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Articolo pubblicato il 17-02-2006
di Volpe R*, Sotis G*, Valle S**
*Consiglio Nazionale delle Ricerche, SPP di Roma
**Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica, Università “La Sapienza” di Roma
Numero 25 - Anno 3 17 Febbraio 2006
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Il fumo di sigaretta in ambiente di lavoro
INTRODUZIONE
Il fumo di tabacco negli ambienti di lavoro rappresenta sia un rischio
diretto - malattie cardiovascolari, tumori (cancerogeno gruppo 1 IARC),
broncopneumopatia cronico ostruttiva - sia un potenziamento di altri fattori
di rischio, quali, ad es., sostanze tossiche, radon.
Il Servizio di Prevenzione e Protezione del CNR, nell’ambito del
“Progetto Promozione e Tutela della Salute” (Pro.Sa), ha realizzato
una Campagna per la prevenzione della cardiopatia ischemica condotta in
alcune sedi romane, nella quale è stata esaminata, tra l’altro, l’abitudine al fumo.
POPOLAZIONE E METODI
La Campagna, iniziata nel 2000, si è rivolta a 789 dipendenti (450 donne e 339 uomini),
di età compresa tra i 25 ed i 65 anni, e con attività di tipo impiegatizio.
Nella fase osservazionale, oltre ad alcune misure ed esami ematochimici, è stato
somministrato un questionario costituito da tre sezioni - convinzioni personali
su prevenzione e salute; notizie sui fattori di rischio cardiovascolare;
notizie su stile di vita e abitudini alimentari - che comprendeva domande
sull’abitudine al fumo.
Il confronto delle frequenze tra i vari sottogruppi è stato effettuato utilizzando il
test c2.
RISULTATI
Allo studio ha aderito il 63,3% delle donne (D) (n. 285) e il 51,3% degli uomini
(U) (n. 174).
Come rappresentato in tabella 1, la percentuale di fumatrici e fumatori è risultata
sovrapponibile (35,0 e 37,1%, rispettivamente). Differenze statisticamente
significative tra D e U sono risultate, invece, per la classe di ex fumatori e per i
non fumatori.
Gli U consumano in media un numero maggiore di sigarette (fig.1).
Tra i fumatori di entrambi i sessi, oltre la metà è intenzionata a smettere (tab. 2)
e oltre il 70% ci ha già provato una o più volte (fig. 2). I principali motivi che hanno
indotto gli ex fumatori a smettere sono stati nell’ordine (D e U): miglioramento
della qualità della vita (30% e 41%); paura delle malattie correlate (25% e 22%);
problemi di salute (18% e 15%).
La “mancanza” del fumo non è avvertita per la stragrande maggioranza degli ex-fumatori,
soprattutto U (94,4% vs 70,8% delle donne) (tab. 3).
CONCLUSIONI
La dimensione del problema, la presenza di una maggioranza di persone intenzionate
a smettere, il dato confortante del buon numero di persone che ha
smesso di fumare e che non ne sente la mancanza, inducono ad un intervento più
serrato nella lotta contro il fumo nei luoghi di lavoro.
Oltre alla promozione di iniziative volte a caratterizzare l’ente come smoke free,
potrebbe essere opportuno sostenere anche iniziative mirate di counseling per
aiutare quell’oltre 30% di soggetti che, pur provando ripetutamente, non
sono riusciti a smettere da soli.
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Autore: Volpe R*, Sotis G*, Valle S**
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