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Articolo pubblicato il 17-04-2005
di Bruno Marsico
Consorzio per l'attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA SCrl)
per gentile concessione del Consorzio per l'attuazione
del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide
Numero 15 - Anno 2 17 Aprile 2005
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ALLA SCOPERTA DELL'ANTARTIDE 2/3
DA MAGELLANO A JAMES COOK
Ferdinando Magellano, nel 1520 attraversando lo stretto che porta il suo nome, credette d'aver raggiunto il lembo più settentrionale della "Terra Australis Incognita", che battezzò "Terra del Fuoco", per i numerosi fuochi accesi sulla costa e nelle imbarcazioni indigene. Grazie a lui e al suo equipaggio (egli fu ucciso in uno scontro con gli Indigeni nelle Filippine) si ebbe la dimostrazione sperimentale della rotondità della Terra.
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Nel 1577 Francis Drake partito da Plymouth verso Sud per una circumnavigazione del globo, ripercorse lo Stretto di Magellano. Sbucato nel Pacifico, venne spinto da una violenta tempesta verso SE fino alla latitudine 57°Sud, dove "…Atlantico e Pacifico si uniscono in un orizzonte sconfinato", probabilmente al largo di Capo Horn. Quindi si ebbe la prova che la Terra del Fuoco era un'isola, pertanto la Terra Australis restava ancora incognita.
Nel 1587 Thomas Cavendish, sulla scia di Drake, fu il terzo a compiere la circum-navigazione del globo passando attraverso lo stretto di Magellano.
Tra il 1598 e il 1617 gli olandesi Olivier van Noort e Joris van Spilbergen furono rispettivamente il quarto e il quinto a compiere il giro del mondo passando per lo stretto di Magellano.
Nel 1615, altri due olandesi, Jakob Le Maire e Willem Corneliszoon Schouten, ricordavano che 38 anni prima, Drake si era trovato in mare aperto a Sud dello stretto. Quindi, oltrepassato il Capo delle Vergini, senza imboccare lo stretto, proseguirono avvistando un promontorio coperto di neve proteso verso sud, che battezzarono Capo Horn.
Le Maire e Shouten proseguirono il viaggio attraverso il Pacifico, aprendo così una alternativa rispetto allo Stretto di Magellano, con le sue correnti, le secche, le difficoltà di manovra e la lunghezza di 565 km. Per di più in quel periodo era stata fondata in Europa la Compagnia delle Indie Orientali, che controllava il traffico commerciale attraverso lo stretto di Magellano e il Capo di Buona Speranza. Questa rotta era riservata ai membri della Compagnia, mentre gli altri dovevano corrispondere un salato pedaggio. Chi sceglieva la rotta per Capo Horn doveva però tener conto delle ondate alte 20 metri provenienti dal Pacifico, il vento con raffiche di forza 13 e le cosiddette "barbe grigie", frangenti misti a gelido nevischio.
Negli anni successivi altri navigatori tentano la via per arrivare alla Terra Incognita, scoprendo invece gruppi di isole subantartiche. Ne vengono citati qui i più importanti, assieme alle isole da loro scoperte:
Anthony dela Roche, inglese (Georgia del Sud, 1675)
Jean-Baptiste Charles Bouvet de Lozier, francese (Isola di Bouvet, 1738) (fig. 4)
Nicholas-Thomas Marion-Dufresne, francese (Isole Crozet, 1772)
Yves-Joseph de Kerguélen-Trémarec, bretone (Isole Kerguelen, 1773).
Figura 4
Negli stessi anni James Cook, forse il più grande navigatore di tutti i tempi, parte da Plymouth il13 luglio 1772, al servizio dell'Ammiragliato inglese, con lo scopo di avvicinarsi per quanto possibile al Polo geografico Sud e di avvistare eventuali nuove terre e o di controllare la posizione di quelle già scoperte. Egli si serve di due piccole navi, la Resolution di 463 t, di cui assume il comando, e l'Adventure di 336 t, affidata al capitano Tobias Furneaux. Si imbarcano anche il pittore William Hodges, il naturalista tedesco Forster con il figlio e gli astronomi Bayley e Wallis.
