Abstract: Il progetto di Telemedicina, di cui Intersos è promotore, ha consentito sino ad oggi
il collegamento costante tra l'ospedale pediatrico di Baghdad "Children Welfare Teaching Hospital"
e il Policlinico "Umberto I" di Roma, favorendo la collaborazione dei medici dei due centri, nella
cura delle malattie oncoematologiche. Il nuovo obiettivo del progetto è quello di creare un network
includendo gli ospedali di Bassora e Erbil e aprire la strada a nuove specialità mediche.
Quando nel 2004 la situazione in Iraq è precipitata e di conseguenza gli stranieri hanno riscontrato
un elevata pericolosità a risiedere nel Paese, anche gli incontri tra italiani e iracheni sono divenuti
sempre più rari, e i contatti più difficili.
Tuttavia, malgrado la situazione di emergenza, la collaborazione avviata già alla fine del 2003 fra l'Ospedale
pediatrico di Baghdad (Children Welfare Teaching Hospital, Cwth) e i Dipartimenti di Scienze
Chirurgiche e di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia del Policlinico Umberto I di Roma non si è
fermata.
Intersos, organizzazione non governativa impegnata da tempo in Iraq, ha promosso la collaborazione
sanitaria avviando - con il finanziamento della Task Force Iraq del Ministero degli Affari Esteri e il
collegamento satellitare reso disponibile dall'Agenzia Spaziale Europea - il progetto di telemedicina,
che consente di collegare Baghdad e Roma per un paio d'ore ogni settimana.
Ogni sessione di teleconferenza vede la partecipazione di medici iracheni e italiani, che insieme discutono,
si consultano e analizzano i casi clinici più difficili trattati dai medici di Baghdad, quelli per cui
la diagnosi è particolarmente complessa, per le quali non si sono ottenuti risultati soddisfacenti con
le terapie avviate fino a quel momento.
La sessione viene sempre preparata in anticipo: i medici iracheni inviano ai colleghi di Roma, guidati
dalla dottoressa Anna Maria Testi, i dati clinici e le scansioni di radiografie e altre immagini
diagnostiche; queste verranno esaminate per tempo dagli specialisti italiani, che esprimeranno la
loro opinione durante la sessione. Durante l'incontro telematico infatti, i medici si consultano,
ragionano insieme, vagliano le diverse possibilità.
I dati emersi verranno archiviati su un sistema predisposto dalla società Telbios, specializzata in
telemedicina, in modo da poterli utilizzare per ulteriori analisi.
Oltre alla discussione dei casi clinici, le teleconferenze permettono una continua attività di formazione:
i medici iracheni vengono informati sui più recenti studi e ricerche che riguardano l'oncoematologia
e la chirurgia pediatrica, e l'applicazione dunque di nuovi protocolli, che garantiscono più efficacia
nel trattamento di determinate forme di Leucemia riducendo i rischi degli effetti collaterali.
Il rapporto a distanza, tuttavia, viene integrato da incontri diretti, che per i problemi di sicurezza già
ricordati si tengono in Giordania o in Italia.
Per quanto preziosa sia la collaborazione a distanza, infatti, i medici italiani e i medici iracheni
concordano sul fatto che il contatto diretto è insostituibile, sia per risolvere una serie di esigenze
pratiche che a distanza si farebbe fatica a soddisfare, sia soprattutto per creare e mantenere un rapporto
umano di una certa intensità.
Inoltre, com'è facile immaginare, oltre che del consulto e della formazione svolto in teleconferenza,
l'ospedale iracheno necessita di un sostegno "reale" con forniture di farmaci, reagenti, attrezzature
di laboratorio e strumenti diagnostici, fornitura peraltro garantita dal progetto di cooperazione di
Intersos.
Non manca, infine, una vera e propria attività scientifica. I risultati sono evidenti: per la cura
dell' APL, particolare forma di leucemia piuttosto frequente nei bambini in cura al CWTH, il vecchio
regime terapeutico è stato sostituito da un nuovo protocollo, studiato appositamente per essere
utilizzato anche in condizioni difficili e di particolare disagio, come quelle irachene. I risultati
sono stati eccellenti: la percentuale di guarigione è balzata dal 20% all'80%.
"Il Cwth è il centro di riferimento in Iraq per la diagnosi e la terapia delle malattie oncoematologiche
pediatriche, e accoglie pazienti provenienti da tutte le regioni del Paese. I medici che lavorano nella
struttura sono riusciti, e riescono ogni giorno, a portare avanti le attività nonostante le drammatiche
difficoltà del conflitto in corso.
Si tratta di persone fortemente motivate, che vogliono che l'Iraq esca dall'arretratezza in cui è piombato.
Tutti parlano correttamente l'inglese e sono in grado di utilizzare i supporti informatici, e più la
guerra rende la situazione difficile e drammatica, più loro appaiono decisi e motivati" spiega Alessandro
Guarino, l'ingegnere di Intersos responsabile del progetto.
Alla luce dei buoni risultati, il progetto sarà ora esteso ai centri di oncoematologia pediatrica
di altre due città irachene, Bassora nel sud del Paese ed Erbil nella regione autonoma del Kurdistan
iracheno, e ampliato ad altre specialità.