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In data 10.11.07
Marina Pinto

Anno 4
Edizione Novembre 2007





Di cosa sono morti i musicisti?

A questa domanda ci piacerebbe rispondere: di vecchiaia, ma purtroppo nella maggior parte dei casi non è così, perché nei secoli passati le malattie erano molte di più di quelle di oggi, e soprattutto, si curavano in modo assolutamente diverso (per non parlare di quelle che non si curavano affatto), con dei rimedi che alla fine risultavano il più delle volte inefficaci.

Tralasciando le morti dell’infanzia – che erano un numero considerevole, spesso addirittura previsto dagli stessi genitori, un motivo per cui a quel tempo si facevano molti figli – o quelle causate da malattie anche banali – morbillo, polmonite, infezioni di vario tipo – o quelle incurabili anche oggi – tumori o malformazioni di grave entità - accadeva a volte che, anche in età giovanissima, una qualsivoglia malattia che si manifestasse non potesse essere curata in alcun modo, e quindi, a parte qualche blando rimedio che poteva dare un certo sollievo, il male progrediva inesorabilmente senza fermarsi. Il che portava alla morte sicura.

I musicisti che soffrirono e morirono a causa di più diverse patologie sono innumerevoli, ma anche quelli che patirono a causa di cure sbagliate o insufficienti sono un gran numero.

Si consideri, per esempio, che Jean Baptiste Lully (al secolo Giovanni Battista Lulli, fiorentino di nascita e francese d’adozione), compositore attivo nel XVII secolo alla corte del re Sole, morì a causa di una banale ferita infettata ad un piede causata da un bastone che egli stesso batteva in terra per tenere il tempo durante le prove di un suo lavoro teatrale (gli antibiotici erano ancora molto lontani).

Bach e Handel rimasero entrambi completamente ciechi, perché, ammalati di cataratta, furono operati alla cornea con un ferro appuntito non sterilizzato dallo stesso medico. Anche se non fu questa la causa diretta della loro morte, certo è che la qualità della loro vita, dopo questo episodio, non fu più la stessa.

Mozart fu finito da una malattia renale, forse congenita, all’età di soli 35 anni. E pensare che da bambino aveva superato tante malattie, alcune anche gravi, da semplici influenze alla tonsillite streptococcica alla febbre tifoidea, fino al vaiolo.

Beethoven morì nel 1827 a 57 anni – che per quell’epoca era una bella età – per una malattia intestinale ancora oggi non del tutto chiara, ma le sue condizioni furono peggiorate da pesanti cure a base di piombo che gli causarono orribili disturbi, ed in più il musicista aveva subìto la perdita dell’udito che si era altresì aggravata dopo la somministrazione in dosi massicce di farmaci sbagliati – e quindi inutili – e da apparecchi introdotti nelle sue orecchie da parte di medici incapaci e maldestri.

Quando il grande violinista Paganini era un bambino di sei anni si ammalò di morbillo, e fu dato per morto. Fortunatamente – e misteriosamente – riuscì a guarire, ma poi, da adulto, fu affetto da una brutta osteomielite, e dei dentisti incompetenti gli estrassero tutti i denti della mascella inferiore (senza anestesia).

Poi, per placare le sofferenze della sifilide che aveva contratto da giovane, gli furono propinate delle dosi massacranti di mercurio che gli causarono una ritenzione urinaria così forte da costringerlo ad usare giornalmente il catetere, con la conseguenza di procurarsi una cistite cronica ed un’orchite assai dolorosa, per curare le quali si sottopose a dei salassi con delle sanguisughe. Una vera tortura.

In più, come se non bastasse, una laringite ancor oggi di origine sconosciuta lo rese muto.

Un decorso altrettanto doloroso lo ebbe in sorte Gioacchino Rossini, il quale per curare un brutto tumore al retto ebbe bisogno di diverse operazioni chirurgiche e di usare il catetere per molti mesi (chiamato da Rossini stesso “il più nobile degli strumenti”). Le troppe sofferenze di questo male prostrarono a tal punto il musicista da procurargli una terribile depressione, dalla quale uscì a fatica e forse mai del tutto.

Di sifilide – malattia che all’epoca condannava centinaia di incaute vittime - morirono Franz Schubert (a 31 anni) e Robert Schumann, al quale in particolare la malattia causò delle orribili allucinazioni e delle manie ossessive che lo portarono a tentare il suicidio buttandosi nel fiume. Fu salvato, ma poi rinchiuso in una clinica per malattie mentali, ed immaginate cosa ne conseguì.

Un altro musicista colpito da una terribile neurosifilide fu Scott Joplin, al quale fu diagnosticata anche una sorta di demenza paralitica, un male che colpì molto duramente la sua memoria e le funzioni intellettive, tanto da ridurlo come un vegetale.

Altre vittime della malattia mentale furono Gaetano Donizetti e Maurice Ravel, che divennero apatici ed estranei al mondo esterno, compreso a quello della musica, alla quale avevano dedicato la vita.

Ma nell’Ottocento c’era anche un’altra malattia che falcidiava vittime su vittime, ed era la tubercolosi. Ne soffrirono Chopin e von Weber, entrambi morti di questa malattia a 39 anni, ed anche il figlio di Von Weber ne fu vittima, e la cosa per lui fu ben peggiore, dato che lo uccise a soli 19 anni. La stessa sorte era toccata a Pergolesi, più di cento anni prima, e lui di anni ne aveva appena 26. Lo stesso Pergolesi fu di salute cagionevole sin dall’infanzia, specie dopo aver contratto, a 7 anni, la poliomielite, dalla quale era rimasto offeso ad una gamba.

Felix Mendelssohn fu vittima di un colpo apoplettico, e dello stesso male morirono diversi suoi familiari. L’ipertensione ne fu la causa scatenante, ma allora non c’era alcun sistema di misurazione della pressione, e quindi di prevenire la morte.

Bizet ebbe una sofferenza cardiaca, e ne morì a nemmeno 37 anni dopo aver fatto un bagno nell’acqua fredda della Senna. La stessa patologia afflisse il musicista norvegese Edward Grieg, che aveva un’insufficienza polmonare che affaticò il cuore oltre ogni limite. E sempre di una brutta malattia cardiaca, l’endocardite maligna, morì Gustav Mahler nel 1911.

Poi ci fu Vincenzo Bellini, che morì giovane (39 anni) a causa di un tremendo attacco di colera. Lo stesso male attaccò e finì Ciaikovskij (almeno questa è la versione ufficiale, ma negli ultimi dieci anni ci sono state un sacco di polemiche e di smentite in proposito, perché si è parlato anche di suicidio), il quale in più ebbe una serie di nevrosi e crisi maniacali che lo tormentarono per anni ed anni.

In ultimo ricordiamo George Gershwin, che morì a causa di un tumore al cervello che lo aveva ridotto in uno stato pietoso, nonostante le cure e l’intervento chirurgico che fu tentato per salvargli la vita.


Autore: Marina Pinto




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