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In data 17.04.08
Dario Sonetti
Anno 5
Edizione Aprile 2008
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Biodiversità e Bioetica, opinioni a confronto: Praticare la conservazione della biodiversità attraverso il riconoscimento dei suoi servizi: l'esempio di Foreste per Sempre in Costa Rica, il Paese che vuole far Pace con la Natura
"Noi non dobbiamo considerare che la Natura
si accomodi a quello che parrebbe meglio
disposto a noi, ma conviene che noi
accomodiamo l'interesse nostro a quello che
essa ha fatto."
Galileo Galilei
L'idea di valorizzare i servizi dell'ecosistema con l'obbiettivo di salvaguardare con esiti positivi la biodiversità è già praticata da alcuni governi ed organizzazioni non governative ambientaliste che ritengono ciò possa avvenire solo attraverso il supporto della gente. Infatti, mentre per molti può risultare di non scontata comprensione il complesso concetto di biodiversità, certamente è più facile avere a cuore il mantenimento dei processi ecologici e dei beni e servizi che questi forniscono, se si comprende che sono una componente fondamentale del proprio benessere nel presente e per il futuro.
Una nuova etica che diventi di tutti e che riconosca l'imprescindibilità della nostra interdipendenza dalla Natura deve diventare la base di qualsiasi pianificazione, ordinamento e presa di decisioni rispetto alle attività umane.
Si vuole qui portare l'esempio concreto di 'un'azione di sistema che si muove "dal basso" in tale direzione e costituisce un intervento innovativo di cooperazione internazionale. Tale azione ha visto come partners italiani, associazioni di volontariato, Università, amministrazioni pubbliche locali, scuole e operatori economici privati.
Lo scopo innovativo è stato quello di interconnettere la necessità di salvaguardare la biodiversità con un nostro problema ambientale, realizzando una buona pratica che coinvolgesse diversi attori della nostra società e avesse una ricaduta positiva sul luogo d'intervento: l'ecosistema forestale tropicale ricco di biodiversità di un Paese già a vocazione conservazionista, la Costa Rica, con un ritorno benefico sulla popolazione locale rurale ed indigena.
In breve, dopo campagne di raccolta di fondi, sono state acquisite o vincolate nel paese centroamericano aree da rigenerare a foresta naturale riconoscendone i servizi ambientali che svolgono, in termini di assorbimento dei gas-serra da noi prodotti. (www.forestepersempre.org )
Il governo di Costa Rica ha rilasciato certificazioni ministeriali per le quote di carbonio calcolate che sono state messe a disposizione degli investitori che hanno così ottemperato in forma volontaria le direttive di Kyoto sulla riduzione dei gas serra. I benefici economici sono andati alle popolazioni più povere che hanno potuto in questo modo optare per una scelta ambientalmente non distruttiva e diventare più coscienti del valore della loro biodiversità.
Una grande perdita di biodiversità è in corso su tutto il pianeta e noi in Italia non siamo da meno. Come dice Carl Zimmer, sicuramente è in corso la sesta estinzione di massa perchè ha le caratteristiche di un evento molto distruttivo e accorciato nel tempo (la prima estinzione di massa è avvenuta 450 milioni di anni fa!). Quest'ultimo fenomeno è però il primo non causato da caduta di asteroidi, eruzioni massive di vulcani o deriva di continenti, bensì da una specie che ha preso il sopravvento sulle altre, l'uomo. Gli attuali ritmi di scomparsa delle specie dovuta a cause antropiche sono superiori addirittura alle precedenti.
La perdita di biodiversità non è solo un problema etico, l'uomo deve vederlo in un contesto utilitaristico. Se dovesse crollare l'equilibrio ecologico del pianeta, non sarà la vita di per sé a scomparire, ma senz'altro sono destinate a scomparire le condizioni di vita ottimali per la specie umana. Da qui ne discende il primo grande compito, una corretta comunicazione di cosa è la biodiversità e del suo valore nei termini di servizi degli ecosistemi che fornisce per il benessere umano. Dobbiamo avere l'umiltà antropologica di capire che il nostro futuro non dipende solo dalla tecnologia ma in primo luogo dal fatto che siamo immersi in una rete ecologica da cui dipendiamo.
