Domenica 01 Luglio 2012 00:00
Fabrizio Giangrande
Una fedele ricostruzione di trent'anni di storia nazionale ed internazionale con rispettosa attenzione nei confronti dei protagonisti della storia stessa, siano stati essi personaggi di grande fama o individui comuni. In questo modo si propone al visitatore l'opera di Gianni Giansanti, celebrata dalla mostra fotografica "Umanità", in questi giorni a Roma presso il Museo di Trastevere. L'esposizione, curata da Chiara Mariani e Alda Masella, è realizzata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci ed è patrocinata dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali.
Domenica 18 Novembre 2012 00:00
Margherita Lamesta
Marfa girl di Larry Clark
Marc’Aurelio d’oro al Festival Internazionale del film di Roma 2012
A partire dal suo primo libro fotografico, Tulsa, datato 1971, nello scorcio di quarant’anni, Larry Clark si conferma coerente con se stesso. La rappresentazione della violenza, l’abbrutimento umano, le psicopatologie dei cosiddetti soggetti normali, l’attenzione verso gli adolescenti e una sessualità esplicita, sono i temi di Marfa girl, Marc’Aurelio d’oro alla settima kermesse cinematografica della capitale. Il tutto è vissuto a Marfa, cittadina sperduta del Texas, di fatto terra di confine tra Usa e Texas, un luogo abbandonato a se stesso e completamente privo d’identità.
Domenica 10 Giugno 2012 00:00
Margherita Lamesta
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(1 voto, media 1.00 di 5)
Sculture dalla collezioni Santarelli e Zeri a Palazzo Sciarra
Secondo un filone ideologico iniziato da oltre un decennio, che vuole omaggiare la bellezza della città eterna, ecco un tassello prezioso, in questo senso, offerto ai visitatori più attenti e raffinati. Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri è il titolo della mostra ospitata dal Palazzo Sciarra, fino al primo luglio. Si tratta di un’esposizione singolare per almeno due ragioni: l’ampio arco temporale interessato dai novanta pezzi unici in mostra - che fa da eco alla peculiare stratificazione storica di Roma, città unica al mondo per questo – e la possibilità di godere e fruire di due collezioni private - parte di esse - tra le più prestigiose che, proprio in quanto private, sono precluse alla vista dei più.
Benché la pittura, oggi, abbia raggiunto quotazioni molto alte rispetto alla scultura, considerando gli ultimi venti anni, l’arte scultoria sta registrando un costante aumento del valore. La tridimensionalità nell’arte, effettivamente, è più difficile da gestire, secondo una logica perfettamente in linea, oltretutto, con quella che regge il privilegiato rapporto del pubblico con il cinema, piuttosto che con la presenza fisica, tridimensionale del teatro. Un quadro lo sposti facilmente e si può utilizzare per arredare spazi di diverse ampiezze, operazione più complessa, invece, se riferita agli spazi nei quali collocare con sapienza una scultura, oltre alla maggiore difficoltà di spostamento di una materia ben più pesante – un busto può pesare 3/400 kili, ad esempio. Un errore di pennello lo si risolve facilmente, rispetto ad un colpo di scalpello sbagliato. Il tempo danneggia molto più un’opera d’arte lapidea, spesso ubicata all’aperto, quando non l’interra complicandone l’interpretazione da parte degli esperti, in caso di recupero di reperti poco chiari, perché troppo trasformati dalle stratificazioni delle civiltà e dei secoli che si avvicendano.
Domenica 18 Novembre 2012 00:00
Margherita Lamesta
Primo Prospettive miglior documentario – Roma 2012
Nato da un reportage fotografico cominciato nel 2009, Pezzi, il documentario di Luca Ferrari, presentato al Festival del Film di Roma di quest’anno, nella sezione Prospettive Italia, si aggiudica il primo premio della sezione. In poco più di un’ora di documentario, si ha molto da riflettere.
