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Articolo pubblicato il 17-07-2006
da L.Montevecchi
Libero professionista – Roma
www.microcolpo.eu

Numero 30 - Anno 3
17 Luglio 2006





La microcolposcopia

Introduzione: La microcolposcopia appartiene a quelle indagini che, come la citologia e l’istologia, si avvalgono della valutazione morfologica microscopica per formulare una diagnosi. A differenza di queste ultime, che richiedono un prelievo di cellule (citologia) o di tessuto (istologia) dal(la) paziente, la microcolposcopia consente l’osservazione “in vivo”, senza cioè asportare l’epitelio o frammenti di esso dalla cervice uterina: ciò comporta il duplice vantaggio di una diagnosi immediata (non occorre attendere i tempi del laboratorio) e la possibilità di valutare sede ed estensione (= topografia) di una eventuale lesione (cosa impossibile con un Pap-Test o con una biopsia mirata).

Strumenti e Tecnica: Per eseguire la microcolposcopia occorre in primo luogo il microcolpoisteroscopio di Hamou. Si tratta di uno strumento ottico (realizzato dalla Storz GmbH di Tuttlingen nel 1981) molto simile ad un comune endoscopio rigido.

Esso tuttavia possiede le caratteristiche di un isteroscopio, di un colposcopio e di un microscopio ottico, con ingrandimenti variabili fino a 150x sui due oculari di cui è dotato. Ha un calibro di 4,5 mm, una lunghezza di 23 cm ed una manopola di messa a fuoco, per una visione sempre nitida ad ogni distanza del tessuto dalla lente (fig. 1).

Fig. 1: Il Microcolpoisteroscopio di Hamou (tipo I)

E’ anche possibile avvalersi della versione semplificata, realizzata da Jacques Hamou due anni più tardi, più maneggevole e caratterizzata da un solo oculare diretto, con ingrandimenti fino ad 80x (fig. 2).

Fig. 2: Il Microcolpoisteroscopio di Hamou (tipo II)

E’ indispensabile una fonte di luce fredda, un cavo a fibre ottiche, uno speculum vaginale, una pinza da presa, del cotone idrofilo, un po’ di soluzione di Lugol debole ed infine il colorante vitale elettivo per l’epitelio squamoso cervicale: l’inchiostro blu Waterman (fig. 3).

Fig. 3: L’inchiostro blu Waterman

Una volta in possesso di tutti questi elementi si può effettuare l’esame secondo una tecnica ormai standardizzata. Dopo aver disposto la paziente sul lettino in posizione ginecologica si introduce lo speculum vaginale e si espone la cervice uterina.

Questa va delicatamente detersa dalle secrezioni con un batuffolo di cotone idrofilo così che possa uniformemente applicarsi la soluzione di Lugol debole. Una prima osservazione ad ingrandimento colposcopico (20x) ci consentirà di apprezzare eventuali aree iododeboli o irregolarmente captanti.

A questo punto si applica l’inchiostro blu Waterman (sempre con leggerezza, tramite un nuovo batuffolo di cotone) e si potranno dunque osservare, a contatto, gli elementi cellulari presenti sulla superficie, fino alla giunzione squamo-cilindrica (fig. 4 e 5).

Fig. 4: Coilocitosi superficiale a 150x

Fig. 5: La zona di trasformazione a 150x

Per ottenere una visione sempre nitida occorre verificare che l’estremità dell’ottica, tagliata a becco di flauto per circa 30°, sia perfettamente parallela alla superficie da esaminare. Ciò richiederà che, per osservare il labbro anteriore (superiore) l’estremità a becco di flauto andrà rivolta verso l’alto; quando si dovrà esaminare il labbro posteriore (inferiore) la lente dovrà essere rivolta verso il basso.

Nel corso dell’esame, se allo strumento è collegata una telecamera, si potranno ottenere delle sequenze video o dei fotogrammi da utilizzare per il proprio archivio o da allegare al referto.

Indicazioni cliniche all’esame microcolposcopico: Se consideriamo che il virus del Papilloma umano è il principale agente causale del cervicocarcinoma (1) (anche se occorrono altri fattori di tipo probabilmente genetico ed immunitario perché questo si possa sviluppare…) appare evidente l’importanza di individuare precocemente una infezione da HPV e le lesioni intraepiteliali eventualmente ad essa associate (fig.6).

