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Articolo pubblicato il 17-11-2006
di Massimo Biondi

Numero 33-34 - Anno 3
17 Novembre 2006





Tossina botulinica: strumento per molte terapie

L’ipotesi di utilizzare con finalità terapeutiche la tossina botulinica è stata formulata per la prima volta quasi duecento anni fa dal medico tedesco Justinus Kerner, all’interno di un’accurata descrizione di alcuni casi di intossicazione alimentare nei quali si era imbattuto.

Kerner correttamente comprese che quella tossina agiva nel senso di paralizzare i muscoli scheletrici e la funzione del parasimpatico e si chiese se non si sarebbe potuta sfruttare in medicina una simile proprietà per scopi utili.
I tempi erano tuttavia immaturi per dare attuazione a un simile suggerimento: l’isolamento del Clostridium botulinum non sarebbe stato realizzato che al termine dell’Ottocento, mentre per la purificazione della tossina (in realtà l’attività tossica è esplicata da due molecole differenti, designate A e B) si sarebbero dovuti attendere gli anni Venti del Novecento.

E soltanto nel 1981 sarebbe stato pubblicato il primo caso di impiego clinico, un’iniezione di tossina botulinica direttamente nei muscoli oculari effettuata al fine di correggere un caso di strabismo. Da quel momento in poi le applicazioni sarebbero divenute sempre più frequenti, così che all’inizio del XXI secolo la tossina botulinica si è presentata con un’estesa gamma di potenziali utilizzi, sui quali si stanno ora definendo caratteristiche e modalità ottimali.

Disabilità motorie
Il primo impiego rilevante per la tossina botulinica è rappresentato dalla distonia, disturbo neurologico dominato da contrazioni spasmodiche e ripetute dei muscoli, con comparsa di posture e comportamenti anormali.

Pazienti con distonia primaria o secondaria migliorano spesso con trattamenti a base di farmaci “tradizionali”, quali L-dopa, anticolinergici, miorilassanti e così via, ma è oggi opinione diffusa che per la maggior parte di coloro che presentano distonia focale o segmentale l’opzione primaria sia costituita dalla tossina botulinica.

A partire dal 1987 sono stati effettuati numerosi studi clinici su pazienti con varie forme di distonia craniale-cervicale, con il risultato di avere accertato una generale buona efficacia di questo trattamento.

Di solito gli effetti si manifestano entro 5 giorni dall’iniezione che immette la tossina direttamente nei muscoli interessati dal disturbo e perdurano per periodi variabili, da alcune settimane a diversi anni (come nel caso di torcicollo, per il quale si ha un tasso generale di risposta del 75%).

Gli effetti collaterali, che si manifestano in piccole quote dei soggetti trattati, spesso correlano con la localizzazione tipica del disturbo in questione e, di conseguenza, con la specifica modalità del trattamento attuato.

In caso di blefarospasmo, ad esempio, per il quale la tossina viene iniettata nei muscoli perioculari, si possono manifestare ptosi e offuscamento della vista. Alcuni pazienti con spasmo emifacciale hanno presentato un transitorio indebolimento della muscolatura del viso. E dopo trattamento di distonia oromandibolare (iniezione nei muscoli massetere e temporale) in meno del 20% dei casi sono stati osservati temporanei stati di gonfiore locale.

Meno frequenti, e tuttavia talora gravi, sono i cosiddetti crampi dello scrittore o del musicista, che finiscono per interferire e ostacolare la normale articolazione della mano, con conseguenze gravi sul piano sia della funzionalità ordinaria che delle prestazioni professionali dei pazienti. Interessante è notare qui che a seguito del trattamento con tossina botulinica – almeno nel caso del crampo dello scrittore – di pari passi con il miglioramento terapeutico si produce una vera e propria riorganizzazione funzionale nella corteccia motoria, come hanno mostrato una decina di anni fa alcuni studi mirati di neurofisiologia.

Esistono segnalazioni, ancora non confermate da studi clinici su larga scala, di un beneficio ottenuto con iniezioni di tossina botulinica anche in pazienti con morbo di Parkinson e altre patologie degenerative. Spesso in questi soggetti la malattia coinvolge la postura e la padronanza degli arti inferiori: e in questi casi il trattamento con tossina botulinica sembra in grado non solo di alleviare la disabilità, ma di migliorare notevolmente l’andatura e la postura eretta.

E ancora nel campo delle disabilità motorie, vari studi clinici di dimensioni limitate hanno mostrato i vantaggi associati all’impiego della tossina botulinica per casi di tremori di mani e testa, e di tic dovuti a sindrome di La Tourette (in quest’ultimo caso migliorando anche i segni che costituiscono l’aura delle crisi).

Per combattere il dolore
Una classe di disturbi del movimento differente dalla precedente (atti involontari) è quella costituita da forme di spasticità associate a paralisi cerebrale, stroke, traumi cerebrali, sclerosi multipla. In questi contesti il trattamento con tossina botulinica richiede di solito anche terapie d’altro genere (con miorilassanti, baclofen e così via) e un programma di intensi esercizi fisici.