Massimo, Stefano, Rosi, Bianca, Giuliana sono i padri, le madri, i figli di una città, Roma, che non li riconosce se non nell’accento sguaiato - quello dell’ignoranza - e che li relega ad una periferia – il laurentino 38 - la cui identità si sovrappone esattamente alle loro vite integrate solo tra loro, non con le altre, quelle della gente “normale”. La galera è in agguato, la droga onnipresente e spappolante. “Il passo dall’immagine fissa a quella filmata è stato naturale” - spiega il regista. Pezzi di vita ruvida, dolorosa, graffiata e graffiante, di giovani vite stroncate e senza via di scampo e di madri, che vivono solo nel ricordo di un giglio sporcato dal sangue della morte violenta.
Lunedì 11 Giugno 2012 20:42
Fabrizio Giangrande
“L’arte si fa sempre espressione della Storia. A volte la anticipa, altre volte vi cammina fianco a fianco”. Prendendo spunto dalla predetta considerazione di Francesco Ciaffi, curatore dell’evento insieme a Simone Pastor, è stata allestita, presso il centro culturale Elsa Morante, la mostra di arti figurative “Forme e colori dell’Italia unita”. L’esposizione, che intende celebrare la ricorrenza del 150° Anniversario dall’Unità, è stata organizzata dall’Associazione Culturale Officina Bellatrix in collaborazione con l’ente Biblioteche di Roma. La manifestazione ha stimolato la riflessione da parte di differenti artisti sul nostro Paese. Ad essi è stata lasciata la massima libertà sia nella scelta dei soggetti sia nell'utilizzo delle differenti forme e tecniche espressive. Tutto ciò ha favorito una spiccata eterogeneità. Una varietà stimolata anche dalla presenza di artisti provenienti da differenti regioni d’Italia ed in possesso di un bagaglio di esperienze assai diversificato. Ciò ha spinto alla collaborazione tra giovani promettenti ed artisti ormai affermati sulla scena nazionale ed internazionale.
Lunedì 19 Novembre 2012 00:00
Margherita Lamesta
E la chiamano estate di Paolo Franchi - Festa del Film di Roma 2012
Miglior regia per Paolo Franchi - miglior interpretazione femminile per Isabella Ferrari
E la chiamano estate, ultima fatica del regista Paolo Franchi, in concorso alla settima Festa del Cinema di Roma, porta a casa, tra critiche e polemiche, ben due premi: “miglior regia” e “miglior interpretazione femminile”.
Non c’era davvero bisogno di scomodare il maestro Bruno Martino per costruire un pensiero, dietro una serie di inquadrature all’insegna della vacuità. La vedova del musicista, infatti, ha presentato un ricorso cautelare d’urgenza per bloccare la proiezione e la distribuzione del film, perché “lesivo del patrimonio culturale ed artistico del musicista”. Si è gridato contro una critica mai così unanime nella bocciatura di un film, apostrofando gli esperti come bigotti, per non aver capito un film d’autore e perché colpevoli di non dare supporto al cinema italiano. Si sono anche azzardate presuntuose similitudini con lo splendido lavoro di McQueen, Shame, presentato a Venezia, l’anno scorso.
Martedì 18 Ottobre 2011 00:00
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(2 voti, media 1.00 di 5)
Emilio Federico Schuberth fu un’icona dell’esteriorità e la pellicola del giornalista Antonello Sarno, Schubert, l’atelier della Dolce Vita, accarezza come un soffio magico il suo stile unico, femminile ed identificativo di un’epoca. Nel film la Dolce Vita di Fellini, infatti, si scorge il profumo Schu del maestro couturier e negli inviti di nozze di allora si scriveva: “La sposa indosserà un abito di Schuberth”, come marchio di garanzia, che non fu tralasciato neppure per la celebrazione delle nozze di sua figlia Gretel, giocando con la tipica ironia dello stilista. In un documentario arricchito di testimonianze d’eccezione come Sophia Loren, Micol Fontana, Pierre Cardin, Bernardo Bertolucci, Carlo Rosella, Adele Cambria e Christian De Sica, il regista rivela che Schuberth era il sarto delle dive e delle regine.
