Articolo pubblicato il 17-11-2006
di Dott. Carmelo Parisi
Ginecologo - Roma www.carmeloparisi.it
Numero 33-34 - Anno 3
17 Novembre 2006
La isteroscopia diagnostica
L’isteroscopia è una procedura diagnostica che consente l’osservazione del canale
cervicale e della cavità uterina.
E’ una tecnica che sta acquisendo grande diffusione tanto da soppiantare
l’ormai obsoleta metodica della revisione diagnostica (D&C).
L’esame si esegue impiegando l’isteroscopio,un tubo rigido di diametro
variabile da 1.7 ai 4 mm contenente un sistema di lenti.
Essendo la cavità uterina una cavità virtuale è necessaria la sua distensione mediante
un mezzo gassoso (anidride carbonica) o liquido (soluzione fisiologica).
Il gas è sicuramente da preferire per un migliore indice di refrazione rispetto al
mezzo liquido, per l’assenza di effetto alga, per un minor rischio di diffusione verso
l’alto di germi , muco e cellule ed in ultimo per il fatto che l’occhio umano è più
abituato a vedere l’immagine attraverso l’aria che non immersa nel liquido.
L’ottica isteroscopica è collegata ad un cavo a fibre ottiche connesso a sua volta ad
una fonte di luce (alogena o allo xenon) e ad un tubo collegato all’insufflatore del gas
o alla sacca contenete il liquido di distensione connessa al suo apparato erogatore
(pompa elettronica o manuale).
Una telecamera collegata all’ottica consente di visualizzare l’immagine sul monitor.
E’ possibile produrre una documentazione dell’esame mediante un sistema di
videoregistrazione o mediante istantanee fotografiche delle immagini più significative.
L’esame permette di valutare il canale cervicale (ampiezza, caratteristiche
dell’ epitelio di rivestimento) e la cavità uterina (ampiezza, conformazione,
caratteri dell’endometrio, osti tubarici).
Per quel che concerne le indicazioni il sanguinamento uterino anomalo (menorragia,
menometrorragia, spotting) costituisce l’indicazione principale all’esame isteroscopico
sia per le pazienti in età fertile che per le pazienti in peri e postmenopausa.
Si possono visualizzare così quelle patologie che più frequentemente determinano tale
sintomo quali polipi endometriali, , miomi uterini, iperplasia endometriale, carcinoma
endometriale, polipi cervicali. Altre indicazioni sono costituite dal riscontro di un
ispessimento dell’ecopattern endometriale all’esame ecografico, dalla sterilità e infertilità,
da malformazioni uterine, dalla mancata visualizzazione dei dispositivi intrauterini (lost IUD),
dalla stadiazione del carcinoma endometriale, dai polipi del canale cervicale, da alterazioni
al Pap Test del tipo AGUS.
Mioma a prevalente sviluppo intramurale
Polipo Endometriale
Polipo Endometriale // Iperplasia Endometriale
Le controindicazioni all’esame sono rappresentate dalla gravidanza e dalla flogosi,
per il rischio di diffusione in senso ascendente dell’infezione. Il sanguinamento, più
che una controindicazione, costituisce un ostacolo all’esecuzione dell’esame, cui si può
in parte ovviare se il sanguinamento non è eccessivo impiegando il mezzo liquido di distensione.
In questi casi è comunque bene effettuare l’esame, quando è possibile, dopo che il sanguinamento
è cessato.
Poliposi canale Cervicale
Sinechia Uterina
L’esame si effettua nella quasi totalità dei casi in ambulatorio senza anestesia e senza
alcuna preparazione particolare. Nel corso dell’esame può rendersi necessaria l’esecuzione
di un prelievo bioptico. In casi particolari (stenosi serrata del canale cervicale tale da
impedire la penetrazione dell’isteroscopio in cavità uterina, evenienza più frequente nelle
donne nullipare ed in postmenopausa, patologie di carattere medico, particolare emotività
della paziente) che ne sconsigliano l’esecuzione ambulatoriale, l’esame può essere effettuato
in regime di day hospital in anestesia.
Il periodo di esecuzione ideale dell’esame è rappresentato dalla fase postovulatoria in
quanto il canale cervicale è più dilatato, il muco cervicale è limpido ed incolore, le
condizioni dell’endometrio sono ideali per lo studio della cavità uterina e degli osti
tubarici.
In caso di prolungata amenorrea, nelle donne in età fertile, è bene effettuare il
dosaggio della gonadotropina corionica prima di effettuare l’esame per escludere la
gravidanza.
Nel corso dell’esame, la donna può avvertire alcuni fastidi legati alla dilatazione
dell’utero, che in genere durano alcuni minuti. Dopo l’esame si può avere l’insorgenza
di dolore in sede sottoscapolare dovuto al passaggio del gas che attraverso le tube
pervie si raccoglie in sede sottodiaframmatica con stimolazione del nervo frenico.
In pochi casi si può avere l’insorgenza di una reazione vagale. Sono descritte
complicanze maggiori (perforazione uterina) che si verificano comunque molto raramente.
In genere la paziente può riprendere subito dopo l’esame la sua abituale attività e solo
raramente è richiesta una breve osservazione di pochi minuti successiva all’indagine.
Autorizzazione del Tribunale di Roma n 293/2003 del 7/07/2003 Giornale a periodicità Mensile - Pubblicato a Roma - V. A. De Viti de Marco, 50
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