Una simile strategia complessiva può ormai evitare ad esempio la sedia a rotelle a bambini con paralisi cerebrale, abilitati a camminare di nuovo in maniera pressoché normale, o il ricorso ai tutori per soggetti che presentano spasticità alle dita dopo uno stroke. Diversi studi hanno anche mostrato riduzione del dolore e della disabilità associata al trattamento con tossina botulinica in pazienti con sclerosi multipla e spasticità degli adduttori dell’anca, e in pazienti parkinsoniani con varie forme di rigidità.

Negli ultimi anni è andato diffondendosi l’uso di tentare trattamenti con tossina botulinica in casi di cefalea da tensione e di emicrania. Mancano sull’argomento studi clinici programmati e controllati, e le segnalazioni sui risultati ottenuti finora appaiono contraddittorie e non in grado di orientare un impiego in tal senso.

Molto probabilmente ciò dipende dal fatto che la tensione muscolare non è il solo fattore all’origine delle cefalgie e che l’azione su quell’unico parametro non può dare che risultati parziali e instabili. In altri contesti clinici, tuttavia, la riduzione del dolore appare più evidente e consistente: in uno studio in doppio cieco con un gruppo di pazienti affetti da spasmi muscolari e dolore in regione lombare, ad esempio, l’iniezione di tossina botulinica in cinque siti lombari paravertebrali ha garantito una riduzione del dolore statisticamente significativa rispetto al placebo sia a 3 che a 8 settimane dal trattamento.

Ciò sembra indicare che l’efficacia della tossina botulinica nelle varie sindromi dolorose dipende da meccanismi diversi dall’azione sul tono muscolare, che possono consistere nell’inibizione del rilascio di sostanze attive sui nocicettori dei muscoli, nell’alterazione dei processi di propagazione degli stimoli nervosi afferenti, nell’inibizione dei peptici coinvolti nella mediazione del dolore (sostanza P, neurotrasmettitori), nel contenimento dello sviluppo della flogosi.

Altri impieghi
La riduzione dell’iperidrosi focale (eccessiva sudorazione a mani, piedi o ascelle) ottenuta dalla tossina botulinica si deve invece alla sua proprietà di interferire con la trasmissione nervosa non soltanto a livello della giuntura neuromuscolare, ma anche nelle vie colinergiche del simpatico post-ganglionare e del parasimpatico autonomo.

Relativamente diffusa (0,5% dell’intera popolazione), l’iperidrosi risponde male ai farmaci ed è stata trattata in passato anche con metodi radicali quali il taglio dei nervi alle aree interessate dal disturbo. Dovuta probabilmente a una disfunzione ipotalamica, viene contenuta in maniera efficace dall’iniezione di tossina botulinica, come ha mostrato uno studio clinico che ha potuto misurare in un campione di 145 pazienti con iperidrosi ascellare la durata (1-2 anni) e l’entità (riduzione a 1/6) del beneficio conseguito a un’iniezione di tossina.

La quale, per le sue proprietà anticolinergiche, è stata impiegata anche in casi di sialorrea associata a sclerosi laterale amiotrofica o a malattia di Parkinson. Questa stessa proprietà è d’altronde all’origine dell’effetto collaterale della secchezza nella bocca lamentato da alcuni pazienti affetti da distonia dopo il trattamento con la tossina.

Nella crescente gamma di quadri clinici per i quali si ritiene oggi utile tentare questo genere di trattamento figurano anche problemi gastrointestinali quali la disfagia e gli spasmi esofagei o sfinterici, e disturbi vescicali e genitourinari. Diventano sempre più numerose, d’altro canto, le segnalazioni sporadiche di impiego in contesti eterogenei, quali nistagmo, contrazioni post partum dovute a lesioni del plesso brachiale, asimmetrie facciali di varia origine e così via.

Al di fuori delle condizioni strettamente mediche, poi, la tossina botulinica ha già trovato ampio impiego nella cosmesi, in special modo per contrastare le rughe dell’età.

A fronte di tutto ciò non vanno sottovalutati né tanto meno dimenticati gli aspetti meno chiari connessi all’uso di queste sostanze, come ad esempio il fatto che si è ancora ben lontani dall’aver identificato i dosaggi e le modalità di somministrazione ottimali per i vari tipi di terapia, che non si conoscono fino in fondo i rapporti reciproci e le eventuali interferenze tra le tossine dei due tipi (A e B), che non è stato chiarito il loro potere antigenico (e quindi la prevedibile durata dell’effetto e dei trattamenti), che le preparazioni da iniettare non sono standardizzate (vengono ricostituite nell’imminenza dell’impiego), e così via.

Questo non va inteso come un limite assoluto all’impiego di un simile strumento terapeutico, potenzialmente ricco e versatile, ma come doveroso richiamo alla prudenza in un momento in cui, malgrado la sua ormai consolidata “antichità”, un prodotto farmacologico conosce una fase esplosiva di nuove applicazioni, sulle conseguenze delle quali occorre ancora studiare e aumentare le conoscenze.

Autore: Massimo Biondi

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