Fig. 6: endocervicale della lesione di alto grado

Il Test di Papanicolaou è l’esame standard, universalmente ritenuto il più idoneo per lo screening del cervicocarcinoma, e le linee guida della SIGO prevedono l’esecuzione di una colposcopia in presenza di un Pap-Test anormale che deponga per una lesione intraepiteliale (2).

Sono tuttavia ancora controversi i passi successivi: la colposcopia infatti è necessaria per scegliere l’area macroscopicamente anormale su cui effettuare una biopsia mirata; ma se questa penetra nel canale cervicale, o se la giunzione squamo-colonnare non si riesce ad evidenziare c’è ancora chi ritiene opportuna l’esecuzione di un curettage endocervicale.

Tale indicazione appare quanto mai inutile (e quindi dannosa…) per l’elevata incidenza di falsi negativi successivi a tale tecnica di prelievo. La microcolposcopia, grazie alle caratteristiche dello strumento ed alla elevata risoluzione ottica, consente di individuare la presenza del papillomavirus, e di localizzare il limite interno, superiore (= endocervicale) di una eventuale lesione intraepiteliale, fornendo quindi al ginecologo i dati necessari per effettuare una corretta escissione (3,4).

Uno studio ormai classico del gruppo di lavoro di Bologna (5) ha dimostrato come la mancata esecuzione di una microcolposcopia prima del trattamento escissionale esponga la paziente al rischio di rimozione incompleta (= margini interessati) e – di conseguenza – ad un aumento del rischio di recidive della lesione.

Anche la endocervicoscopia, in mancanza di meglio, è un utile complemento diagnostico quando si sospetti una lesione endocervicale. L’esame – completamente diverso dalla microcolposcopia – consiste nella osservazione ad ingrandimento “colposcopico” ( = x20) del canale cervicale precedentemente trattato con acido acetico.

Il giudizio diagnostico, anche se non così fine come quello microcolposcopico, permette tuttavia di rilevare aree patologiche altrimenti non evidenziabili alla colposcopia (6).

Conclusioni: Si può dunque riassumere che l’utilità della microcolposcopia consiste nella individuazione completa ed immediata delle aree patologiche (eso- ed endocervicali) eventualmente presenti sul collo dell’utero, permettendo così una rapida definizione del tessuto da rimuovere chirurgicamente.

Tale accuratezza diagnostica rende l’eventuale trattamento escissionale sicuro ed efficace in termini di completezza chirurgica ed efficacia terapeutica, riducendo il numero di interventi eccessivamente distruttivi o pericolosamente incompleti.

Bibliografia:
  1. Shields TS; Brinton LA; Burk RD et al.: A case-control study of risk factors for invasive cervical cancer among U.S. women exposed to oncogenic types of human papillomavirus. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2004; 13(10):1574-82

  2. Linee guida elaborate dalla Commissione oncologica nazionale, in applicazione di quanto previsto dal Piano sanitario nazionale per il triennio 1994-1996, relativo all’azione programmata “Prevenzione e cura delle malattie oncologiche” concernenti l’organizzazione della prevenzione e dell’assistenza in oncologia. Supplemento alla Gazzetta Ufficiale n. 127 del 1 Giugno 1996

  3. Montevecchi L; Vecchione A; Microcolpohysteroscopic features of cervical condylomatosis and their accuracy in detecting subclinical papillomavirus infection. The Cervix and the l.f.g.t., vol. 4, n° 3, 1986

  4. Hamou J; Frydman R; Fernandez H; Capella S; Taylor S La microcolpohysteroscopie peut-elle permettre le depistage des lesions du col uterin? Contracept Fertil Sex 1997 May;25(5):358-62

  5. Guerra B, Guida G, Falco P, Gabrielli S, Martinelli GN, Bovicelli L Microcolposcopic topographic endocervical assessment before excisional treatment of cervical intraepithelial neoplasia. Obstet Gynecol 1996 Jul 88:77-81

  6. S. Izzo, S. Negretti, D. Stanco I. Ardovino. L’Endocervicoscopia. La Colposcopia in Italia Anno XIX – N. 3 pagg. 13-20


Autore: L.Montevecchi
Libero professionista – Roma
www.microcolpo.eu

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