La musica e la follia
Tutti conosciamo il detto "genio e sregolatezza", frase che usiamo sorridendo per inquadrare con questa definizione il particolare estro creativo e l'inventiva che accomuna i compositori assieme alle loro personalità.
E' senz'altro vero, infatti, che molti musicisti sono contraddistinti da elementi caratteriali particolari, nella storia della musica ci sono state genialità tali da far pensare ad una vera e propria vena di follia, oltre che ad un gran talento. Parliamo di Mozart, di Berlioz e di tantissimi altri artisti, di cui conosciamo la vita e l'individualità singolare, che hanno creato opere talmente speciali ed uniche da non essere comprese ed apprezzate che solo dopo molti anni, da Bach a Strawinskij il genio è sempre stato ai confini della credibilità.
A molti di loro la storia ha reso giustizia, e la musica li ha celebrati come meritavano, ma nel passato il loro quotidiano era ben difficile, la scelta fra la propria estetica e quella corrente era la più lacerante fra le scelte, tanto da portare alla pazzia, e questo accadde molto più spesso di quanto si possa immaginare.
Se poi all'incomprensione generale aggiungiamo dei veri e propri problemi mentali, ecco che arriviamo al massimo dell'espressione artistica, che, non più inquadrandosi in un'immagine più o meno consueta, sale al sommo della genialità, ma che, inevitabilmente, rimane del tutto trascurata.
Robert Schumann (1810-1856), musicista fra i più grandi e geniali che siano esistiti, amante della cultura e dell'arte, direttore d'orchestra, appassionato esecutore e compositore di musica per pianoforte nonché critico attento e sensibile, è in questo senso uno degli esempi più fulgidi che si possano raccontare.
La sua malattia, infatti, non può essere catalogata come una degenerazione naturale dell'intelletto, o demenza senile che dir si voglia, in essa riconosciamo proprio la classica "vena di pazzia" che penetrò in lui - non sappiamo se di carattere ereditario o meno - senz'altro una follia che non potette essere controllata più di tanto, che gli dava dei momenti di impensata lucidità alternati ad altri di completa nebbia mentale.
Egli, fin da bambino, si rese conto di come la musica potesse indirizzare la sua vita e di quanto essa potesse aiutarlo nei momenti bui della sua esistenza. Questa passione così forte si scontrò con la razionalità e l'ordine della vita quotidiana, dato che in quel tempo il dover vivere di sola musica era estremamente difficile, non bastava certo dar forma alle idee per sopravvivere, se poi pensiamo che egli aveva anche una famiglia numerosa (otto figli), e quindi delle responsabilità importanti che certo non poteva eludere, immaginiamo quali tumulti possano aver agitato il suo animo delicato.
Schumann fu una delle vittime del perverso ingranaggio che lo pose in una continua dicotomia fra espressione od intendimento, la sua musica rispecchia la disperazione dell'incomprensione, i problemi mentali e fisici - di cui egli presentì i primi sintomi leggeri già prima dei vent'anni - avevano allenato il compositore a controllare i propri impulsi, a sottoporre al filtro dell'intelligenza e della razionalità le suggestioni di un'immaginazione fervida e disordinata, e la sua genialità si formò in questa segreta disciplina, ma le tante incertezze della vita fecero di quest'uomo un individuo fragile e dubbioso di sé stesso. Egli intraprendeva venti cose alla volta, abbandonandole, riprendendole, la sua intensa attività creativa corrispondeva ad una faticosa e continua conquista della felicità e dell'equilibrio.
Schumann scrisse sul suo diario, quando era ancora molto giovane: "Voglio dedicarmi allo studio della composizione e non voglio più dare quartiere alla sregolata fantasia, che sta, specialmente nei giovani, in antitesi con la ragione, come l'ideale lo è con la vita. Certamente, se la saggezza non deve tarpare le ali alla musa dei suoni, anche la ragione non può diventare l'ancella che regge la coda alla fantasia, ma piuttosto deve porsi innanzi ad essa e alla luce della sua fiaccola, condurla sicura nel mondo dei suoni".
Parole che in modo chiaro evidenziano quali stati d'animo si agitavano nel suo cuore, sempre inquieto per l'indecisione circa la via da seguire.
Schumann fu un uomo passionale, un vero romantico, la sua musica - soprattutto quella per pianoforte - s'inserisce a pieno diritto fra le creazioni più belle del romanticismo tedesco; egli era un uomo semplice e molto sensibile, secondo il suo pensiero la musica era la sola via d'espressione totale ed universale, in essa l'artista riversava tutte le sue passioni, i suoi sentimenti e le sue emozioni in una stretta simbiosi spirituale con la vita, la sua esistenza fu un alternarsi di momenti felici e di altri di gran tristezza e solitudine dell'anima, segni inequivocabili di un forte squilibrio interiore. In quegli anni ci fu, per ironia della sorte, la sua affermazione come critico e musicista, ma essi furono anche segnati da eventi tragici, una prima crisi depressiva lo colse a ventitré anni, ed essa fu il primo vero segnale del male che avrebbe annientato la sua mente.