Questa comunicazione deve servire a creare una maggiore consapevolezza e coscienza affinché la pubblica opinione crei un consenso che è la base di scelte ormai improcrastinabili che devono essere prese da chi ci governa. Non si può conservare la biodiversità se la gente non è consapevole e consenziente.
La biodiversità e la Natura, il problema ambientale e come affrontarlo, dovrebbero essere al primo posto nell'agenda di lavoro di chi guida le sorti del pianeta. Senza dubbio l'insostenibilità ecologica genera instabilità economica, politica e sociale.
Per quanto riguarda ognuno di noi, piccoli cambiamenti alla nostra vita quotidiana possono fare la differenza aiutando a fermare la perdita di biodiversità ed il riscaldamento globale. Ciascuno faccia il suo dovere ecologico e cerchi di aiutare chi lavora in favore dell'ambiente e della biodiversità.
I servizi ambientali forniti dagli ecosistemi non sono spesso considerati dalla gente (e da chi li sfrutta a proprio interesse economico), perchè ritenuti gratuiti e senza limiti. Ci si rende conto del loro valore quando si perdono e si deve provvedere con tecnologie costose a ripristinarli. Da qui la necessità di dare un valore anche economico alla biodiversità e ai servizi che rende all'uomo. Lo si può fare internalizzando i costi ambientali della attività umane e della produzione di beni. Così come si è creato un mercato di crediti di carbonio con il protocollo di Kyoto, si dovrebbe arrivare a creare "crediti di biodiversità" utilizzabili per risanare l'ambiente e conservare le specie nei loro ecosistemi naturali.
Probabilmente molti problemi che l'uomo ha creato e si trova ad affrontare dipendono dall'incapacità del suo cervello che non è stato costruito per rispondere a dei problemi che non vadano molto più in là nel tempo e dello spazio della durata media della sua vita e del limitato ambiente che circondava i suoi progenitori. In compenso l'uomo può unire, per risolvere i problemi che ha creato, la potenza della ragione alla forte emozionalità di cui è dotato. Senza una forza interiore ed una passione, la ragione non basta. Fare anche uso dell'intuizione: "tu non possiedi la verità, è la verità che possiede te" Tommaso D'Aquino.
Spingere verso la costituzione di un quadro giuridico mondiale (nonché nazionale!) che definisca la responsabilità ecologica e sociale delle imprese in modo che chi inquina e distrugge l'ambiente paghi effettivamente e sia obbligato a ricostruire ove possibile l'ecosistema danneggiato. Attualmente vi è un vuoto legale e giuridico che definisca in modo corretto e moderno il valore della biodiversità e degli ecosistemi.
Chiarire con la massima onestà intellettuale il significato degli OGM ed i rischi che comporta il loro utilizzo. Distinguere gli OGM che rimangono nell'ambito di applicazioni ben circoscritte (chi vuol negare l'utilità di batteri che sintetizzano insulina? andatelo a spiegare ai diabetici!) dal loro uso inpredittibile in natura ricordando inoltre che grande uniformità genetica significa grande vulnerabilità.
Ricordarsi che si vogliono creare nuovi organismi quando almeno nove decimi della biodiversità è ancora sconosciuta e potrebbe, con un approccio meno arrogante alla conoscenza, fornire molte soluzioni ai bisogni dell'uomo. In compenso la biodiversità la stiamo perdendo ancora prima di conoscerla e con essa tutto un bagaglio di conoscenza. Solo in ambito alimentare vi sono almeno 30mila specie commestibili nel mondo, ma di queste solo 3mila vengono utilizzate, solo 150 sono coltivate su larga scala ma solo 29 costituiscono il 90% della nostra alimentazione.
L'agricoltura biologica condotta con razionalità potrebbe sopperire al 157% delle necessità mondiali!
A Modena nel prossimo giugno vi sarà il congresso mondiale dell'agricoltura biologica e cercheremo di sottolineare il valore del mantenere alta la varietà delle risorse alimentari in un contesto di produzione più naturale. Vi sarà a latere anche un meeting internazionale con la presenza di Capi di Stato e importanti personalità per arrivare ad una "Carta di Modena verso una possibile Pace con la Natura sul pianeta".
