

|

Articolo pubblicato il 06-06-2005
Andrea Baglioni*
*Vicepresidente Centro Studi e Conservazione Ovociti e Sperma Umani (CECOS) Italia
Supplemento Numero 16 - Anno 2 06 Giugno 2005
|

|
Le ragioni del Sì
Il 12 e il 13 giugno prossimi i cittadini italiani sono chiamati a votare per il referendum sulla Legge 40/2004 che tratta della problematica della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Non possiamo dimenticare il lungo e difficile lavoro parlamentare che ha portato all'entrata in vigore di questa normativa: 7 anni di confronti, dibattiti e discussioni anche aspre, due legislature e una frattura trasversale a livello del Parlamento. Sappiamo anche però che questo testo, una volta concordato, non ha più subito modificazioni nonostante le audizioni con i "tecnici", nonostante gli emendamenti presentati in Parlamento e mai ammessi per la discussione. Si è quindi ritenuto opportuno promuovere questi referendum che, nonostante la complessità dei quesiti, hanno come scopo quello di rendere più moderna, attuabile e civile una legge che dopo un anno dalla sua entrata in vigore ha manifestato difetti ed incongruenze.
Perché votare si
Referendum 1 (ricerca sugli embrioni umani): con questo referendum si vuole mantenere aperta la possibilità di compiere ricerche su materiale embrionario e precisamente sulle cellule staminali embrionali. Queste cellule sono cellule totipotenti cioè da esse si possono generare tutti i tessuti del corpo umano sono ritenute quindi quelle con maggiori possibilità per la cura di alcune malattie molto gravi ed invalidanti. E' assolutamente vero che oggi i migliori risultati si sono ottenuti con le cellule staminali adulte ma dobbiamo tenere conto che su queste si studia da molti anni mentre su quelle embrionali da poco tempo. Anche il Comitato Nazionale di Bioetica nel 2000 ha dichiarato che queste cellule hanno maggiori potenzialità di sviluppo. Chi chiede di votare per il si chiede che si possano compiere ricerche su tutti i tipi di cellule senza escludere quelle che apparentemente sono più promettenti. Teniamo presente anche che oggi è comunque possibile acquisire all'estero linee cellulari derivanti da cellule staminali embrionali ed è alquanto strano che per la stessa ricerca uno scienziato inglese possa vincere il Nobel e uno italiano possa andare in prigione. Ricordiamo anche che se dovesse vincere il si la tanto sbandierata possibilità di eseguire la clonazione umana non ci sarebbe comunque perché internazionalmente vietata (Oviedo 1998).
Referendum 2 (autodeterminazione e salute della donna): questo è forse il quesito più "tecnico", quello in cui, vincendo il si, si permetterebbe di utilizzare al meglio quello che oggi la medicina e la tecnologia possono offrire per la terapia della sterilità di coppia. Innanzitutto con questo quesito si elimina la restrizione riguardo a quali pazienti possono accedere alle tecniche di PMA, infatti per la legge 40 solo le coppie a cui è stata certificata la presenza di una sterilità di coppia possono utilizzare le tecniche di PMA escludendo cosi le coppie che presentano problemi genetici, malattie infettive sessualmente trasmissibili ecc., questo articolo è anche palesemente incostituzionale andando a ledere il diritto alla salute di tutti i cittadini. Altro aspetto non secondario riguarda il numero degli embrioni che si possono ottenere con un ciclo di PMA ed il loro destino. Il limitare ad un massimo di 3 gli ovociti fecondabili riduce di circa un terzo la possibilità delle coppie di avere una gravidanza e aumenta il rischio di gravidanze gemellari e plurigemellari (aumentate del 10% dall'entrata in vigore della legge), inoltre obbliga la donna a sottoporsi a ripetuti cicli di trattamento (terapia ormonale, intervento per prelievo degli ovociti) aumentando il rischio di complicanze ed incidenti.
