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Articolo pubblicato il 17-07-2006
da Walter Pasini
Direttore Centro OMS
Medicina del Turismo
Numero 30 - Anno 3
17 Luglio 2006
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I viaggiatori italiani dimenticano il rischio rabbia: un rapporto 1:10 rispetto ai francesi
La rabbia é ancora un significativo problema di sanità pubblica in molti paesi dell'Africa e dell'Asia, nonostante
l'esistenza di vaccini sicuri ed efficaci sia per l'uomo che per uso veterinario.
E' causata da un virus (rhabdovirus del genere Lyssavirus). La principale via di trasmissione della malattia è il
morso di un cane rabido. La malattia consiste in una encefalomielite virale acuta che è sempre letale.
I sintomi iniziali sono senso di apprensione, cefalea, febbre. Compaiono poi stato di eccitazione, allucinazioni,
aerofobia seguita da idrofobia, convulsioni e morte. La maggior parte delle 55.000 morti riportate annualmente
avvengono in Asia ed Africa e la maggior parte di esse ( 30-50%) sono bambini..
I bambini che muoiono per rabbia non erano stati trattati affatto o avevano eseguito un' inadeguata vaccinazione
post-eposizione. Nonostante sia stata riconosciuta l'efficacia e la sicurezza dei moderni vaccini cellulari, molti
paesi asiatici producono ed usano ancora vaccini coltivati su tessuto nervoso, che sono meno efficaci ed hanno spesso
severi effetti collaterali. Inoltre, i pazienti non ricevono sempre le immunoglobuline specifiche, a causa della
difficoltà nel reperimento e l'elevato costo.
I viaggiatori italiani che si recano in Africa ed in Asia quasi sempre trascurano di eseguire una vaccinazione
pre-esposizione con tre dosi (0,7,21-28 giorno) al fine di avere una copertura immunitaria e data la non
certezza di trovare in loco i moderni vaccini coltivati su cellule. In altri paesi come la Francia e il Regno Unito
la vaccinazione contro la rabbia è invece molto comune nei viaggiatori.
Vi è almeno un rapporto 10:1 nell'utilizzo di tale misura di profilassi tra viaggiatori francesi ed italiani.
La vaccinazione in Italia può essere effettuata nei servizi di vaccinazione delle ASL. Oltre alla vaccinazione,
i viaggiatori che si recano on paesi endemici come l'India, la Cina, la Thailandia, il Vietnam, l'Indonesia, la
Cambogia devono evitare il contato con animali domestici e selvatici (cani, gatti, scimmie, procioni, ecc).
Se si viene morsi da un animale potenzialmente infetto o dopo un contatto sospetto, lavare immediatamente la ferita
con acqua e sapone detergente o disinfettante. Bisogna poi cercare poi immediatamente assistenza medica presso
un ospedale del luogo.In tale situazione, è bene chiamare sempre il proprio medico di fiducia in Italia o
l'esperto in medicina del turismo per non affrontare da soli il rischio. |
Autore: Walter Pasini
Direttore Centro OMS
Medicina del Turismo
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