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In data 17.04.08
David Fiacchini, Vincenzo Ferri
Anno 5
Edizione Aprile 2008
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Biodiversità e Bioetica
Biodiversità e Bioetica, opinioni a confronto: Il 2008 è l'anno internazionale degli Anfibi.
Conoscenza, divulgazione, tutela: dalla salvaguardia degli Anfibi alla conservazione della biodiversità su scala locale e regionale
Keywords: biodiversità, Anfibi, gestione, conservazione.
Il fenomeno legato alla crisi della biodiversità su scala mondiale è una delle principali conseguenze del controverso rapporto uomo/natura e delle crescenti pressioni antropogeniche sulle matrici ambientali. In ambito zoologico gli Anfibi costituiscono da circa trenta anni il gruppo di vertebrati maggiormente minacciato di estinzione: dal 1980 ad oggi abbiamo perso almeno 112 specie di Anfibi, mentre le più recenti stime fornite dai ricercatori afferenti all'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) indicano che tra un terzo e la metà delle circa 6.000 specie di Anfibi a tutt'oggi conosciute sono in pericolo di scomparsa o sulla via dell'estinzione.
Alcune delle cause del preoccupante fenomeno battezzato "Global Amphibian Decline" possono essere ricondotte all'impatto delle attività umane sull'ambiente. Tra i fattori di minaccia antropogenici ve ne sono alcuni sui quali è possibile intervenire efficacemente : l'alterazione e la scomparsa dei biotopi dulciacquicoli, la frammentazione degli habitat, l'immissione di specie alloctone, il traffico stradale, il commercio di animali possono essere sensibilmente ridotti con politiche gestionali mirate alla conservazione delle specie ritenute più sensibili, che possono così fungere da "umbrella-species".
Con questo contributo vengono presentati alcuni esempi di "cattiva" e "buona" gestione della batracofauna e dei biotopi dulciacquicoli in contesti peri-urbani e rurali: sono riportati i casi di Milano, Somaglia, Nonantola, Ancona, Penna Sant'Andrea, Roma, Penne.
Dalla conoscenza delle problematiche di conservazione vi è quindi la necessità di passare ad una corretta ed efficace divulgazione, per sensibilizzare e stimolare non solo l'opinione pubblica ma anche e soprattutto gli Enti competenti in materia di pianificazione territoriale e di tutela dell'ambiente. Un sempre più attivo trasferimento di conoscenze, con relative proposte gestionali, dal mondo della scienza a quello della pubblica amministrazione, appare oggi quanto mai necessario per poter far fronte, sia su scala locale che regionale, alla crescente erosione di biodiversità.
INTRODUZIONE
In Italia le cifre riportate nell'Annuario dei dati ambientali 2007 dell'APAT evidenziano, tra i vertebrati, percentuali di specie minacciate che oscillano in media, in relazione ai diversi Autori presi in considerazione, dal 47,5% al 68,4%. In pericolo sono soprattutto Pesci d'acqua dolce, Anfibi e Rettili. Le maggiori minacce al patrimonio naturale sono legate principalmente all'impatto delle attivita' umane e alla crescente richiesta di risorse naturali e di servizi ecosistemici. In particolare, la trasformazione e modificazione degli habitat naturali e' causa indiretta di minaccia per circa il 50% delle specie animali vertebrate (AA.VV., 2007).
IL "GLOBAL AMPHIBIAN DECLINE"
In ambito zoologico gli Anfibi sono considerati il gruppo di Vertebrati più minacciato di estinzione (Barinaga, 1990; Beebee, 1973, 1992; Blaustein & Wake, 1990 e 1995; Griffiths, 2001; Houlahan et al., 2000; Pounds & Crump, 1994) e da qualche decennio sono all'attenzione del mondo scientifico e conservazionistico ed oggetto di programmi internazionali coordinati di studio e monitoraggio (Declining Amphibians Population Task Force, D.A.P.T.F. and I.U.C.N. Amphibian Specialist Group, A.S.G., in www.open.ac.uk/daptf/declines/decl0.htm; Global Amphibian Assessment, G.A.A., in www.globalamphibians.org/).
