

|

Articolo pubblicato il 06-06-2005
Carlo Flamigni
Professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l'Università di Bologna
Supplemento Numero 16 - Anno 2 06 Giugno 2005
|

|
Un calo di gravidanze di circa il 40% con la legge italiana sulla fecondazione assistita, considerata dagli scienziati più noti nel mondo addirittura pericolosa dal punto di vista medico e sociale
Mi sembra che da qualche tempo la discussione in atto ormai da molti mesi, sui problemi relativi alla biologia della procreazione e sui differenti risvolti della legge 40\2004, abbia trascurato le diatribe filosofiche e etiche relative all’inizio della vita personale per occuparsi in modo prevalente di problemi più pratici: è proprio vero che l’applicazione della legge ha determinato un peggioramento dei risultati? È corretto pensare che a causa dell’applicazione di questa stessa legge la ricerca scientifica subirà un ritardo rispetto a quella degli altri paesi?
Questo “nuovo corso”, almeno a prima vista, dovrebbe dare voce soprattutto ai medici e agli scienziati, che in teoria queste cose dovrebbero saperle un po’ meglio degli altri. In barba al buon senso, proprio da qualche tempo i giornali stanno dimostrando qualche intolleranza proprio nei confronti di scienziati e di medici: un editorialista del Corriere della Sera ha scritto recentemente che i medici dovrebbero attenersi al loro ruolo, che non può essere quello di entrare nelle discussioni di ordine politico e morale che si stanno svolgendo nel paese.
Ammetto di aver provato un po’ di fastidio leggendo articoli di questo tenore soprattutto perché la mia opinione è esattamente opposta. A me è infatti sembrato di assistere, in questi ultimi tempi, a una vera e propria moltiplicazione di figure “alla Margite”, che forse qualche studioso di filosofia riconoscerà. Margite è descritto, nell’Alcibiade minore, come un tale“ che sapeva molte cose e le sapeva tutte male”. Margiti ne sono fioriti come le margherite nei prati in primavera sul Foglio, sull’Avvenire, ma anche su giornali in teoria più qualificati come il Corriere della Sera. Margiti ne incontro continuamente nei dibattiti: approssimativi, prepotenti, pieni di sicumera, dicono sciocchezze e bugie con grande faccia tosta e in realtà, dal loro punto di vista, fan bene: dire una bugia è facile, spiegare che di una bugia si tratta richiede tempo, e il tempo, guarda un po’, non c’è mai.
Le ragioni dell’abbandono dei temi più propriamente appartenenti alla bioetica sono probabilmente dovute al fatto che la Chiesa cattolica è in difficoltà per l’eccesso di teorie che vivono al suo interno sull’inizio della vita personale. Personalmente ne ho contate sette: l’attivazione dell’oocita, la formazione di un genoma unico, la perdita della totipotenza dei blastomeri, la perdita della capacità di fare gemelli omozigoti, il contatto con il grembo materno, la comparsa della linea primitiva, la teoria ilomorfista. Spiegare a un cittadino qualsiasi perché una di queste teorie sia razionale e le altre non lo siano non è facile e il tentativo di passare la palla alla biologia mi sembra miseramente fallito. Più facile affrontare i problemi clinici e scientifici, magari con il contributo di qualche ricercatore disposto – per mala fede – ad arrangiare un po’ i risultati.
Il primo di questi temi è certamente quello che riguarda i possibili cambiamenti delle probabilità di successo, che dopo un anno di applicazione della legge dovrebbero essere ormai evidenti.
L’aiuto ai sostenitori della legge 40 è venuto da un piccolo gruppo di ricercatori che ha pubblicato i dati relativi ai primi 4 mesi di applicazione della legge e ha affermato che la diminuzione della percentuale di gravidanze, calcolata in rapporto al prelievo di oociti, non superava il 3%. Questo numero è stato strombazzato in tutti i modi possibili ed è in realtà indicativo di un calo di successi relativamente modesto, valutabile in poco più del 10% in meno in termini di gravidanze. Peccato che qualche riga più avanti si legga che la diminuzione complessiva, a conti fatti, è del 6%, un dato che porta la diminuzione complessiva delle gravidanze al 22%. Peccato che continuando la registrazione dei dati il centro più importante che ha contribuito a questa indagine ha dovuto incassare una diminuzione di successi del 14%; peccato che due dei centri si sono dissociati e hanno affermato che l’interpretazione dei risultati era parziale; peccato che dati più recenti e più completi confermino che la diminuzione si sta stabilizzando su questo 14%, il che significa un calo di gravidanze di circa il 40%; peccato che un consorzio di 5 centri che vedeva nascere 70 bambini ogni mese, oggi ne veda nascere solo 37.