Altro punto messo in discussione dal quesito referendario è quello che riguarda l'impossibilità di compiere diagnosi preimpianto e l'obbligo di trasferimento in utero di tutti gli embrioni ottenuti anche quelli patologici, ricorrendo eventualmente, a gravidanza iniziata, alle tecniche di diagnosi prenatale ed eventuale successivo aborto terapeutico. Se vincono i si scomparirebbe questa aberrante contraddizione.
Fondamentale per il rispetto del principio di autodeterminazione della donna è l'abrogazione dell'articolo per cui esiste l'impossibilità di revocare il proprio consenso dopo la fecondazione degli ovociti obbligando quindi le pazienti ad essere vittime di un trattamento non desiderato.
Referendum 3 (dei diritti del concepito): con l'articolo 1 della legge 40 il concepito assume gli stessi diritti dei futuri genitori, a cascata da questo enunciato derivano tutti gli ulteriori divieti di possibili interventi sull'embrione (diagnosi preimpianto, selezione embrionale, crioconservazione, ecc) ponendo forti limiti all'utilizzo delle tecniche di PMA. E' chiaro come la legge voglia fare propria una convinzione etica, filosofica e morale non da tutti condivisa, inoltre è il primo passo per mettere in discussione la legge 194 che è in palese contraddizione con questo principio. Non possiamo dimenticare che in natura solo il 20 % dei "concepiti" potrà dare origine ad una gravidanza ed è quindi difficile ritenere gli embrioni ottenuti con tecniche di PMA "migliori", con "più diritti", rispetto a quelli che naturalmente si formano.
Referendum 4 (fecondazione eterologa): se dovessero vincere i si le coppie che trovano come unica risposta ad un desiderio di maternità e di paternità l'utilizzo di un gamete (spermatozoo e ovocita) donato potranno ricorrere alle tecniche di PMA. Vale la pena qui di ricordare come il percorso che porta i pazienti ad accettare questa opzione sia un percorso lungo, difficile, che pone in discussione profonda i futuri genitori; non è una scelta superficiale e ne è indiretta testimonianza il fatto che se statisticamente un neonato su mille non viene riconosciuto alla nascita, in caso di figli ottenuti con l'utilizzo di gameti donati la possibilità del mancato riconoscimento diventa 1/70-80000, molte coppie inoltre, dopo una gravidanza spesso ne cercano un'altra. Non credo che il diritto di conoscere le propri origini biologiche e genetiche sia così fondamentale per il nascituro: essere genitori non vuol dire avere gli stessi geni ma occuparsi dello sviluppo e della crescita di un figlio.
Alcune considerazioni finali. Votare si ai referendum vuol dire abrogare articoli di una legge ingiusta e poco scientifica, vuol dire non accettare che le scelte etiche, morali e religiose di una parte dei cittadini, scelte rispettabili e lecite, diventino leggi di uno stato laico che deve salvaguardare i diritti e le necessità dei propri cittadini, vuol dire far nascere più bambini, più sani, rispondendo correttamente ad un bisogno legittimo di maternità e paternità delle coppie più sfortunate, vuol dire abolire l'infame realtà del turismo procreativo che oltre a fare differenze di censo espone i nostri pazienti a rischi non noti non potendo sempre valutare la correttezza di trattamenti eseguiti in paesi stranieri.
Infine diffidiamo da chi ci consiglia di non votare ritenendo che non sia questo un argomento sul quale il cittadino non abbia possibilità ed intelligenza di esprimere un proprio giudizio, credo che sia su questi argomenti, fondamentali per la civile convivenza, che il Parlamento, dimostratosi incapace di una onesta discussione e mediazione, debba avere il coraggio e l'umiltà di fare un passo indietro, ascoltando ciò che i cittadini desiderano e pensano sia meglio per loro.
Link utili
www.cecos.it
|
Autore: Andrea Baglioni
Scarica questo articolo nel tuo computer

© 2005 Scienzaonline.com
|
|

|