Dal 1980 ad oggi si sono estinte almeno 112 specie di Anfibi, mentre le più recenti stime fornite dai ricercatori afferenti all'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) indicano che tra un terzo e la metà delle circa 6.000 specie di Anfibi a tutt'oggi conosciute sono in pericolo di scomparsa o sulla via dell'estinzione. Paradossalmente in alcune aree remote del Pianeta, ancora poco conosciute dai ricercatori, vengono scoperte nuove specie sull'orlo dell'estinzione o addirittura già estinte, come nel recente caso di due rospetti del genere Atelopus rilevati al confine tra Ecuador e Perù (Coloma et al., 2007).
Per cercare di mitigare o di bloccare il declino globale degli Anfibi, l'IUCN ha creato la "Amphibian Ark" e il 2008 è stato definito l'Anno della Rana. L'Amphibian Ark ha come scopo principale quello di redigere un piano di conservazione degli Anfibi (www.amphibians.org/newsletter/ACAP.pdf), sviluppando la ricerca sulle specie minacciate e promuovendo attività di "captive-breeding" (allevamento in strutture controllate) per quelle specie che attualmente non godono di idonea protezione in natura.
Alcune delle cause del preoccupante fenomeno battezzato "Global Amphibian Decline " (Blaunstein & Wake, 1990; Ferri, 2001) possono essere ricondotte all'impatto delle attività umane sull'ambiente e in particolare:
- alterazione e/o scomparsa biotopi dulciacquicoli;
- inquinamento matrici ambientali;
- frammentazione habitat;
- immissione specie alloctone/commercio di animali;
- cambiamenti climatici/diffusione malattie infettive;
- infrastrutture viarie e traffico veicolare.
Per quanto riguarda l'Italia sono le regioni settentrionali ad aver subito le maggiori alterazioni ambientali e la maggiore contrazione di superficie delle zone umide (Barbieri, 1992; Scoccianti, 2001).
Tra i fattori di minaccia antropogenici ve ne sono alcuni sui quali è possibile intervenire efficacemente (per l'Italia, cfr., tra gli altri, i lavori di: Scoccianti, 2001; Fabian et al., 2007) (Tab. I), anche attraverso politiche gestionali mirate alla conservazione delle specie ritenute più sensibili, che possono così fungere da "umbrella-species" (Battisti, 2004).
Tabella I - Fattori di minaccia antropogenici e interventi di recupero di biodiversità
IL MODELLO "ANFIBI" PER CONSERVARE LA BIODIVERSITA'
Gli Anfibi, animali dalla "doppia vita", necessitano di un ambiente dulciacquicolo, principalmente per la fase riproduttiva, e di biotopi terrestri per le altre fasi del ciclo biologico (estivazione, svernamento, attività trofica, ecc.). Si dimostrano molto fedeli al sito dove sono nati (filopatria) e, in generale, hanno una bassa mobilità.
Queste caratteristiche li pongono in una situazione ancora più a rischio laddove avvengono fenomeni di inquinamento, o dove il territorio è completamente parcellizzato e le "barriere antropiche", gli abitati, le infrastrutture viarie, ecc., dividono i loro habitat terrestri dai siti riproduttivi. In presenza di strade molto trafficate una popolazione può scomparire in pochi anni solo per gli eccidi causati dagli autoveicoli in transito (Scoccianti & Ferri, 2000).
Frequentando habitat oggi sempre più semplificati e artificializzati, gli Anfibi rappresentano delle vere e proprie "sentinelle" sullo stato di conservazione dei frammenti di ecosistemi residuali (agroecosistemi, ex coltivi, ambienti lotici/lentici, aree marginali, ecc.) e di ambienti urbani.
Molti Anfibi, peraltro, sono di grande "utilità" per l'azione di predazione svolta su specie ritenute "moleste" per l'uomo ed esercitata attivamente anche nei mosaici ambientali presenti in città e in aree periferiche.
Gli Anfibi possono essere considerati quali "specie-guida", su scala locale, per interventi volti a recuperare naturalità e ripristinare determinati habitat sia in ambito peri-urbano che in zone rurali.
