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Articolo pubblicato il 17-12-2005
di Marina Pinto

Numero 23 - Anno 3
17 Dicembre 2005





La cataratta e gli altri "acciacchi" di Handel

La cataratta è una delle principali cause della cecità fra gli anziani: essa provoca un'opacità del cristallino che è deputato alla rifrazione della luce sulla retina, consentendo il formarsi dell'immagine visiva. Quando il cristallino si indurisce e si opacizza, la luce non viene più trasmessa, ed il paziente diventa cieco. Oggi la cataratta si risolve brillantemente ed in breve tempo, ma tanti anni fa la cosa non era certo così.

Il compositore tedesco George Friedrich Handel (1685-1759), il grande contemporaneo di Bach, visse un po' più a lungo del suo illustre collega - 74 anni contro 66 - ma ebbe molti più problemi di salute.

Handel era un uomo forte e volubile, aveva energie illimitate, era capriccioso e golosissimo di cibi e bevande, nonché accanito fumatore di pipa. Era di corporatura robusta con una faccia carnosa ed una sorprendente capacità di lavorare sodo senza stancarsi mai, benché la sua attività venisse ogni tanto inframmezzata da brevi periodi di profonda depressione.

Handel era anche un uomo d'affari fantasioso ed energico, e la sua musica - compresi i lavori religiosi - era spesso motivata da ragioni apertamente commerciali.

I suoi numerosi "acciacchi" - tra l'altro tutte cose serie - risalgono alla maturità. A sessantadue anni cominciò il deterioramento della salute e dell'intelligenza: il braccio destro divenne inservibile, e per cercare di rimettersi in sesto egli andò a passare le acque a Tunbridge Welles, dove la paralisi alla spalla e i reumatismi che l'accompagnavano scomparvero, ma ritornarono dopo pochi anni e per di più aggravati nella forma, tanto che egli non riusciva più a comporre a causa della paresi che aveva colpito anche la testa e la parola, accompagnata da una febbre alta che rimase tale per molti giorni.

Di quel periodo sono le lettere della contessa di Shafthesbury, la quale mostra in quegli scritti tutta la sua apprensione verso il compositore: "La malinconia e la tristezza mi spingono fin quasi alle lacrime. Ho visto il grande ed infelice Handel abbattuto, vinto, seduto in un angolo buio, senza poter suonare il clavicembalo". È chiaro che la contessa doveva aver visto Handel in uno dei suoi momenti di depressione, quando si accorse che stava per accadergli l'avvenimento più nefasto della sua vita, perché sentiva la sua impotenza verso un'oscurità che non poteva dominare, un male che lo corrodeva da dentro.

Faticosamente il compositore sembrò riprendersi, ma ancora oggi non è possibile fare una diagnosi precisa sui suoi disturbi, specie quelli di carattere psicologico, ai quali si aggiunse un altro problema insidioso e, purtroppo, irreversibile: la cecità.

La cataratta fu il male più grave che afflisse il compositore, essa lo rese completamente cieco dal 1743, ma egli continuò a suonare l'organo ed il clavicembalo fino all'ultimo. Nel 1753 - a 68 anni - Handel appariva stanco, avvilito, in un angolo della sua casa a Brook Street, e il primo medico che lo visitò, il dottor William Sharp, chirurgo ed oculista, diede del suo male una diagnosi irreversibile: glaucoma.

La cataratta del compositore fu trattata chirurgicamente, e qui c'è la parte più dolorosa dell'intera storia. Nei suoi occhi furono inseriti degli aghi con l'idea di spostare dall'asse visivo la lente indurita ed ormai opaca; l'operazione però non ebbe successo, e Handel rimase cieco. Questo infausto evento lo fece affondare nella più nera disperazione, ed egli variò il suo comportamento rendendosi irascibile ed acido, senza però inficiare la sua capacità di dirigere, suonare e comporre. Infatti dalle testimonianze del tempo si desume che le sue energie nei riguardi della musica non subirono cambiamenti in negativo, tanto che in una sua esibizione del 1753 si racconta che "Handel suona come mai era riuscito a fare".

Ad un'esecuzione pubblica del suo oratorio "Samson", quando il tenore cantò "Eclisse totale! Niente sole, niente luna, tutto buio nello splendore del mezzogiorno!", il pubblico, colpito dalla vista del maestro cieco che sedeva all'organo, si commosse sino alle lacrime, dando così una prova dell'affetto autentico che la gente provava per quest'uomo, che oltre ad avere il celeste dono dell'arte musicale ai massimi livelli, era anche umano e terreno.

Fu il "cavalier-dottor" Taylor ad operare Handel, lo stesso che importunò Bach con cure aggressive ed inutili che nulla risolsero alla malattia agli occhi del grande musicista, e ugualmente l'insuccesso si ripeté con Handel, a cui perlomeno fu risparmiata la sofferenza dell'occhio infettato dallo stiletto d'acciaio non sterilizzato usato per l'intervento (una complicazione all'epoca assolutamente normale).

Il "dottor" Taylor merita senz'altro una citazione nei libri di storia. Egli era un gran ciarlatano - o forse un pazzo assassino - che viaggiava per l'Europa operando gli occhi dei malcapitati che gli venivano a tiro: operava e poi lasciava la città, prima che i pazienti si accorgessero delle conseguenze del suo intervento e degli effetti collaterali.

Nella sua follia scrisse egli anche molti trattati sull'occhio, ed aveva grandi pretese intellettuali e sociali, di questa sua "carriera" si scrisse (troppo tardi) che "era un esempio di come l'impudenza possa portare lontano l'ignoranza".

Il falso medico riuscì anche a frequentare alcuni dei più famosi e brillanti contemporanei, ai quali sosteneva la necessità di dosi pesanti di mercurio per le malattie degli occhi e che essi necessitavano sempre di un intervento chirurgico. Inventò addirittura un ago d'acciaio per cataratta, e fu il primo a descrivere l'infezione dell'occhio da stafilococchi (una malattia causata proprio dai suoi strumenti non sterilizzati).

Dopo poco tempo da questa assurda "operazione" Handel morì, vittima di uno "svenimento mortale" (probabilmente un infarto) durante un'esecuzione del suo "Messiah". Trasportato a casa egli spirò senza essere più riuscito ad alzarsi dal letto, ma rimase quasi sempre cosciente, tanto che in quel poco tempo che sopravvisse riuscì ad aggiungere un codicillo al suo testamento, dove dette istruzioni per essere sepolto nell'Abbazia di Westminster, ed ancora oggi egli è sepolto lì.


Autore: Marina Pinto


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