Ho scritto una lettera agli scienziati più noti nel mondo per i loro studi su questa materia chiedendo loro un parere sulla nostra legge e sull’applicazione della tecnica del “caso semplice” (che limita a tre il numero degli oociti fertilizzabili: mi hanno risposto tutti (Edwards, Trounson, Rosenwaks, Winston, Barri, Sunde, Palermo, Donnez e tanti altri) con espressioni di severa condanna nei confronti della nostra legge, considerata addirittura pericolosa dal punto di vista medico e sociale. In realtà chiunque capisca qualcosa di biologia non può non capire che con questa legge le donne più giovani patiranno per la proibizione di congelare embrioni (purtroppo il congelamento degli oociti non decolla) e le donne meno giovani per le difficoltà di produrre tre embrioni a partire da tre soli ovuli. Mi spiace dover fare una asserzione così forte ma chiunque asserisca il contrario mente e lo fa certamente per fini poco nobili.
Veniamo adesso al problema della ricerca scientifica e al divieto di eseguire ricerche sperimentali sull’embrione che è contenuto nella legge 40. La cosa che dispiace di più a molti ricercatori è quella di non poter svolgere indagini sul possibile uso clinico delle cellule staminali embrionali, una protesta considerata assurda da ricercatori come Angelo Vescovi il quale sostiene che le staminali adulte che vengono attualmente utilizzate coprono tutte le possibili esigenze.
In realtà cosa pensi esattamente Vescovi non sono riuscito a capirlo, come non sono riuscito a capire perché un uomo tanto dogmatico e privo di dubbi si dichiari laico. Voltaire a parte (che dava delle persone che non hanno dubbi un giudizio fortemente critico) quello che Vescovi dice è spesso diverso da quello che poi scrive. Nel suo libro “La cosa che viene da dentro”, pubblicato recentemente da Mondadori, a pagina 65 leggo testualmente:
“Nessun tipo di cellula staminale può essere considerata la cellula donatrice universale. In realtà, una valutazione ragionevole e ragionata fa pensare che l’impiego delle staminali adulte sarà da favorire in alcune situazioni e quello delle embrionali in altre”. La contrarietà di Vescovi ha dunque solo connotazioni etiche, e a questo punto credo che egli si trovi costretto a confrontare la sua teoria (teoria, non più di questo: non possono esistere certezze su questo tema) con quelle degli altri. Come già sta accadendo al Magistero cattolico, il problema si sposta alla discussione sul principio di precauzione, che in un caso come questo dovrebbe cedere il passo al principio di responsabilità.
Resta il fatto che Vescovi nega l’ipotesi che le staminali embrionali possano rivelarsi più utili di quelle adulte e che mi ha criticato per averlo detto. Poiché, pur stimando Vescovi, non lo considero portatore di verità rivelate, ho cercato altri pareri. Secondo me, chi ha le idee più chiare sull’importanza relativa delle diverse cellule staminali è chi si occupa di ricerca translazionale, quella scienza che cerca di stabilire cosa e quanto, delle scoperte scientifiche in campo biologico, è trasferibile alla clinica. È vero che alcune delle ricerche in questo settore vengono fatte per conto di agenzie che fanno riferimento alla ricerca clinica post-accademica, ma non è difficile individuare quelle che fanno invece riferimento a concetti meno commerciali della cura.