"La biodiversità: patrimonio universale da conoscere e salvaguardare"
Riflessione per il 5 giugno 2006, giornata mondiale dell'ambiente
L' utilizzo del termine "biodiversità" prende piede intorno alla metà degli anni Ottanta come
nuovo concetto ecologico, anche se a prima vista può sembrare strettamente legato a quello di
"natura" e sinonimo di "risorse biologiche" o "risorse naturali". Il nuovo termine che deriva dalla
contrazione dell'espressione "diversità biologica" ebbe la sua affermazione con la pubblicazione nel
1998 dell'opera di Edward O. Wilson intitolata appunto "Biodiversità".
Lo studio multidisciplinare della biodiversità ha contribuito a innalzare, specialmente a livello
internazionale, il profilo politico di un aspetto critico e precedentemente trascurato delle scienze
della vita. Ha inoltre originato un modo preciso e completo per valorizzare la varietà delle forme di
vita esistenti sulla Terra da cui ne è emersa l'importanza e l'urgenza di una tutela.
In accordo con la definizione riportata dalla Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), "la
biodiversità include la variabilità di tutti gli organismi di qualsiasi origine... e la complessità
ecologica della quale fanno parte... con ciò si intende la diversità intraspecifica, quella
interspecifica e quella degli ecosistemi". Infatti al livello della biodiversità rappresentata dalla
varietà delle specie, si è venuto ad aggiungere il livello organizzativo inferiore della diversità
genetica e quello superiore della diversità ecosistemica, ognuno definibile per specifiche
caratteristiche e proprietà emergenti.
Da questa concezione deriva un fatto che spesso non è chiaro ai più, cioè la profonda
interrelazione ed interdipendenza che esiste tra settori e livelli diversi o più semplicemente tra tutti
gli esseri viventi che costituiscono la biosfera. Questa si è originata con l'inizio stesso della vita sul
nostro pianeta quasi quattro miliardi di anni fa. La possibilità della vita sulla Terra è quindi una
costruzione unica ed integrata di cui noi stessi come specie facciamo parte, pur essendo gli ultimi
arrivati, e come tale dovrebbe sempre venire considerata.
Secondo stime recenti il numero di specie tra vegetali e animali attualmente viventi sul pianeta
potrebbe variare tra 10 e 100 milioni anche se fino ad oggi ne è stato descritto un numero compreso
tra 1,5 e 1,8 milioni. La biodiversità è distribuita in modo diverso tra i biomi e le foreste tropicali
costituiscono l'habitat in cui vive il maggior numero di specie: pur coprendo tali foreste solo un 7%
della superficie del pianeta, contengono circa il 50% della diversità globale. Basti dire che in un
ettaro di selva amazzonica si possono trovare fino ad alcune centinaia di specie arboree diverse
mentre nella nostra foresta temperata se ne incontrano solo alcune decine. Se poi si considera che su
un albero tropicale possono albergare alcune centinaia di altre specie tra vegetali e animali, si ha un
quadro della complessità, del valore e della priorità di salvaguardare questi ecosistemi unici e
fragili.
Le nostre conoscenze sulla biodiversità sono ancora assai limitate, si pensi che solo l'1% delle
specie vegetali ed una percentuale ancora minore di quelle animali, è stata studiata in modo
approfondito per un possibile utilizzo. Si ritiene che vi siano almeno 80.000 specie vegetali
commestibili, ma solo 3.000 vengono utilizzate e di queste solo 150 sono coltivate su larga scala
mentre appena 29 di esse costituiscono il 90% della nostra alimentazione vegetale. Questo dato
basterebbe a dirci la profonda contraddizione insita nel voler creare organismi modificati
geneticamente quando ancora non conosciamo tutte le potenzialità degli organismi che già esistono.