Lunedì 26 Novembre 2012 00:00
Margherita Lamesta
The motel life – miglior sceneggiatura e premio pubblico BNL – 7imo Festival del Cinema di Roma
Premio per la migliore sceneggiatura e premio del pubblico BNL per il miglior film ad Alan e Gabriel Polsky, che da produttori di cinema indipendente – il loro debutto fu il finanziamento de Il cattivo tenente di Herzog – hanno presentato alla settima Festa del Film di Roma il loro esordio alla regia, il quale ha portato loro fortuna. The motel life è, ovviamente, un film indipendente sia nei mezzi che nell’anima, benché non dal soggetto particolarmente originale.
Gli ingredienti della trama sono quelli tipici di un certo cinema americano. I fratelli di sangue Frank-Emile Hirsch e Jerry Lee-Stephen Dorff non hanno una vita facile. Non l'hanno mai avuta. Soli, a 14 anni, orfani, con pochi dollari in tasca e un fucile antico come unico ‘valore’ ereditato, vivono nei sobborghi di Reno, nel Nevada. Hanno imparato a cavarsela da soli, affidandosi l'uno all'altro, proteggendosi a vicenda, guardandosi le spalle, tenendo fede, ad ogni costo, ad un giuramento fatto alla mamma prima di morire. I due protagonisti ci portano per mano nel loro inferno terreno, fatto di solitudine, rimorsi e progetti futuri che appaiono irrealizzabili.
Mercoledì 05 Dicembre 2012 00:00
Margherita Lamesta
Le gutteur-il cecchino di Michele Placido – FC al Festival del Cinema di Roma 2012
A sette anni dal fortunato Romanzo criminale, Michele Placido si cimenta con lo stesso soggetto per realizzare un polar transalpino. Fuori Concorso al Festival di Roma 2012, il regista pugliese, con Le gutteur, si conferma capace nell’uso sapiente del linguaggio del genere gangster. L’esercizio di stile dell’autore è innegabile, come la capacità di padroneggiare i codici del genere in questione.
Se Vallanzasca e Romanzo criminale erano "romanzi" molto connotati in senso melodrammatico, dal chiaro tributo stilistico pagato a Scorsese – che a sua volta si rifà ideologicamente al Nostro melodramma, come Coppola, del resto - Il cecchino sposa in tutto la tradizione francese. Mentre i due lavori precedenti risentivano di una memoria puramente italiana, che attinge all’opera lirica e alla commedia dell'arte, il film in oggetto, invece, presenta una cifra stilistica ben calata nel polar francese; si libera, dunque, di ogni componente romantica, senza concedere indulgenze neppure al privato dei personaggi.
Martedì 29 Marzo 2011 00:00
Veronica Rocco
“La regina del Moderno”. E' con questo sottotitolo che si è aperta a Roma l'ampia rassegna monografica dedicata alla pittrice polacca Tamara de Lempicka, che si potrà ammirare fino al 10 luglio nelle sale del Complesso del Vittoriano. La mostra, per la varietà delle opere esposte, molte delle quali inedite in Italia, presenta elementi di grande novità, fra cui il ritrovamento di documenti finora mai pubblicati che rivelano il legame dell'artista polacca con i futuristi italiani. La mostra ripercorre, tra dipinti, disegni, fotografie in bianco e nero e filmati, la vita eccessiva e spregiudicata dell'artista che più e meglio di ogni altro ha saputo incarnare, fra la prima e la seconda guerra mondiale, lo spirito della modernità, anticipando mode e “modi” che alcuni decenni più tardi sarebbero diventati il segno distintivo della Pop Art.
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