ESEMPI DI "CATTIVA" E "BUONA" GESTIONE DELLA PICCOLA FAUNA
Gli ecosistemi urbani e le aree rurali a contatto con i nuclei edificati presentano, spesso e volentieri, una maggiore eterogeneità ambientale di quella che può avere un'area extraurbana di pari superficie, in un medesimo contesto biogeografico.
Le comunità animali che si insediano in questi "mosaici di microambienti" o che vi sono rimaste "inglobate" dalla progressiva artificializzazione del territorio, sono piuttosto eterogenee e instabili: la loro composizione quali-quantitativa dipende da numerosi fattori naturali e antropici.
La gestione della fauna in contesti seminaturali, rurali e peri-urbani in Italia non ha grandi "tradizioni" e in questa sede riportiamo alcuni esempi in "negativo" e in "positivo" che hanno come trait d'union alcune specie di Anfibi.
Milano
Il Rospo smeraldino, piccolo anfibio anuro fino a venti/trenta anni fa relativamente diffuso negli agroecosistemi e in aree verdi peri-urbane prossime al centro di Milano, oggi è considerato in declino in tutto l'hinterland milanese.
Dal 1990 (Ferri, 1992; Noja & Ferri, 1998) sono stati avviati progetti volti alla conservazione della specie in alcuni siti soggetti ad urbanizzazione ed isolamento: tra gli altri ricordiamo la fontana dell'Ospedale S. Carlo e i giardini pubblici di via S. Giusto.
Nonostante gli sforzi dei volontari e l'interessamento degli studiosi, molteplici cause (disinteresse degli Amministratori comunali, abbandono di specie esotiche predatrici, operazioni di manutenzione di fontane e stagni, traffico stradale, edificazioni selvagge, ecc.) hanno portato alla completa scomparsa di gran parte delle popolazioni presenti nei contesti maggiormente cementificati.
L'unica popolazione che può essere considerata in uno stato di conservazione soddisfacente è quella legata al Parco Nord Milano (24 ettari circa), che nel 2001 è stato riconosciuto quale Area di Rilevanza Erpetologica Nazionale della Societas Herpetologica Italica.
Resta comunque molto da fare, poiché per un'efficace conservazione di popolazioni urbane e suburbane del Rospo smeraldino, e di tutta la piccola fauna dulciacquicola legata a determinati micro-habitat, è necessario non solo predisporre e mantenere ambienti riproduttivi ed ecotonali ecologicamente idonei, ma anche una maggiore attenzione da parte delle amministrazioni pubbliche, attente per lo più ad eliminare piccole e grandi raccolte d'acqua e a spargere biocidi per il controllo di insetti e micromammiferi (Ferri & Bressi, 1999).
Roma
Moltissime aree verdi della capitale, in seguito all'enorme espansione del tessuto urbano, sono state distrutte per far posto a strade e insediamenti edilizi. Ciò ha portato, a partire dagli anni del secondo dopoguerra, alla scomparsa di intere popolazioni o addirittura all'estinzione su scala locale di alcune specie (Bologna et al., 2003).
Il futuro di ben cinque specie di Anfibi, sulle dieci complessivamente rinvenute a Roma, è alquanto incerto, anche per il numero esiguo delle residue località di presenza nella cinta urbana (Bologna et al., 2003). I due tritoni Triturus carnifex e Lissotriton vulgaris, ad esempio, resistono solamente lungo i cosiddetti "cunei verdi" di Roma (la valle del Tevere a nord, la campagna romana tra via della Magliana e via Aurelia a sud-ovest), mentre sembrano oramai scomparsi tra l'EUR e l'Appia Antica.
Anche le specie a più ampia valenza ecologica e meno sensibili ed esigenti, in termini di idoneità ambientale e presenza di predatori alloctoni, come il Rospo comune, sembrano essere in difficoltà.
Un ruolo molto importante per il mantenimento di un elevato livello di complessità ed eterogeneità ambientale (e, di conseguenza, di popolazioni vitali) può essere svolto dai parchi e dalle riserve suburbane, nonché dalle aree verdi urbane (es: Villa Doria Pamphilj, Villa Borghese).
