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Articolo Ricevuto 06.02.07
Articolo Pubblicato 21.02.07
di Carmen Gianfrani e Alessandra Camarca
Istituto di Scienze dell'Alimentazione del CNR di Avellino.
Anno 4
Edizione Febbraio 2007
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Intolleranza al glutine: dalla ricerca clinica e scientifica a nuove prospettive terapeutiche
La malattia celiaca (MC) è un’intolleranza permanente verso il glutine del grano e le
proteine affini di segale ed orzo. Tali proteine dal punto di vista nutrizionale non
rivestono molta importanza per l’uomo, ma sono fondamentali per la viscosità ed elasticità
dell’impasto delle farine.
La MC viene diagnosticata, nella maggior parte dei casi, nei primi tre anni di vita,
anche se sono in aumento i casi in cui la malattia si riscontra in età adulta o
addirittura dopo i 60 anni.
Da un punto di vista clinico i soggetti celiaci conclamati soffrono di gravi sindromi
da malassorbimento (diarrea, perdita di peso, ritardo della crescita, anemia sideropenica,
steatorrea), ma sono in forte aumento anche le diagnosi di intolleranza al glutine in
soggetti che presentano solo lievi disturbi intestinali, quali inappetenza,
rallentamento della digestione, o sintomi cosiddetti extra-intestinali, quali astenia,
disturbi neurologici, infertilità, e talvolta alterazioni dello smalto dentario (1,2).
Da recenti studi epidemiologici è emerso che 1'individuo su 300 è affetto da malattia
conclamata, ma, se si considerano anche i casi asintomatici o latenti, la malattia
raggiunge una prevalenza di almeno 1% sia in Europa che nel Nord America (3,4).
Quindi, colpendo 1 individuo su 100 della popolazione generale, ci troviamo di fronte a
una delle forme più comuni di intolleranza alimentare con un grande impatto sociale.
La disponibilità di test di screening più sensibili, quali gli anticorpi anti-gliadina
e anticorpi anti-transglutaminasi (noti anche come anticorpi anti-endomisio), hanno
sicuramente contribuito all’aumento di diagnosi di celiachia, anche dei casi clinicamente
non conclamati, come avvenuto negli ultimi 10 anni.
E’ importante ricordare che per un’accurata diagnosi di celiachia, occorre l’esame
istologico della biopsia intestinale prelevata per via endoscopica.
Infatti, in tutte le forme di celiachia, sia tipiche, atipiche che asintomatiche, si
osserva un’alterata risposta immunitaria verso il glutine a livello del piccolo intestino,
che conduce all’atrofia dei villi intestinali (5,6).
Pur essendo scatenata da un agente esterno (glutine dei cereali), la MC presenta una
forte associazione genetica con i geni del maggior complesso di istocompatibilità
(MHC o HLA), responsabili della predisposizione genetica ed anche della familiarità
che si osserva in molti casi.
Nell’intestino celiaco sono presenti sia cellule infiammatorie reattive al glutine Th1 che cellule regolatorie Tr1 che producono interleuchine-10 (IL-10) in grado di contrastare la reazione infiammatoria indotta dal glutine
Più precisamente, il 90-95% dei celiaci è portatore dei geni DQA1*05/DQB1*02 codificanti
per l’eterodimero DQ2; il restante 5% esprime invece i geni DQA1*0301/DQB1*0302
codificanti il DQ8. Le molecole HLA-DQ2/DQ8 si comportano da recettori cellulari
e sono coinvolte nel riconoscimento dei peptidi del glutine da parte dei linfociti
T intestinali responsabili della patologia. Infatti, è ormai chiaro che la malattia
celiaca è dovuta ad una alterata risposta immune ai peptidi del glutine che sfuggono
alla digestione proteolitica degli enzimi gastrointestinali.
Nell’ultimi dieci anni, un considerevole numero di studi, alcuni provenienti dai nostri
laboratori, ha dimostrato che nell’intestino celiaco sono presenti cellule del sistema
immunitario che in seguito al contatto con i peptidi del gliadina, maggior costituente
del glutine, si attivano, proliferano e producono sostanze con attività infiammatoria
in particolare l’interferone-gamma (3,5,6).
L’attivazione di questi linfociti innesca una complessa catena di reazioni che conducono
all’atrofia della mucosa intestinale, ma che possono coinvolgere anche altri organi,
rendendo il quadro della sintomatologia clinica molto complesso.
Uno studio miliare per la comprensione dei meccanismi patogenetici della MC
è stata l’individuazione della transglutaminasi tissutale (tTG), proteina verso
cui il celiaco produce anticorpi in fase acuta di malattia (7). La tTG è un enzima
che modifica chimicamente i peptidi del glutine, trasformando le glutammine in acidi
glutammici e rendendoli più tossici.
L’unica terapia al momento disponibile per i pazienti celiaci è la dieta priva di
glutine da seguire per tutta la vita. Ciò significa la rinuncia a una miriade di
alimenti, tra cui pane, pasta, pizza, dolciumi. Inoltre la dieta aglutinata, se da
un lato consente il ripristino della normale funzionalità dell’intestino, dall’altro
crea limiti nella vita sociale e non garantisce il recupero della tolleranza al glutine.
Una nostra recente ricerca ha evidenziato nell’intestino celiaco la presenza di cellule
con funzione anti-infiammatoria, che attraverso la produzione di interleuchina-10,
contrastano la patologica reazione al glutine (8).
Questo studio, frutto di una collaborazione tra diversi istituti di ricerca italiani,
quali l’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del Cnr, l’Istituto Telethon di Milano,
il Dipartimento di Pediatria dell’Università Federico II di Napoli, è un esempio di
come ricerca di base e ricerca clinica possano lavorare in sinergia e portare ad
importanti risultati a beneficio dei pazienti.
Questo studio conferma quanto precedentemente osservato nel modello sperimentale
di celiachia rappresentato dalla cultura di pezzi bioptici da intestino celiaco.
Avevamo osservato che l’aggiunta di interleuchina-10 contrasta in maniera efficace
l’infiammazione scatenata dal glutine (9).
Attualmente sono in corso studi per espandere e potenziare l’attività di tali cellule
regolatorie in vivo attraverso formulazioni di IL-10 esogena per via orale.
Al momento sono al vaglio altre strategie terapeutiche, quali enzimi per la completa
degradazione dei peptidi del glutine (10); sostanze che possano inibire la permeabilità
intestinale (trovata alterata nella MC) (11) e quindi contrastare il passaggio del
glutine attraverso la mucosa intestinale; vaccini basati sull’utilizzo dei peptidi
del glutine tossici modificati (12).
Speriamo che presto, verificata l’efficacia e la sicurezza in vivo di queste terapie
alternative alla dieta, si possano realizzare prodotti anti-infiammatori destinati ai
celiaci, un sempre più crescente numero di individui (13).
Bibliografia
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Autore: Carmen Gianfrani e Alessandra Camarca
Istituto di Scienze dell'Alimentazione del CNR di Avellino.
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