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Articolo pubblicato il 17-07-2006
di Marika Dello Russo e Gianvincenzo Barba
Istituto di Scienze dell'Alimentazione, CNR, Avellino.
Numero 30 - Anno 3
17 Luglio 2006
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Obesità infantile: un problema esclusivamente sanitario? Crescere oggi in un 'ambiente tossico'
Sono circa 300 milioni gli obesi nel mondo, una vera e propria epidemia per la quale è stato coniato il neologismo anglosassone "globesity" che rende bene l'idea del fenomeno: la previsione per il prossimo futuro è quella di un aumento del numero delle persone affette per l'estensione della patologia al di là dei Paesi occidentali ad elevato standard socio-economico con coinvolgimento anche di quelli definiti in via di sviluppo. Analizzando però attentamente i dati a nostra disposizione, appare evidente che anche fasce un tempo protette dall'obesità, quali i bambini e gli adolescenti, sono oggi interessate al fenomeno in misura quasi uguale a quanto accade per gli adulti e, sorprendentemente per i non-addetti ai lavori, il fenomeno non è appannaggio di culture lontane ma è proprio davanti ai nostri occhi: la più alta prevalenza di sovrappeso e obesità infantile in Europa si osserva infatti in Italia e in Grecia, paradossalmente proprio in quei paesi in cui è nato il modello alimentare mediterraneo i cui effetti favorevoli sulla salute sono stati ampiamente documentati e universalmente accettati. In Italia un bambino su tre è in sovrappeso o obeso, ma questo dato non è omogeneo poiché la prevalenza aumenta passando dal nord al sud del Paese.
L'obesità infantile comporta, nel breve termine, disturbi della crescita e dello sviluppo, alterazioni a carico dell'apparato osteo-articolare e disagio psichico; ma soprattutto, essere in sovrappeso da bambino significa essere a rischio elevato di esserlo anche da adulto, con possibile sviluppo delle patologie cronico-degenerative associate all'obesità quali le malattie cardiovascolari, diabete e tumori.
In questo contesto, i costi umani e sociali dell'obesità, inquadrabile nosograficamente nel novero delle malattie croniche, sono molto elevati e, qualora le tendenze prima descritte non vengano modificate, in un prossimo futuro questi costi saranno difficilmente sostenibili da un sistema sanitario che già oggi mostra tutti i suoi limiti e sofferenze: la strategia da perseguire è inevitabilmente quella della prevenzione.
Se è chiaro però il 'cosa' prevenire, non lo è altrettanto il 'come' e il dibattito scientifico è oggi acceso su questi temi.
L'obesità è una condizione notoriamente a genesi 'multifattoriale' ovvero i fattori che contribuiscono alla sua insorgenza sono multipli: in primo luogo abitudini alimentari inadeguate associate ad uno stile di vita prevalentemente sedentario, ma anche fattori familiari e genetici non sono da sottovalutare, sebbene per questi ultimi la ricerca scientifica sia ancora agli albori. La conclusione è quindi che, a parte alcuni rari casi di obesità severa familiare, nella maggior parte dei casi fattori ambientali e fattori genetici si integrano a determinare un profilo di rischio che espone in misura diversa l'individuo al rischio di sviluppo di malattia.
La necessità di intervenire con programmi preventivi negli individui ad alto rischio (high risk approach) è però al momento inadeguata a fronteggiare un problema che abbiamo definito in precedenza epidemico: l'approccio preventivo esteso a tutta la popolazione (population approach), a fronte di costi relativamente più contenuti, è potenzialmente più efficace perché mira direttamente alle cause della patologia. Questo approccio mira infatti a modificare l'ambiente in cui i nostri ragazzi vivono, il cosiddetto toxic environment, ambiente tossico, secondo la definizione di Battle e Brownell: "…è difficile immaginare un ambiente più adatto del nostro per lo sviluppo di sovrappeso e obesità". L'ambiente tossico, il toxic environment, è caratterizzato da una elevata disponibilità di alimenti ad alto valore energetico e basso potere saziante (bevande zuccherine, snack dolci e salati), da una scarsa attitudine all'attività fisica condizionata da svaghi e opzioni per il tempo libero prevalentemente sedentari e da un disegno urbano sempre più ostile ai ragazzi, più una serie di ostacoli economici e culturali che favoriscono l'instaurarsi di comportamenti alimentari inadeguati.
E' questo un punto cruciale. La prevenzione dell'obesità infantile non è infatti un problema di tipo esclusivamente sanitario ma ha importanti implicazioni culturali e sociali che non possono essere ignorate: averlo fatto sinora, ha reso possibile la diffusione della patologia ai livelli attuali.
In questo contesto è nato, nella provincia di Avellino, il progetto ARCA, uno screening dell'obesità infantile promosso dall'Assessorato all'Agricoltura della Regione Campania e realizzato in collaborazione con l'Istituto di Scienze dell'Alimentazione e le Aziende Sanitarie Locali. Lo studio, che ha coinvolto oltre 4000 bambini delle scuole elementari, ha evidenziato l'elevata prevalenza di sovrappeso nel territorio - presente in più del 40% del campione - e ha messo in risalto alcuni aspetti 'ambientali' caratteristici e sui quali costruire i programmi di intervento educazionale: consumo di porzioni sempre più abbondanti, abuso di fuoripasto ad elevata densità calorica spesso al di fuori dell'ambito scolastico, limitato accesso alle strutture sportive con una penalizzazione più evidente per le bambine rispetto ai bambini.
Sulla base dei dati raccolti, sono state avviate una serie di iniziative a carattere educazionale, tuttora in corso, che coinvolgono direttamente le scuole e le amministrazioni locali al fine di consolidare sul territorio la diffusione di una cultura di educazione alla salute, rigorosamente 'multilivello' che coinvolge, in prima istanza, la scuola, la famiglia, e il contesto sociale.
L'obiettivo primario è quindi quello di prevenire, prevenire precocemente: la strategia su cui si è puntato è stata quella di non considerare l'obesità infantile un problema esclusivamente di tipo sanitario ma di favorire piuttosto l'integrazione delle competenze di tutti gli attori potenzialmente in grado di influenzare i comportamenti (abitudini alimentari e stile di vita) dei ragazzi per poter trasformare il toxic environment nella sua complessità nell'auspicato, e ormai ineludibile, 'healthy environment'.
Bibliografia essenziale
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Autore: Marika Dello Russo e Gianvincenzo Barba
Istituto di Scienze dell'Alimentazione, CNR, Avellino.
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