Allo stato attuale delle conoscenze le "isole verdi" residue collocate all'interno del Grande Raccordo Anulare sono soggette ad elevata frammentazione ed isolamento: ciò riduce drasticamente le possibilità di collettività e collegamento tra i frammenti, e ostacola la dispersione di specie poco vagili come gli Anfibi (Vignoli et al., 2006)
Numana (Ancona)
L'Amministrazione comunale ha dato il via libera ad un progetto edilizio (dopo un complesso contenzioso giudiziario durato decenni) in un'area perifluviale soggetta ad impaludamenti e prossima al fiume Musone, all'interno del Parco naturale regionale del Conero.
Il sito è frequentato da numerose specie di Anfibi (Tritone crestato italiano, Tritone punteggiato, Rospo comune, Rospo smeraldino, Raganella, rane verdi) ed è stato segnalato agli Enti interessati poiché si tratta di una delle ultime aree marginali planiziali e costiere delle Marche dove si ritrova una così ricca e diversificata comunità erpetologica.
Nonostante le lettere e le osservazioni inviate, il progetto è partito a fine 2007 con la bonifica dell'area e la completa distruzione dei siti riproduttivi (alcuni di natura artificiale) degli Anfibi, senza prevedere alcuna misura di mitigazione/compensazione per la "piccola fauna".
Somaglia (Lodi)
Quasi 20 anni di ricerche erpetologiche (Ferri, 1988; Ferri, Agapito Ludovici & Schiavo, 1992; Ferri, 2006) e la passione di tanti naturalisti, ambientalisti, cittadini e amministratori hanno portato il piccolo territorio di "Monticchie" (in tutto 238 ettari) al riconoscimento di Riserva naturale regionale, Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale (IT2090001).
Nel 2000 è stata anche dichiarata Area di Rilevanza Erpetologica dalla SHI per la presenza di popolazioni numerose di specie minacciate (tra le quali spicca quella di Rana latastei).
Nel 2003 il Comune di Somaglia, con WWF Lombardia e Regione Lombardia, ottiene un finanziamento LIFE Natura IT/03/000112 per salvaguardare e potenziare gli habitat delle specie di interesse presenti.
Nel 2005 la Regione Lombardia istituisce la Stazione Sperimentale per lo studio e la conservazione degli Anfibi "Monticchie di Somaglia" affidandola in gestione a questo stesso Comune.
Tra gli obiettivi della struttura ne segnaliamo alcuni di grande rilievo conservazionistico:
- proporre progetti e attività volte al monitoraggio e alla tutela della batracofauna lombarda, con particolare riferimento alle specie minacciate;
- ripristinare o realizzare ex novo habitat acquatici e terrestri per gli anfibi e tutta la piccola fauna dulciacquicola;
- attivare un centro di documentazione specializzato e realizzare materiale divulgativo ed eventi di sensibilizzazione.
Nonantola (Modena)
Nel territorio di questo Comune del modenese si trova la località denominata Torrazzuolo. E' un'area di elevato interesse naturalistico grazie alla presenza di una grande zona umida (oggi più di 15 ettari) di origine artificiale realizzati in una dozzina d'anni all'interno di un vasto territorio agricolo, la "Partecipanza Agraria", per lo più interessato da colture estensive cerealicole e da una limitata rete irrigua.
Successivi e ripetuti interventi mirati alla ricostituzione di formazioni boschive e di transetti lineari arboreo-arbustivi, per lo più perimetrali ai corsi d'acqua, hanno determinato con la Variante generale al P.R.G. del Comune di Nonantola approvata dalla Provincia di Modena (delibera della Giunta Provinciale n. 491 del 6.5.1997) alla classificazione del Torrazzuolo quale Area di riequilibrio ecologico (ai sensi della Legge regionale n. 11/1988) e successivamente (2003) al riconoscimento di Sito di Importanza Comunitaria.
