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Articolo pubblicato il 17-03-2005
di Salvatore Masala
Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radiologia Interventistica Università di Roma "Tor Vergata"
Numero 14 - Anno 2 17 Marzo 2005
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Vertebroplastica e Chifoplastica nel trattamento delle fratture vertebrali
La lesione fratturativa rachidea si viene a generare quando la combinazione del carico assiale e rotazionale sulla colonna eccedono la resistenza offerta dal corpo vertebrale.
Le fratture vertebrali compressive (FVC) possono generarsi in assenza o con trauma minimo.
Figura 1
Viene definita frattura una riduzione in altezza del soma vertebrale di oltre il 20% delle sue dimensioni iniziali.
L'osteoporosi primaria è la principale causa di fratture vertebrali (85%), mentre l'osteoporosi secondaria e le neoplasie ne determinano il restante 15%.
In tutto il mondo oltre 100 Milioni di individui sono a rischio di incorrere in una frattura spinale nell'arco della vita; la prevalenza di collassi vertebrali è inoltre in costante aumento nella Comunità Europea dai 23.7 milioni del 2000 ai 37.3 milioni del 2050.
Nel loro insieme le FVC costituiscono la piú comune causa di frattura ossea.
Ogni anno nella CE sono diagnosticate clinicamente 438.750 FVC (117 per 100.000 individui l'anno), una FVC ogni 45 secondi.
L'alterata biomeccanica spinale dovuta alla deformità cifotica può determinare un sovraccarico a livello delle vertebre adiacenti, aumentando il rischio in queste di sviluppare nuove fratture.
La gestione del paziente non responsivo al trattamento conservativo della deformità vertebrale risulta notevolmente difficoltoso.
Tali soggetti sono difatti difficilmente candidabili per un intervento chirurgico, data l'avanzata età, la frequente compromissione delle condizioni generali, l'elevato riscontro complicanze post-operatorie e spesso il debole ancoraggio del fissatore di colonna in vertebre osteoporotiche o sede di lesioni neoplastiche.
Alla luce di tale situazione sono state sviluppate delle nuove tecniche di Radiologia Interventistica denominate Vertebroplastica e Chifoplastica.
La Vertebroplastica percutanea, descritta per la prima volta da Galibert nel 1987, consiste nell'iniezione percutanea di cemento osseo nel corpo vertebrale, trova indicazione nel trattamento di fratture vertebrali su base osteoporotica, angiomatosa, mielomatosa o da localizzazione secondaria che causano dolore non responsivo ai trattamenti farmacologici.
Le controindicazioni assolute consistono in disordini della coagulazione, infezioni locali a livello del presunto sito di ingresso (osteomielite e spondilodiscite) e fratture instabili.
Controindicazioni relative sono costituite da importante riduzione in altezza del corpo vertebrale, dalla mancata integrità dei peduncoli o delle faccette articolari o dall' estensione del tessuto neoplastico all'interno del canale vertebrale.
La procedura e' eseguita in anestesia locale con paziente in decubito prono sotto guida TC o fluoroscopica.
Un ago da biopsia ossea viene introdotto nel corpo della vertebra, di solito monolateralmente (Figura 1), seguendo la via anteriore per i metameri cervicali, la costovertebrale o transpeduncolare per i dorsali e la transpeduncolare o extrapeduncolare per i lombari. Successivamente viene iniettato nella vertebra del cemento osseo al fine di stabilizzare la vertebra e ridurre il dolore legato alla frattura. Al paziente viene richiesto di restare disteso a letto nelle successive quattro ore.
Il tempo di procedura è di circa 30 minuti per ogni livello vertebrale trattato.
La Chifoplastica è una recente modifica alla Vertebroplastica percutanea , effettuata per la prima volta da M.A. Reiley nel 1998, e comporta l'insufflazione di cateteri a palloncino all'interno del corpo vertebrale collassato (Figura 2), per ripristinarne l'altezza (Figura 3), prima della stabilizzazione con cemento osseo.
Figura 2
L'esecuzione dell'intervento è analoga a quella precedentemente esposta per la Vertebroplastica, eccezion fatta per il posizionamento all'interno del corpo vertebrale dei due cateteri a palloncino, che distesi determinano la formazione di una cavità che successivamente viene riempita con polimetilmetacrilato.
La durata della procedura è di circa 45 minuti per ogni livello vertebrale trattato.
Entrambe le procedure, che devono essere effettuate in strutture ad alta tecnologia da personale specializzato ed in continuo aggiornamento professionale, non richiedono lunghi tempi di ospedalizzazione ed il Paziente quattro ore dopo l'intervento può essere dimesso.
Figura 3
Bibliografia
Masala S, Roselli M, Massari F, Fiori R, Ursone A, Fossile E, Laudisi A, Simonetti G.
Radiofrequency Heat Ablation and Vertebroplasty in the treatment of neoplastic vertebral body fractures.
Anticancer Res. 2004 Sep-Oct;24(5B):3129-33.
Masala S, Tropepi D, Fiori R, Semprini R, Martorana A, Massari F, Bernardi G, Simonetti G.
Kyphoplasty: a new opportunity for rehabilitation of neurologic disabilities.
Am J Phys Med Rehabil. 2004 Oct;83(10):810-2.
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Autore: Salvatore Masala
Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radiologia Interventistica Università di Roma "Tor Vergata"
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