinen, Per Lenner, Timo Hakulinen, Ale Närvänen, Eero Pukkala, Steinar Thoresen, Linda Youngman, Jorma Paavonen. Serotypes of Chlamydia trachomatis and Risk for Development of Cervical Squamous Cell Carcinoma. JAMA, Jan 2001; 285:47-51.
- Erika Samoff, Emilia H. Koumans, Lauri E. Markowitz, Maya Sternberg, Mary K. Sawyer, David Swan, John R. Papp, Carolyn M. Black e Elizabeth R. Unger. Association of Chlamydia trachomatis with Persistence of High-Risk Types of Human Papillomavirus in a Cohort of Female Adolescents. American Journal of Epidemiology 2005;162(7):668-675).
- L. M. Niccolai, A. Rowhani-Rahbar, H. Jenkins, S. Green and D. W. Dunne. Condom effectiveness for prevention of Chlamydia trachomatis infection Sexually Transmitted Infections 2005;81:323-325
- Guido Donati I rischi di contrarre Malattie Sessualmente Trasmesse sono maggiori per le adolescenti che hanno rapporti con adulti Agenzia Stampa.org n 40, 8 gen 2003
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Autore: Guido Donati
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