Egli era spesso insicuro e sfiduciato, e questa fu senz'altro una componente estremamente dolorosa per il suo stato mentale, che traspariva dai suoi occhi, sempre mesti e chini verso il basso, tanto che il suo lavoro ne risentì, ed egli divenne sempre più cupo e schivo fino ad allarmare coloro per cui lavorava, i membri del Comitato dei concerti della sua città, i quali lo considerarono un musicista troppo intimo, riservato e lontano da quei virtuosismi della bacchetta di direttore, una dote che si riteneva indispensabile nella quotazione di un musicista. In tal modo si stabilì un clima di particolare tensione fra l'artista ed il Comitato, tanto che ad un certo momento Schumann fu invitato a lasciare il posto di lavoro, perché, come scritto nella lettera di licenziamento, "dirigeva con mediocre rendimento".
Una situazione umiliante per il musicista, che indebolì ulteriormente la sua capacità creativa, già fortemente minata: il suo sistema nervoso, stremato dal super lavoro intellettivo sempre in bilico fra creazione e razionalità e dai fenomeni morbosi che lo fiaccavano ogni anno di più, lo portarono ad uno stato di prostrazione immenso, e contribuirono senza dubbio a far precipitare la tragedia.
In quel periodo, infatti, la sua mente deperì rapidamente, e la malattia si manifestò causandogli difficoltà d'eloquio e sensazioni maniacali, comparvero in forma preoccupante la depressione, l'angoscia, l'apatia, accompagnati a volte da eccessi di misticismo, da allucinazioni uditive di straordinario rilievo e da un'ossessiva credenza nelle sedute e nelle esperienze spiritiche, nelle quali spesso si rifugiava per riuscirne sempre peggio.
Schumann riferì molte volte di sentire delle "voci interne" che lo spingevano a comporre, ma quest'intensità dell'immaginazione musicale trascese ben presto e si tramutò in un sintomo psicotico molto grave. Le allucinazioni acustiche lo portavano a "sentire" una nota musicale continuamente suonata nella sua testa, e la cosa non lo faceva dormire, poi il delirio s'intensificò ancora, e la nota continua divenne un coro di angeli che cantavano una melodia meravigliosa che lui tentava di trascrivere.
La persecuzione maniacale di Schumann passò presto dall'esaltazione al terrore, e le voci degli angeli divennero voci di demoni, con della musica orribile in sottofondo, che gli dicevano che era un peccatore e volevano trascinarlo all'inferno. In breve le sue condizioni raggiunsero il parossismo nervoso, egli gridava angosciato che c'erano tigri e iene che piombavano su di lui, era una situazione davvero terribile e senza via d'uscita.
Un mattino del 1854 egli interruppe improvvisamente il suo lavoro e corse a gettarsi nel Reno.
Fu salvato da alcuni pescatori e ricoverato in una clinica per malattie mentali vicino Bonn. Sua moglie Clara (incinta del suo ultimo bambino) non fu autorizzata a vederlo fino al 1856, e Robert morì pochi giorni dopo aver rivisto la moglie, a soli quarantasei anni.
Sul suo corpo fu effettuata un'autopsia. Il cervello fu esaminato ad occhio nudo ed anche al microscopio, ma prove reali di una lesione organica non furono trovate. Il dottore che lo esaminò non era molto pratico, e la sua relazione ha molti punti vaghi ed altri contraddittori, con termini imprecisi come "paralisi generale incompleta" o "demenza paralitica".
L'origine della pazzia di Schumann è stata discussa nella letteratura medica per molti decenni. Il professor Eliot Slater ha ipotizzato che ne fosse responsabile la sifilide, ma le prove in proposito sono solo in parte convincenti, come per esempio le tracce di mercurio trovate nei suoi capelli (ma lo stesso mercurio era anche contenuto nei nastri da cappello in feltro…) oppure - e questa tesi fu fonte di accese discussioni - una lesione al prepuzio del musicista, che però potrebbe tranquillamente essere una conseguenza di un rapporto sessuale piuttosto focoso e null'altro.
Tra l'altro bisogna sempre essere molto cauti con le diagnosi di sifilide fatte da medici dell'Ottocento, perché esse sono spesso inaffidabili, non solo per le scarse conoscenze in proposito, ma anche perché era una malattia molto diffusa, e troppo facilmente era scambiata con altre patologie.
Schumann era un ipocondriaco, conservava molte medicine, ed è probabile che prendesse anche del mercurio, che all'epoca era un farmaco brevettato ed usato per molte malattie, non solo per la sifilide. È vero che gli effetti collaterali di una sua somministrazione eccessiva e prolungata possono sfociare nella pazzia o nella demenza.
Anche la schizofrenia è un'ipotesi da non scartare. Essa è associata con un disturbo generale del pensiero ed accompagnata da allucinazioni acustiche, sintomi che apparvero chiari in Schumann, ma, a parte le voci, non ci sono altre prove del disturbo del pensiero.
Per finire il compositore aveva una serie di disturbi fisici che meritano un commento: era obeso e, probabilmente, iperteso. Era un forte bevitore di alcool e di caffè, in più fumava sigari forti per raggiungere uno stato di euforia emotiva che, a suo dire, potenziava la sua creatività. È probabile quindi che l'alcool ed il tabacco siano stati co-fattori nel suo deterioramento mentale e fisico.
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