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La vaccinazione contro il papillomavirus umano




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In data 07.12.07
Walter Pasini

Anno 4
Edizione Novembre 2007





La vaccinazione contro il papillomavirus umano (HPV): un nuovo strumento di prevenzione contro il cancro dell'utero

Partirà nelle prossime settimane la campagna di vaccinazione contro il papillomavirus umano ( Hpv), il virus resposabile del cancro del collo dell'utero.Si tratta di un significativo intervento di sanità pubblica che mira a ridurre nel tempo l' incidenza di questo terribile cancro, responsabile della morte di donne giovani in Italia e nel mondo. Il vaccino verrà offerto gratuitamente alle dodicenni con la prospettiva di creare nel tempo una popolazione di donne immunizzate nei confronti degli Hpv d’alto rischio.

La Finanziaria ha recepito l'istanza di sanità pubblica, pur portando significativi tagli alla spesa inizialmente richiesta. L' introduzione di questo vaccino apre prospettive interessanti a politiche sanitarie volte a tutelare la salute della donna a cominciare dall’età adolescenziale sia nei paesi ad alto reddito che nei paesi in via di sviluppo.

Il cancro del collo dell’utero è a livello mondiale al secondo posto per incidenza con 500.000 nuovi casi all’anno e 250.000 morti per anno. Quasi l’80% dei casi si verifica in paesi in via di sviluppo, dove questo tipo di cancro è quello più comune nelle donne. Si stima che in Italia vi siano ogni anno 3500 nuovi casi e 1700 decessi per questa patologia.

Quasi la totalità dei casi di cancro del collo dell’utero è dovuta all’Hpv, che è l’infezione virale più comune dell’apparato riproduttivo. Ci sono circa 40 differenti genotipi di Hpv che possono infettare l’area genitale di uomini e donne.

Due genotipi, il 16 ed il 18, sono responsabili di circa il 70% di tutti i casi di cancro del collo dell’utero e di gran parte dei casi di cancro della vulva, della vagina, del pene e del retto. Due altri genotipi, l’Hpv 6 e 11, causano una buona percentuale di displasie cervicali di lieve entità valutabili nei programmi di screening e più del 90% di tutti i casi di condilomi acuminati, la nota malattia sessualmente trasmessa. A livello mondiale, il picco di incidenza di infezione da Hpv si verifica tra i 16 ed i 20 anni.

L’infezione da Hpv di solito si risolve spontaneamente, ma può persistere e provocare nel tempo lesioni cervicali precancerose che possono progredire e portare dopo 15-20 anni al cancro del collo uterino. Durante il periodo di infezione persistente, le lesioni citologiche e tessutali precancerose possono essere valutabili attraverso i controlli periodici (Pap-test) cui le donne devono sottoporsi periodicamente.

Esistono attualmente in commercio due vaccini, uno quadrivalente (Gardasil) che conferisce protezione nei confronti dei genotipi 16 e 18. e dei genotipi 6 ed 11 ed uno bivalente ( Cervitrix) che conferisce protezione contro i genotipi 16 e 18.

Il vaccino contiene le principali proteine capsulari L1 che si autoassemblano in particelle simil-virali rassomiglianti l’Hpv. Queste particelle non contengono materiale genetico virale e sono pertanto incapaci di moltiplicarsi e di essere infettanti. La schedula vaccinale prevede tre dosi di vaccino da completarsi entro 6 mesi.

Considerando l'importanza di questa misura di prevenzione per la salute della donna, si potrebbe dire che la sola coorte delle dodicenni sembra poco. Uno dei fattori limitanti l’offerta gratuita del vaccino ad una popolazione di donne più ampia da parte del Ministero della salute è il suo elevato costo, ma va detto che anche un investimento economico maggiore sarebbe comunque giustificato considerando i vantaggi in termine di sanità pubblica per l’elevato tasso di morbilità e mortalità della malattia, le sofferenze umane e gli elevati costi per le terapie mediche e chirurgiche connesse alla cura del cancro del collo dell'utero.

Le ragazze di età superiore ai 12 anni e le donne adulte che vogliano vaccinarsi potranno comunque farlo a loro spese acquistando il vaccino in farmacia con la prescrizione del medico ed anche in questo caso si tratterà di un investimento economico appropriato per la salute individuale della donna che sceglie di vaccinarsi. Il medico di medicina generale avrà un ruolo fondamentale nel determinare il successo della campagna vaccinale contro l’Hpv spiegando alle ragazze ed alle madri l’utilità della vaccinazione. Egli dovrà farsi promotore attivo della vaccinazione specie nelle ragazze che non hanno mai avuto o hanno minori probabilità di esser venute in contatto con l’Hpv.

Le Regioni dal canto loro dovranno fare la loro parte per facilitare la vaccinazione delle donne facendosi carico del costo totale o parziale del vaccino specie nelle ragazze della scuola media inferiore e superiore ( 12-18 anni). In uno studio recente pubblicato sull'ultima edizione del 'Journal of Infectious Diseases', studio che ha coinvolto 4.722 donne tra i 15 e i 26 anni, si é visto che, in questa specifica popolazione di donne,solo una piccola percentuale (0,1%) era già entrata in contatto con tutti e quattro i tipi di papillomavirus inclusi nel vaccino e circa il 27% aveva un'infezione da almeno uno di questi quattro tipi virali. Alla luce di questi dati, gli autori hanno concluso che una vaccinazione "di recupero" delle ragazze e delle giovani donne dovrebbe essere presa in considerazione, in aggiunta a quella delle pre-adolescenti.

Da un punto di vista sociale, sarebbe importante che i medici sensibilizzassero le associazioni femminili ed altre organizzazioni per spingere in questo senso sugli amministratori regionali.

Per prevenire il cancro del collo dell’utero, le donne adulte dovranno continuare a sottoporsi regolarmente al Pap-test ed anche all’Hpv-test che riesce ad individuare con elevata sensibilità e specificità la presenza del papillomavirus. Il Pap-test ha consentito di salvare migliaia di vite umane, ma viene eseguito con regolarità solo dal 46.6 delle donne del Nord, dal 35,6 di quelle del centro e dal 27,4 di quelle del Sud Italia.

L’introduzione del vaccino non dovrà far abbassare la guardia con gli screening anche nelle donne che verranno vaccinate considerando che esiste un 25-30% di infezioni trasmesse da genotipi di Hpv diversi dal 16 e 18 presenti nel vaccino che sarà immesso sul mercato.

L'introduzione di questo vaccino consentirà dunque la prevenzione di un elevato numero di cancro del collo dell'utero nelle donne del domani, ma le donne di oggi, così come quelle del domani dovranno comunque effettuare annualmente i controlli volti alla diagnosi precoce di questo terribile cancro che porta a morte ancora tante donne togliendole alla famiglia, agli amici, al lavoro.


Autore: Walter Pasini




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