Nel frattempo la biodiversità sta scomparendo ancor prima di conoscerla. Ci troviamo infatti in
un'epoca di estinzioni senza precedenti. Mentre oggigiorno la percezione e la consapevolezza di ciò
che sta avvenendo con il cambio climatico e delle sue cause è alla portata di tutti - e da qui una
preoccupazione diffusa anche se spesso confusa - non si può dire lo stesso per un problema
altrettanto grave come quello della perdita della biodiversità.
L'estinzione naturale è una componente stessa dell'evoluzione della vita, che ha visto nel corso
di milioni di anni specie sostituite da altre più adatte che ne hanno preso il posto, ma l'ondata di
perdita di varietà biologica dall'inizio del '900 ha incrementato il tasso di estinzione globale di
almeno 1000 volte rispetto al tasso "naturale" tipico della storia della Terra nel lungo periodo. Nei
prossimi 50 anni è previsto che il tasso di estinzione sia 10 volte più alto di quello attuale. Nella
foresta tropicale il tasso di estinzione è già da 1000 a 10.000 volte superiore e si calcola che mentre
la media globale odierna sia di una specie persa al giorno, nella foresta tropicale scompaiono in
media 74 specie al giorno, una ogni venti minuti (27.000 in un anno). Per ogni specie vegetale che
si perde, da 20 a 40 specie animali che da essa dipendono entrano a rischio.
La velocità con cui avviene questa estinzione minaccia di alterare l'evoluzione stessa i cui tempi
di realizzazione sono molto più lenti. Se il numero delle specie si ridurrà troppo non vi sarà più una
adeguata base di risorse sulle quali possa continuare ad operare la selezione naturale per mantenere
il ricco quadro della vita. I bambini ci insegnano che se si toglie anche solo un numero limitato di
mattoncini la costruzione crolla, così può essere per la biodiversità, a causa della stretta
interrelazione e dipendenza che esiste tra tutte le forme di vita. L'equilibrio biologico segue una
dinamica non lineare per cui anche un piccolo evento negativo può innescare cambiamenti di più
vasta portata e modificazioni irreversibili di tutto il sistema.
Le cause per la rapida scomparsa della biodiversità non sono naturali ma dovute al pesantissimo
impatto delle attività umane che agiscono sulle specie in modo sia indiretto che diretto. La
principale di queste è la distruzione ed il degrado degli habitat naturali su larga scala che frammenta
e circoscrive sempre più gli spazi vitali per le specie. Durante l'intero corso della storia
dell'umanità, in nessun periodo si è assistito ad un'interferenza con gli ecosistemi terrestri di
proporzioni simili a quelle che si testimoniano dalla seconda metà del ventesimo secolo. Basti dire
che dal 1945 si sono convertite ad uso agricolo più foreste, savane e praterie di quanto non sia mai
avvenuto nei due secoli precedenti. Quasi un quarto della superficie terrestre è oggi coltivato.
Altre cause del degrado sono un prelievo eccessivo ed indiscriminato delle risorse che non
permette neppure la rigenerazione delle rinnovabili, l'inquinamento e l'immissione di sostanze
tossiche nell'ambiente, la persecuzione diretta da parte dell'uomo, una caccia e pesca eccessive, il
commercio illegale, l'invasione/immissione di specie alloctone estranee che introducono nella
biosfera locale profonde alterazioni, e non per ultimo i cambiamenti climatici a cui l'uomo sta
contribuendo con un'enorme immissione di gas serra in atmosfera.
Una delle barriere chiave per un comportamento più efficace per salvaguardare la biodiversità è
l'ignoranza sui servizi che questa fornisce. La biodiversità andrebbe salvaguardata se non altro per
l'immenso valore economico dei servizi che rende all'uomo attraverso gli ecosistemi e che è
raramente compreso, perché tali servizi vengono considerati gratuiti a chi ne fa uso. Gli ecosistemi
naturali forniscono supporto al ciclo dei nutrienti, alla formazione del suolo, alla produzione
primaria; forniscono cibo, acqua potabile, legno e fibre, combustibili; controllano il clima,
inondazioni ed esondazioni, la diffusione delle malattie, la purificazione dell'acqua. Senza
dimenticare il valore culturale ed informativo della biodiversità che si esprime attraverso l'estetica,
la spiritualità, l'educazione e la ricreazione. Questi servizi vanno ad agire sui costituenti del
benessere umano, le sue basi materiali, la sicurezza, la salute, le buone relazioni sociali.