Dopo le soste a Madera, a Capoverde e a Città del Capo, le navi riprendono il mare affrontando violente tempeste. Il 9 dicembre, a 50° lat. Sud il freddo intenso provoca la morte di molti degli animali che erano a bordo. Non ostante l'alberatura rivestita di ghiaccio, la nebbia, i grandi iceberg, Cook continua la navigazione e il 17 gennaio taglia il Circolo Polare Antartico. E' la prima volta che l'uomo si affaccia a queste latitudini. Prosegue fino a 67° 15' dove la banchisa lo costringe a fermarsi. Volge allora la prua verso nord, nell'intento di trovare le Isole Crozet e Kerguelen, della cui scoperta ha sentito parlare durante la sosta al Capo di Buona Speranza. A questo scopo le navi si separano, ma le isole non verranno avvistate. Si ritroveranno il 18 maggio in Nuova Zelanda, dopo varie vicissitudini. Il 17 giugno, rifornite le navi e rinfrancati gli equipaggi, la navigazione riprende verso Est. Dopo circa 2 mesi e 4000 miglia senza vedere terra, Cook tenta di trovare l'Isola di Pitcairn che dovrebbe trovarsi sulla rotta, ma invano. In effetti, la posizione di Pitcairn sulle carta nautiche era errata, e ciò in seguito determinerà l'insediamento da parte degli ammutinati del Bounty in quell'isola.
La navigazione prosegue con rotta a Nord, destinazione Tahiti, raggiunta il 17 agosto, fra il tripudio degli equipaggi e l'accoglienza entusiastica degli indigeni. Come è noto, Cook era già stato a Tahiti nel 1769 con la nave Endeavour, per conto della Reale Società Geografica di Londra, allo scopo di osservare il passaggio di Venere.
In settembre le due navi lasciano quelle isole felici puntando ancora verso la Nuova Zelanda, ma prima di arrivare vengono separate da una tempesta.
Cook, con la sola Resolution, punta ancora verso Sud e il 30 gennaio 1774 raggiunge i 71° lat. Sud, ma viene ancora una volta fermato dalla banchisa. Riprende la navigazione verso Nord con l'intento di rientrare in patria via Capo Horn, con la speranza di ritrovare la Adventure. Toccata l'Isola di Pasqua ripassa da Tahiti, da dove dirige per la terza volta verso la Nuova Zelanda.
Qui, apprese notizie contradditorie sulle sorti della Adventure, riparte verso Capo Horn, spingendosi poi verso Est per oltre mille miglia, toccando l'Isola di San Pedro, cui dà il nome di Georgia del Sud. Da qui Cook, naviga ancora verso Sud raggiungendo le Isole Sandwich Australi. Della Adventure nessuna traccia.
Volta la prora verso Nord, il 22 marzo viene raggiunta Città del Capo, dove, finalmente, trova una lettera di Furneaux, già in Inghilterra dal luglio 1774, da cui apprende che in uno scontro con i Maori dieci uomini sono stati uccisi e divorati.
Ripreso il viaggio di ritorno, la Resolution il 30 giugno 1775 rientra nel porto di Plymouth, dopo 3 anni, 18 giorni e 60.000 miglia di navigazione.
Il viaggio compiuto non dimostrò l'esistenza di un continente australe, sebbene Cook stesso avesse supposto che nella zona attorno al Polo Geografico Sud si dovessero trovare terre emerse, da cui certamente provenivano gli iceberg incontrati, utili per fare scorta di acqua dolce. Comunque l'esperienza di Cook servì a ridimensionare l'esagerata estensione che i cartografi avevano fino ad allora attribuito alla Terra Australis Incognita. Inoltre vennero acquisite preziose nozioni meteorologiche, geografiche, naturalistiche.
L'orologio di Harrison
James Cook per compiere la sua impresa ebbe un valido alleato: un orologio marino di precisione, prezioso strumento per calcolare la longitudine.
Nel 1714 il governo britannico offriva un premio in danaro a chi fosse riuscito a costruire un cronometro dal funzionamento regolare in qualsiasi condizione climatica e di movimento. Il compenso aumentava in funzione della precisione rilevata dopo 6 settimane di navigazione:
10.000 sterline per un'approssimazione di 60 miglia;
15.000 sterline per 40 miglia;
20.000 sterline per 30 miglia di approssimazione.
L'artigiano inglese John Harrison fu il progettista e costruttore di questo orologio, anzi ne costruì alcuni esemplari, che vennero collaudati in mare negli anni 1762-1764. Successivamente un orologiaio, Larcum Kendall, costruì una copia dell'orologio di Harrison, che venne acquistata dall'Ammiragliato per 450 sterline e affidata a Cook che la impiegò sulla Resolution.
Attualmente gli orologi di Harrison e di Kendall si trovano presso il National Maritime Museum di Greenwich. (fig. 5)
Figura 5
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Continua nel Prossimo Numero - 17 Maggio 2005
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Autore: Bruno Marsico
Consorzio per l'attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA SCrl)
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