I Patologi Oltre Frontiera (POF) sono una neonata ONG italiana la cui mission è
potenziare o costruire nei paesi in via di sviluppo laboratori di anatomia patologica.
sulla presenza di migliaia di specialisti (tecnici, biologi e medici) che lavorano
nel campo dell'Anatomia Patologica, questa specialità in molti dei Paesi dell'Africa
sud-occidentale o è totalmente assente o può contare sulla presenza di un numero esiguo di
patologi (una decina in tutta la Tanzania, nove nel Madagascar e addirittura uno solo in Zambia).
I Patologi oltre Frontiera sono nati nel 2000 per iniziativa di un piccolo gruppo di
patologi italiani. Il loro primo progetto è stato il "restauro" di un laboratorio
abbandonato dagli inglesi a Mwanza, in Tanzania, dopo la dichiarazione dell'indipendenza
nel 1971.
Il braccio operativo dei Patologi oltre Frontiera sono decine di volontari (medici,
biologi e tecnici) impegnati per risolvere la necessità immediata di disporre di una
diagnosi istologica e citologica e per formare personale locale, medico e tecnico,
nella prospettiva di renderlo autonomo.
Dal 2000 oltre alla Tanzania numerosi sono i progetti attivati dai Patologi oltre
Frontiera in varie parti del mondo: Cuba, Zambia, Kosovo, Palestina, Egitto. E molti
sono i progetti che stanno per nascere: Madagascar, Congo, Mozambico, Benin.
Ogni progetto ha una sua peculiarità ma tutti hanno un denominatore comune nell'utilizzo
della telepatologia come supporto fondamentale per risolvere il problema contingente della
assenza o scarsità di patologi.
Uno dei problemi principali affrontati dai Patologi oltre Frontiera è quello della
prevenzione del carcinoma del collo dell'utero, relativamente raro alle nostre latitudini
ma prima causa di morte per tumore nelle donne nell'Africa sud-occidentale dove si
registra oggi la più alta incidenza al mondo di tale malattia.
Sia la metodica di prelievo che quella di allestimento del vetrino sono relativamente
semplici e poco costosi (quindi esportabili anche in contesti economicamente svantaggiati),
ma il vero problema resta la mancanza di personale in grado di interpretare il vetrino.
Partendo da questa urgenza a Chirundu, un piccolo villaggio nell'estremo sud dello Zambia,
dove opera un piccolo ma efficiente ospedale rurale a gestione italiana, il Mtendere Mission
Hospital, nel 2005 è stato avviato un progetto pilota: è stato costruito un laboratorio di anatomia
patologica e sono stati addestrati due giovani tecnici locali ai quali è poi stata affidata la conduzione.
La loro formazione è stata realizzata grazie ad alcuni volontari dell'associazione che si sono avvicendati a
Chirundu per 14 mesi come docenti; dopo tale periodo i due giovani erano in grado di allestire i pap
test, a leggerli separando i casi negativi e i possibili positivi.
Oltre a questo hanno imparato ad allestire preparati istologici sia di biopsie ambulatoriali che da grandi pezzi operatori.
I preparati istologici e i pap test seguono due percorsi differenti. Dai pap test giudicati da loro
sospetti o positivi vengono effettuate fotografie digitali che vengono inviate, tramite internet e un
apposito programma, ad un gruppo di circa 60 volontari revisori.
In genere una ventina di loro vedono le immagini e inseriscono la loro diagnosi ma solo uno mensilmente viene nominato
responsabile della diagnosi finale che quest'ultimo comunica ai due giovani lettori.
Quanto all'istologia, non essendo in grado i due citotecnici di selezionare le aree diagnostiche, la gestione avviene
attraverso uno scanner digitale: tutti i vetrini vengono scannerizzati ( a 20x gli istologici e a 40 x i
citologici extravaginali). I file vengono riversati in un server e da qualsiasi parte del mondo è
possibile vedere i preparati connettendosi al server mediante un collegamento satellitare a banda larga.
Un organizzato gruppo di patologi volontari garantisce la diagnosi istologica entro quattro giorni dalla
scannerizzazione del caso.
Parallelamente una fitta rete informatica gestisce i dati anagrafici dei pazienti e una
diagnosi trasferita dall'Europa all'Africa siglata da una firma digitale.
Ogni mattina i due tecnici africani possono stampare i reports contenenti le diagnosi
finali da consegnare nelle mani del chirurgo.
Ogni 6 mesi tutti i preparati istologici e citologici, compresi i pap test negativi,
vengono inviati in Italia dove vengono verificati da un gruppo di volontari.
Incoraggiati da questa positiva esperienza, i volontari di APOF stanno pensando
di proporre un master di citologia e di istologia per altri 10 giovani citotecnici
all'Università di Lusaka, capitale dello Zambia, da inserire nel territorio circostante.
Parallelamente APOF sta cercando di favorire la formazione di medici specialisti
patologi africani da inserire nei nuovi laboratori realizzati per rendere autonoma
l'attività diagnostica.
In questo caso l'e-learning potrebbe fornire un contributo per l'aspetto didattico.