

|

Articolo pubblicato il 17-11-2006
di Marina Pinto
Numero 33-34 - Anno 3
17 Novembre 2006
|

|
Variazioni per l’insonnia
Per sconfiggere l’insonnia non c’è miglior rimedio che contare le pecore.
Una, due, tre, e così via, fino a quando sul principiare dei numeri a tre cifre gli
affanni quotidiani non ci passano docili come ovini sulla testa.
Ma l’insonnia è un semplice disturbo o una vera malattia?
Entrambe le ipotesi
hanno una loro validità, si può soffrire d’insonnia come conseguenza di stati
dolorosi quali febbre alta, lesioni organiche del sistema nervoso centrale,
oppure malattie mentali (nevrosi, psicosi, depressioni), o ancora essa può
essere dovuta a sovraffaticamento fisico o psichico, preoccupazioni, stress,
cattive abitudini igieniche o disordini alimentari.
L’insonnia non né soltanto l’impossibilità di dormire, essa può determinarsi anche
come una difficoltà ad addormentarsi o come risveglio prematuro, o ancora come sonno
intermittente intervallato da pause di veglia più a meno lunghe.
Non sappiamo di che tipo d’insonnia soffrisse il conte Keyserlingk, ambasciatore
di Russia in Sassonia nel lontano 1742, ma questo suo problema fu l’origine d’una
leggenda che racconta la nascita di uno dei capolavori della musica del grande Johann
Sebastian Bach.
Il conte Keyserlingk era assillato dalle responsabilità che il suo incarico prevedeva,
e non gli riusciva più di prendere sonno. Inoltre era cagionevole di salute, la sua
insonnia non lo lasciava riposare, e, per alleviare le sofferenze del suo stato, egli
aveva al suo seguito un giovane e provetto clavicembalista, Johann Teophil Goldberg –
allora quattordicenne - il quale era stato incaricato di tenersi sempre pronto con
il suo strumento vicino alla stanza da letto del suo padrone, affinché suonando ne
alleviasse le angosce.
Keyserlingk si recava spesso a Lipsia, dove era diventato amico di Bach, e pensò
di vincere l’insonnia commissionando a quest’ultimo un lavoro per clavicembalo.
Il giovane Goldberg, uno studente di musica al suo seguito, avrebbe poi dovuto
eseguirlo di notte in una camera attigua alla sua stanza da letto.
Keyserlingk chiese a Bach di comporre un pezzo per clavicembalo che gli facilitasse
la tolleranza e l’angoscia delle notti insonni, una musica da far eseguire al suo
strumentista che fosse insieme allegra ed incline alla tenerezza, che gli facesse
compagnia e lo distraesse dai pensieri tristi.
Bach accettò, e compose una serie di variazioni - le “Variazioni Golberg”, appunto,
che ebbero successo e stima da parte del committente e anche dell’esecutore – che tra
l’altro doveva essere ben bravo data la giovane età - tanto che il conte gli chiedeva
spesso di eseguirle durante le ore notturne, ed aveva ricompensato l’autore di tanta
bellezza musicale con una coppa d’oro riempita di cento Luigi, anch’essi d’oro.
In definiva le “Variazioni” furono a loro modo una variazione sofisticata del classico
contare le pecore.
I brani che si susseguono nell’opera hanno forme diverse e fantasiose, vi fanno parte,
infatti, variazioni canoniche, libere, ironiche, movimenti di Adagio, canzoni popolari
tedesche, Arie e giochi musicali del più puro stile bachiano.
Musica curativa per l’insonnia, dunque?
La leggenda è senz’altro divertente, non c’è che dire, e sappiamo che essa ha un
fondamento di verità.
Ma ci chiediamo anche: al tempo di Bach non esistevano le ninne-nanne?
|
Autore: Marina Pinto
Scarica questo articolo nel tuo computer

© 2006 Scienzaonline.com
|
|

|