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Articolo Ricevuto 08.02.07
Articolo Pubblicato 08.02.07
recensione a cura di Fausto D’Aprile
Anno 4
Edizione Febbraio 2007
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Gli scienziati del Duce
Il ruolo dei ricercatori e del CNR nella politica autarchica del fascismo
di Roberto Maiocchi, Carocci editore
Collana “Studi storici”
329 pagg., 27,00 Euro
L’accordo italo-francese Mussolini-Laval del 7 marzo 1935 sembrò essere, sotto certi aspetti, un
via libera della Francia alla conquista dell’Etiopia. Per questo motivo l’anno 1935
e la metà del 1936 rappresentano un periodo in cui certamente la preparazione e l’attuazione
della guerra d’Etiopia dominarono la scena politica italiana. L’economia,
l’organizzazione istituzionale, la propaganda, tutto finì per essere subordinato al
progetto di realizzazione di un impero.
Fu il periodo in cui nacque ufficialmente la politica autarchica che si risolse
spesso in una serie di mosse dettate principalmente dai bisogni creati dalla guerra
e dagli avvenimenti internazionali; si trattò sostanzialmente di un’autarchia di guerra.
Anche nella seconda metà del 1936 le condizioni rimasero eccezionali, segnate marcatamente da
quanto avvenuto nei mesi precedenti. Solo con il 1937 si inizierà a considerare l’autarchia
un programma, un insieme di misure coordinate con l’obiettivo di risolvere questioni e problemi
di lungo periodo.
La scienza italiana non poté non risentire di una simile situazione; così i ricercatori e gli
scienziati italiani finirono per trovarsi coinvolti, sia come attori sia come esecutori di ordini,
in vicende che spesso avevano il carattere anche dell’improvvisazione.
Tra le richieste che pervennero al CNR, di grande rilievo fu la lettera del Duce inviata il
6 marzo 1935 a Marconi. In essa Mussolini indicava quelli che in quel momento erano ritenuti
i problemi autarchici più urgenti: problema del carburante nazionale (alcool, rocce e scisti,
gassogeni, etc.); problema del tessuto nazionale; problema della cellulosa; il problema
dell’utilizzazione dei combustibili solidi (carboni, ligniti, etc.,).
Come è evidente, si trattava di una richiesta assai impegnativa alla quale il CNR diede subito
una risposta con la massima mobilitazione scientifica. Ma, effettivamente, quali tipi di ricerche
furono svolte su vasta scala dal CNR in quel periodo programmaticamente tutto orientato alla
realizzazione del progetto autarchico?
Pochissimo è stato scritto sul ruolo svolto dalla comunità scientifica nazionale nella definizione
e attuazione del programma autarchico degli anni trenta. Dell’autarchia spesso si ricordano alcuni
aspetti, legati anche a parte della nostra storia irrazionale, indici senz’altro di un regresso
scientifico-tecnologico che allontanò l’Italia dalle nazioni più avanzate.
Il volume “Gli scienziati del Duce”, di Roberto Maiocchi – professore ordinario di Storia
della Scienza all’Università Cattolica di Milano – affronta questo interessante tema ponendosi
prima di tutto la domanda se l’autarchia fu sostanzialmente una creatura soltanto del regime
fascista, indipendente o addirittura in palese contrasto con le idee professate dai ricercatori
e dagli scienziati italiani, oppure le scelte del governo di allora furono in sintonia, almeno
parziale, con quanto veniva scritto e pubblicato sulle nostre riviste e i programmi
autarchici trovarono nella scelta italiana adesione e confronto? La mobilitazione della
comunità scientifica per l’autarchia fu un evento improvviso, che determinò discontinuità
nelle linee di ricerca scientifica consolidate, o nella scienza italiana dell’epoca è riscontrabile
una corrente di pensiero che, di fatto, anticipò le scelte politiche del fascismo degli anni trenta?
Ed ancora: scienziati, ricercatori e tecnici contribuirono concretamente al progetto autarchico
risolvendo, di volta in volta come docili esecutori, propagandisti, organizzatori, etc., alcuni
dei pressanti problemi che la scelta autarchica scatenò nei diversi settori dell’attività produttiva?
A questi interrogativi l’Autore prova a dare una attenta risposta attraverso una rigorosa ricerca basata
essenzialmente su materiale d’archivio inedito.
Oggetto principale dell’indagine di Maiocchi è quella parte di ricerca scientifica connessa
soprattutto con la produzione industriale degli anni trenta, inizio anni quaranta. Tale scelta
è motivata, secondo l’Autore, sia dal mutamento che rappresentò l’inizio del II conflitto mondiale,
il quale determinò sicuramente nuove condizioni per la comunità scientifica e l’apertura di una
nuova fase che merita accurati approfondimenti storiografici, sia per l’impossibilità di
pervenire ad una interpretazione storica ben fondata fino a quando non sarà accessibile
l’archivio del CNR relativo al periodo successivo all’ 8 settembre del 1943.
Seppur parziale – considerata la vastità e la complessità della materia trattata – la ricerca
di Maiocchi risulta preziosa in quanto concorre a ricostruire, tra l’altro, percorsi scientifici
e professionali di quella parte di comunità scientifica coinvolta attivamente nella politica
autarchica del regime.
Titolo: Gli scienziati del Duce
Autore: Roberto Maiocchi
Editore: www.carocci.it
2005, pagg. 329, Euro 27,00
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Recensione a cura di Fausto D’Aprile
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