La ricerca translazionale sottolinea sempre e anzitutto il fatto che con le cellule staminali adulte si stanno facendo sperimentazioni cliniche mentre con quelle embrionali si è molto più indietro, si è ancora in una fase sperimentale che non riguarda l’uomo. D’altra parte le staminali embrionali umane sono state isolate per la prima volta da Thomson nel 1998, una data non così lontana nel tempo. Viene poi sottolineato il fatto che alcune linee di ricerca, che potrebbero risultare particolarmente importanti e addirittura cambiare le regole del gioco, sono poco conosciute e forse insufficientemente finanziate: si tratta delle MACP (multipotent adult progenitor cells, o staminali ultime) molto simili alle embrionali ma sinora isolate solo nel topo: le cellule staminali germinali; i globi embrioidi, in teoria ottenibili anche con il trasferimento nucleare senza dover necessariamente produrre embrioni e veri e propri contenitori di cellule staminali.
La ricerca translazionale fa molte osservazioni critiche su entrambi i tipi di staminali, troppe per essere riferite qui. Mi limito ad alcuni dei punti più interessanti.
Circa le staminali adulte, si sottolinea che alcuni dei più noti esperimenti di plasticità non sono stati riprodotti e che esiste una discussione sullo stesso concetto di plasticità. I meccanismi molecolari della transdifferenziazione sono poco noti e perciò scarsamente padroneggiabili: si è addirittura osservato che in alcuni casi non c’è transdifferenziazione, ma addirittura fusione cellulare, un processo sulla cui utilità sappiamo ancora poco.
Inoltre le popolazioni cellulari sono molte ed è difficile capire quale ha transdifferenziato. Inoltre le staminali adulte sono poche e difficili da recuperare, sono meno maneggevoli delle embrionali per quanto riguarda l’ingegneria genetica e possono dimostrare grandi difficoltà nella crescita. Non è poi sufficiente che esibiscano in vitro la stessa morfologia e gli stessi marcatori di quelle dei tessuti in cui si debbono integrare per avere la certezza che lo faranno. Tralascio i problemi di ordine genetico e immunologico perchè sono fin troppo noti.
Circa le staminali embrionali, è opinione generale che non esistano ancora conoscenze bastevoli per garantire la loro differenziazione nel senso desiderato in assenza di rischi (come quello di formare teratomi) e che la fase di sperimentazione preclinica debba essere in realtà ancora lunga. Si sottolinea invece come queste cellule possano essere utilizzate per scopi molto particolari (come ad esempio la formazione di tessuti chimerici) come siano meno attive dal punto di vista immunitario e come possano essere modificate dal punto di vista della istocompatibilità. Altra cosa da sottolineare è il fato che alcune ricerche siano già ad uno stadio piuttosto avanzato: cito sempre a questo proposito quella di Tiziano Barberi allo Sloan Kettering di New York, che ha consentito di produrre un milione di cellule dopaminergiche a partire da una sola staminale embrionale.
Le conclusioni (condivise, ad esempio, dai ricercatori della Johns Hopkins di Baltimore) sono che le cellule staminali embrionali si presteranno più delle altre ad un uso generalizzato (saranno, in definitiva, più utili). Questo è un giudizio che potrebbe rivelarsi errato non c’è dubbio. Potrebbe rivelarsi fallace anche la scelta degli americani che in questo momento (torno ora dagli Stati Uniti) investono solo sulle cellule staminali embrionali. Potrebbe benissimo aver ragione Vescovi, non è questo il punto. Il punto è che queste sono opinioni rispettabili, non finalizzate a interessi privati, e che Vescovi le deve rispettare. Nei suoi concitati interventi televisivi, almeno finora, non è stato così.
In definitiva, mi sembra di poter affermare che ci sono forti ragioni per dubitare che la scelta di bloccare le ricerche sulle cellule embrionali, che si vorrebbero eseguire sui soli embrioni abbandonati, si rivelerà dannosa per la ricerca scientifica e perciò per tutta la società. Mi sembra invece dimostrato (ma mi piacerebbe su questo punto sentire l’opinione dei medici cattolici) che la legge 40 incide negativamente sulla percentuale di successi e perciò ha effetti negativi sulla salute delle donne. Questo perché è stata scelta e privilegiata una specifica ideologia e sono state stabilite norme che trovano la loro giustificazione etica in una religione. Una scelta che, in uno stato laico, deve necessariamente essere considerata gravemente erronea.
|
Autore: Carlo Flamigni
Scarica questo articolo nel tuo computer

© 2005 Scienzaonline.com
|
|

|