Come biologo ed ecologista per me sarebbe più facile tenere posizioni radicali per difendere la
biodiversità per il suo valore intrinseco, ma ritengo che sia realisticamente necessario e più
produttivo trovare una via per far confluire interessi e prospettive diverse nell'unica via possibile
per non arrivare ad un collasso del sistema in tempi più o meno rapidi perché perdere la biodiversità
e degradare gli ecosistemi significa anche perdere le condizioni per la vita dell'uomo. Non abbiamo
ampie scelte e neppure molto tempo.
Il problema della tutela della biodiversità deve assumere il carattere di un'azione prioritaria dati
i connotati di gravità, urgenza e irreversibilità che ha, anche se questa priorità può differire ai vari
livelli di applicazione: locale, nazionale e globale. Sicuramente il livello locale deve essere quello di
più immediata attuazione perché più circoscritto al territorio su cui si vive. Dovrebbe inoltre venir
data priorità a quei sistemi a livello planetario che per la loro particolare ricchezza, le condizioni di
fragilità e per la minaccia più forte di distruzione che incombe su di essi richiedono un più urgente
intervento come ad esempio le foreste tropicali o le barriere coralline.
Per salvaguardare la biodiversità nel modo più corretto e meno emergenziale bisognerebbe
arrivare alla concezione di conservare e gestire interi ecosistemi o ripristinarli, risolvendo in tal
modo anche i problemi delle singole specie che ne fanno parte; proteggere gli ambienti naturali con
la creazione e consolidamento di parchi, riserve e aree protette (conservazione in situ) mentre una
possibilità che ha più i connotati dell'emergenza è quella di mantenere i pool genetici lontano dai
luoghi originari in corso di distruzione, in orti botanici, zoo e banche genetiche (semi e
germoplasma) (conservazione ex situ). Ma ciò non basta.
Gli impegni che oggi il Consiglio Provinciale prenderà sottoscrivendo l'Ordine del Giorno
vanno in una direzione positiva e mi auguro la loro piena realizzazione in tempi accettabili, anche
se ritengo che il problema maggiore, la madre di tutti i problemi, non sia in ogni caso affrontato
perché costituisce una sorta di quadratura del cerchio. Senza voler fare lezioni a nessuno ma siamo
qui a celebrare il valore di qualcosa che volenti o nolenti stiamo distruggendo e di cui possiamo,
con queste soluzioni, differirne solo i tempi della fine. Auspichiamo la salvaguardia della
biodiversità ma nello stesso tempo non ci si decide ad incidere sulle vere motivazioni per le quali la
stiamo distruggendo perché soprattutto non si vogliono modificare le regole della nostra società e
del nostro modello di sviluppo. Ritengo che il vero discorso da affrontare sia questo.
Il fatto è che ciò che guida le nostre scelte decisionali a livello politico, sociale ed economico è
ancora una concezione della natura e delle risorse del pianeta finalizzata all'uomo in funzione
prevalentemente utilitaristica e di sfruttamento. Ma la verità è che i sistemi economici e sociali
qualunque essi siano sono sempre e comunque un sottoprodotto della biosfera e non potrebbero
esistere se non ci fosse questo pianeta a sostenerli con risorse che non sono illimitate.
E' una verità spiacevole ma c'è poco posto per la biodiversità in un mondo che pone come
parametri del suo benessere, l'incremento dei consumi, la crescita industriale, il PIL e ritiene si
possa continuare illimitatamente la depredazione delle risorse naturali. Il concetto fondamentale è
che non ci può essere una crescita illimitata. Il pianeta non potrà sostenere sei miliardi di persone
che vogliono vivere nel modo in cui sta vivendo una parte privilegiata del mondo e questa parte del
mondo non può continuare a crescere senza compromettere il futuro di tutta l'umanità. Ciò non
vuole significare regredire a una "crescita zero" ma certo rivedere drasticamente il concetto di
benessere da un nuovo punto di vista che certo non può dare spazio ad una visione consumistica e
ad interessi egoistici ed accumulativi. La vera democrazia compiuta non potrà che essere una
democrazia ecologica. L'alternativa peggiore, che già stiamo vivendo, è un sistema globale in crisi
e un mondo che esacérba i conflitti, tentando di risolverli con la forza degli eserciti o del terrorismo.