Penna Sant'Andrea (Teramo)
La Riserva di Castel Cerreto è una superficie boscata di ha 6,25, a cui fa seguito una fascia di rispetto di ha 135. Riconosciuta quale Riserva naturale regionale nel 1991, è affidata alla gestione del Comune di Penna Sant'Andrea che si avvale per le attività di sorveglianza, manutenzione ed educazione ambientale della Cooperativa FLOEMA. Con grande attenzione naturalistica qui si è riusciti a rendere davvero fruibile ed interessante paesaggisticamente un ambiente ricchissimo in Biodiversità, ma estremamente fragile e tuttora in evoluzione ecologica e soggetto a stravolgimenti idrogeologici (frane attive). Vi si colloca una delle più ricche popolazioni di Lissotriton italicus, un tritone endemico di piccole dimensioni e abbastanza minacciato, soprattutto dalla fauna ittica alloctona.
Penne (Pescara)
Grazie all'interessamento del WWF e alla collaborazione con gli Enti locali interessati, un piccolo lago artificiale è diventato nel giro di pochi anni dapprima Riserva naturale regionale (1987) e poi centro di interesse nazionale e laboratorio sperimentale per la tutela di specie animali a rischio di estinzione (Lontra su tutte), con più di 5.000 visitatori l'anno. Artefici di questo successo un gruppo di giovani di Penne e dintorni che alla fine degli anni Ottanta si riunirono in cooperativa e fondarono la COGECSTRE. Oggi questo sodalizio offre lavoro stabile a più di 25 persone ed è conosciuto in tutta Italia e non solo. Con loro sono partiti importanti progetti di studio e conservazione attiva della Piccola Fauna d'Abruzzo, oltre ad iniziative ancora uniche di divulgazione e sensibilizzazione in campo ambientale e naturalistico.
Senigallia (Ancona)
Cittadina costiera delle Marche, legata da sempre al turismo balneare estivo. L'espansione edilizia e commerciale ha inglobato ex coltivi, fossati e aree marginali che ospitavano piccole popolazioni di Rospo smeraldino (specie scarsamente diffusa e rara nelle Marche). Oggi la specie è rimasta in un solo sito: si tratta di un fosso cementificato che raccoglie le acque meteoriche e quelle di scarico delle abitazioni limitrofe.
A cavallo tra il 2003 e il 2004 è stato proposto alle Amministrazioni interessate un progetto denominato "I guardiani dello smeraldino" che si prefiggeva un duplice scopo: favorire la riproduzione della specie nel sito "artificializzato" allestendo apposite vasche, e ricreare ambienti dulciacquicoli idonei per la specie in aree verdi residuali prossime al sito.
A tutt'oggi i risultati non possono ancora essere considerati soddisfacenti, anche se si tratta di un primo importante passo in avanti per la tutela della specie.
CONCLUSIONI
Dalla conoscenza delle problematiche di conservazione vi è quindi la necessità di passare ad una corretta ed efficace divulgazione, per sensibilizzare e stimolare non solo l'opinione pubblica ma anche e soprattutto gli Enti competenti in materia di pianificazione territoriale e di tutela dell'ambiente (Tab. II).
Si ravvisa la necessità di maggiore "etica" nelle scelte gestionali della Pubblica Amministrazione: ciò significa avere maggiore attenzione nella pianificazione ambientale e nella gestione delle risorse naturali. Un sempre più attivo trasferimento di conoscenze, con relative proposte gestionali, dal mondo della scienza a quello della pubblica amministrazione, appare oggi quanto mai necessario per poter far fronte, sia su scala locale che regionale, alla crescente erosione di biodiversità.
Tabella II - Conoscenza, divulgazione, tutela
Dr. David Fiacchini
Biologo - OSTRA VETERE (AN)
Societas Herpetologica Italica (SHI)
Coordinatore progetto di Ricerca "Atlante Erpetologico Sibillini"
Dott. Vincenzo Ferri
Erpetologo
Responsabile scientifico Centro Anfibi Lombardia Riserva Naturale "Monticchie" - Somaglia (LODI
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David Fiacchini Biologo - OSTRA VETERE (AN)
Societas Herpetologica Italica (SHI) Coordinatore progetto di Ricerca "Atlante Erpetologico Sibillini"
Vincenzo Ferri Erpetologo Responsabile scientifico Centro Anfibi Lombardia Riserva Naturale "Monticchie" - Somaglia (LODI)
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Autore: David Fiacchini, Vincenzo Ferri
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