Infarto: le donne rischiano di meno, ma si preoccupano di più
Quante volte si è detto che la donna ha un rischio di infarto nettamente inferiore a quello dell'uomo? In effetti, la donna è protetta dall'infarto grazie all'ombrello estrogenico, cioè gli ormoni femminili, per tutta l'età fertile. Questo potrebbe portare, di conseguenza, molte donne a considerarsi specie protetta e, di conseguenza, sottostimare il proprio rischio e a pensare che la prevenzione cardiovascolare per loro non sia così importante.
Per valutare questo aspetto, oltre che per identificare e trattare i soggetti con elevata probabilità di essere colpiti da un infarto nei successivi 10 anni, il Servizio Prevenzione e Protezione (SPP) del CNR di Roma, in collaborazione con il Servizio Medico (SM) della FAO (Food and Agricolture Organization), ha effettuato uno studio, il Coronary Heart Disease Prevention Programme, sulla prevalenza dei principali fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione multietnica lavorativa della FAO di Roma, sia maschile (dai 45 anni in su) che femminile (dai 50 anni in su o, se in menopausa, anche più giovani).

Lo studio ha permesso anche di valutare la percezione del rischio da parte dei soggetti in esame; infatti, ai partecipanti veniva richiesto, prima di sottoporsi allo screening, di esprimere un giudizio sul proprio rischio utilizzando una scala semiquantitativa (basso, medio, elevato, molto elevato), valutazione che è stata successivamente confrontata con quella calcolata mediante il programma computerizzato di calcolo del rischio cardiovascolare basato sui dati dello studio di Framingham.
Dalla ricerca, a cui hanno partecipato 482 lavoratori (272 uomini e 210 donne) e i cui dati sono stati presentati al recente congresso internazionale Drugs Affecting Lipid Metabolism tenutosi a Venezia, è emerso che, mentre il 46% delle donne a fronte del 35% degli uomini non aveva nessuno dei principali fattori di rischio cardiovascolare, ben il 16% degli uomini contro solo il 9% delle donne presentavano associati tre o più fattori di rischio cardiovascolare.

Interessante appare il dato emerso dal confronto tra il rischio calcolato e il rischio percepito da parte dei partecipanti allo studio: se ben il 40% degli uomini che ha partecipato allo studio presentava un rischio medio-alto, tale livello di rischio veniva percepito dal 47% degli intervistati prima dello screening. Al contrario, ben il 42% delle donne pensava di essere a rischio medio-alto, quando, in realta', solo il 5% e' risultata avere tale rischio. Quindi, mentre gli uomini valutavano abbastanza bene il proprio rischio, nelle donne vi è una chiara e netta tendenza alla sovrastima, in forte contrasto con il risultato calcolato.

Sembra che le donne in differenti contesti geografici e socio-culturali, appaiano forse più ansiose, ma sicuramente più attente al proprio stato di salute. Questa particolare attenzione, oltre ad essere uno degli aspetti che potrebbe concorrere a spiegare perché le donne vivono più a lungo degli uomini in quasi tutti i paesi del mondo, enfatizza il ruolo della donna che, in famiglia tradizionalmente è custode della salute di tutti". E proteggere la propria salute è utile a continuare a proteggere quella dei propri familiari, con una positiva ricaduta sulla salute dell'intera popolazione.

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