La scommessa è che si può centrare l'economia e lo sviluppo sociale garantendo a tutti un
giusto grado di benessere partendo proprio dall'ambiente. Un economia ecologica produttiva può
esistere. La maggior parte dei valori e del sostentamento dell'economia a livello mondiale non
proviene dall'estrazione di risorse dalla natura ma dal corretto funzionamento dei fiumi, delle
foreste, dei campi.
Bisogna guardare a metodi alternativi che mentre da un lato preservano la biodiversità possono generare di rimando risorse vitali e desiderabili ai fini della sussistenza e dello sviluppo. In molti già lo dicono riportando esperienze ed esempi di fattibilità. Ci vuole coraggio, intelligenza, buona fede, altruismo, spirito di sacrificio e grande volontà. Viene da dire valori di un tempo passato...
Si deve trovare un accordo sul fatto che per tutelare la biodiversità non è necessario sminuire la
dignità dell'uomo o toglierli la possibilità di realizzarsi nelle sue giuste aspirazioni materiali, al
contrario la tutela della biodiversità può diventare sinonimo di sviluppo e di benessere ma richiede
un sempre maggior impegno e responsabilità da parte della comunità umana ed una più equitativa e
morigerata condivisione delle risorse. Lo stesso papa Giovanni Paolo II propugnò una "conversione
ecologica".
Solo un approccio più corretto e consapevole può fornire gli strumenti per mettere in grado chi
deve prendere decisioni di capire meglio le intere conseguenze delle sue azioni. Le scelte di chi
deve decidere possono essere adeguate ed efficaci solo se i dati tecnici, scientifici ed informativi
che vengono loro forniti sono esaurienti, affidabili e pertinenti e se la loro azione non viene inficiata
da risvolti compromissori di opportunità ed interessi politici che ben poco o nulla hanno a che fare
con il bene comune.
Vi è infine la necessità, per poter prendere determinate decisioni che all'apparenza possono
sembrare controcorrente o impopolari, di creare la base di un consenso tra la gente con opportune
azioni di conoscenza, diffusione corretta dei dati e coinvolgimento attivo nelle scelte e nella
gestione del bene comune. L'educazione, l'informazione consapevole, la partecipazione del
pubblico sono elementi essenziali per la creazione ed il mantenimento di una cultura attenta alla
tutela della biodiversità e all'attuazione di una vera democrazia ambientale. Solo da ciò può
originare il consenso necessario alle scelte dei politici.
La conclusione è che è necessaria una nuova assunzione di responsabilità per realizzare
politiche concrete di salvaguardia della biodiversità e di sostenibilità ambientale nel nostro sviluppo
sociale ed economico. Se i nostri figli vivranno meglio o peggio di noi dipende da quello che
faranno oggi i politici e da cosa saranno capaci di pianificare a più lungo termine.
Nessun altro essere vivente ha la possibilità di influire sulla biosfera come lo può fare l'uomo
che, sulla base della sua capacità di comprensione, l'incisività della sua azioni e la sua libertà di
pensiero è l'unico a potersi e a doversi rendere responsabile per il presente ed il futuro del pianeta e
della sua stessa sopravvivenza.
Mi piacerebbe pensare per Modena ad un evento periodico internazionale che avrebbe pari
dignità se non maggior valore di tanti altri che già abbiamo, una settimana dedicata alla cultura
ambientale e alla biodiversità. Sarebbe una dimostrazione di consapevolezza e di coraggio. Vi
chiedo cortesemente di considerare questa possibilità e farla diventare vostra.
Dario Sonetti Dipartimento di Biologia Animale dell'Università di Modena e Reggio Emilia ed è il coordinatore del Settore di intervento per la Cooperazione Internazionale "Foreste per Sempre" delle Gev della Provincia di Modena.
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Autore: Dario Sonetti
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