Partirà nelle prossime settimane la campagna di vaccinazione contro il papillomavirus
umano ( Hpv), il virus resposabile del cancro del collo dell'utero.Si tratta di un
significativo intervento di sanità pubblica che mira a ridurre nel tempo l' incidenza
di questo terribile cancro, responsabile della morte di donne giovani in Italia e nel
mondo. Il vaccino verrà offerto gratuitamente alle dodicenni con la prospettiva di
creare nel tempo una popolazione di donne immunizzate nei confronti degli Hpv d’alto
rischio.
La Finanziaria ha recepito l'istanza di sanità pubblica, pur portando
significativi tagli alla spesa inizialmente richiesta. L' introduzione di questo
vaccino apre prospettive interessanti a politiche sanitarie volte a tutelare la salute
della donna a cominciare dall’età adolescenziale sia nei paesi ad alto reddito che nei
paesi in via di sviluppo.
Il cancro del collo dell’utero è a livello mondiale al secondo posto per incidenza con
500.000 nuovi casi all’anno e 250.000 morti per anno. Quasi l’80% dei casi si verifica
in paesi in via di sviluppo, dove questo tipo di cancro è quello più comune nelle donne.
Si stima che in Italia vi siano ogni anno 3500 nuovi casi e 1700 decessi per questa
patologia.
Quasi la totalità dei casi di cancro del collo dell’utero è dovuta all’Hpv, che
è l’infezione virale più comune dell’apparato riproduttivo. Ci sono circa 40
differenti genotipi di Hpv che possono infettare l’area genitale di uomini e donne.
Due genotipi, il 16 ed il 18, sono responsabili di circa il 70% di tutti i casi di
cancro del collo dell’utero e di gran parte dei casi di cancro della vulva, della vagina, del pene e
del retto. Due altri genotipi, l’Hpv 6 e 11, causano una buona percentuale di displasie cervicali di
lieve entità valutabili nei programmi di screening e più del 90% di tutti i casi di condilomi acuminati,
la nota malattia sessualmente trasmessa. A livello mondiale, il picco di incidenza di infezione da Hpv
si verifica tra i 16 ed i 20 anni.
L’infezione da Hpv di solito si risolve spontaneamente, ma può persistere e provocare nel
tempo lesioni cervicali precancerose che possono progredire e portare dopo 15-20 anni al
cancro del collo uterino. Durante il periodo di infezione persistente, le lesioni
citologiche e tessutali precancerose possono essere valutabili attraverso i controlli
periodici (Pap-test) cui le donne devono sottoporsi periodicamente.
Esistono attualmente in commercio due vaccini, uno quadrivalente (Gardasil) che
conferisce protezione nei confronti dei genotipi 16 e 18. e dei genotipi 6 ed 11
ed uno bivalente ( Cervitrix) che conferisce protezione contro i genotipi 16 e 18.
Il vaccino contiene le principali proteine capsulari L1 che si autoassemblano in
particelle simil-virali rassomiglianti l’Hpv. Queste particelle non contengono materiale
genetico virale e sono pertanto incapaci di moltiplicarsi e di essere infettanti.
La schedula vaccinale prevede tre dosi di vaccino da completarsi entro 6 mesi.
Considerando l'importanza di questa misura di prevenzione per la salute della donna,
si potrebbe dire che la sola coorte delle dodicenni sembra poco. Uno dei fattori
limitanti l’offerta gratuita del vaccino ad una popolazione di donne più ampia da parte
del Ministero della salute è il suo elevato costo, ma va detto che anche un investimento
economico maggiore sarebbe comunque giustificato considerando i vantaggi in termine di
sanità pubblica per l’elevato tasso di morbilità e mortalità della malattia, le sofferenze
umane e gli elevati costi per le terapie mediche e chirurgiche connesse alla cura del
cancro del collo dell'utero.
Le ragazze di età superiore ai 12 anni e le donne adulte che vogliano vaccinarsi
potranno comunque farlo a loro spese acquistando il vaccino in farmacia con la
prescrizione del medico ed anche in questo caso si tratterà di un investimento
economico appropriato per la salute individuale della donna che sceglie di vaccinarsi.
Il medico di medicina generale avrà un ruolo fondamentale nel determinare il successo
della campagna vaccinale contro l’Hpv spiegando alle ragazze ed alle madri l’utilità
della vaccinazione. Egli dovrà farsi promotore attivo della vaccinazione specie nelle
ragazze che non hanno mai avuto o hanno minori probabilità di esser venute in contatto
con l’Hpv.
Le Regioni dal canto loro dovranno fare la loro parte per facilitare la vaccinazione
delle donne facendosi carico del costo totale o parziale del vaccino specie nelle
ragazze della scuola media inferiore e superiore ( 12-18 anni). In uno studio
recente pubblicato sull'ultima edizione del 'Journal of Infectious Diseases', studio
che ha coinvolto 4.722 donne tra i 15 e i 26 anni, si é visto che, in questa specifica
popolazione di donne,solo una piccola percentuale (0,1%) era già entrata in contatto
con tutti e quattro i tipi di papillomavirus inclusi nel vaccino e circa il 27% aveva
un'infezione da almeno uno di questi quattro tipi virali. Alla luce di questi dati,
gli autori hanno concluso che una vaccinazione "di recupero" delle ragazze e delle
giovani donne dovrebbe essere presa in considerazione, in aggiunta a quella delle
pre-adolescenti.
Da un punto di vista sociale, sarebbe importante che i medici sensibilizzassero
le associazioni femminili ed altre organizzazioni per spingere in questo senso sugli
amministratori regionali.
Per prevenire il cancro del collo dell’utero, le donne adulte dovranno continuare a
sottoporsi regolarmente al Pap-test ed anche all’Hpv-test che riesce ad individuare
con elevata sensibilità e specificità la presenza del papillomavirus. Il Pap-test ha
consentito di salvare migliaia di vite umane, ma viene eseguito con regolarità solo
dal 46.6 delle donne del Nord, dal 35,6 di quelle del centro e dal 27,4 di quelle
del Sud Italia.
L’introduzione del vaccino non dovrà far abbassare la guardia con gli screening
anche nelle donne che verranno vaccinate considerando che esiste un 25-30% di infezioni
trasmesse da genotipi di Hpv diversi dal 16 e 18 presenti nel vaccino che sarà immesso
sul mercato.
L'introduzione di questo vaccino consentirà dunque la prevenzione di un elevato numero
di cancro del collo dell'utero nelle donne del domani, ma le donne di oggi, così come quelle
del domani dovranno comunque effettuare annualmente i controlli volti alla diagnosi precoce di
questo terribile cancro che porta a morte ancora tante donne togliendole alla famiglia, agli amici,
al lavoro.