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Articolo pubblicato il 19-04-2006
di Marina Pinto

Numero 27 - Anno 3
19 Aprile 2006





Gioacchino Rossini: teatro, musica, donne e… dolori

L’autore del “Barbiere” iniziò la sua carriera musicale come fanciullo cantore, sembra, infatti, che da piccolo egli avesse una bellissima voce, tanto che uno zio lo propose per la “Società dei castrati” in modo da preservare la sua voce deliziosa, ma lui si salvò.

Egli fu un ragazzino vivace, stando a quello che si legge su di una lettera dell’amico d’infanzia Francesco Gennari: “Alla nuca porto ancora la traccia di una rimarginata cicatrice, prodotta da una sassata vibratami dalla S.V. illustrissima al tempo in cui prendevasi diletto di scorazzare per le sacrestie per vuotare ampolline, e nel quale, invece di dilettare, era molesto a tutto il mondo…”.

Ricordi d’infanzia, e ve ne sono ancora, soprattutto per quel che riguarda gli “affari di cuore”. A Fano, durante il Carnevale, il ricordo di un suo “giovanilissimo” amore ci fa davvero sorridere: il ragazzo suonava la viola in un’orchestra, ed incontrò una ragazza desiderosa di tenerezze.

Dolci amori.
I due si diedero appuntamento – un appuntamento d’addio, Rossini sarebbe dovuto partire – presso il confessionale di una chiesa. Lì li sorprese un frate, che li fece scappare a cinghiate. Della cosa si riparlò a teatro, Rossini era scocciato come non mai, al punto che quando un cantante lo prese in giro per l’accaduto, egli impugnò una viola e gliela lanciò in testa.

Naturalmente, nonostante l’apparenza e le ragazzate, Rossini si occupava anche di musica, visto che era favorito prodigiosamente dal fatto di avere una musicalità ed una memoria incredibili.

Quando poi incontrava una ragazza gli stimoli musicali aumentavano: una volta promise ad una fanciulla come omaggio alla sua bellezza l’aria principale di un’opera nuova e di successo: egli pensò quest’aria, corse a trascriversela ed il giorno dopo la consegnò, pavoneggiandosi, alla sua nuova fiamma.

Rossini aveva un gran successo con le donne, e non solo con le cantanti – con le quali aveva naturalmente molti contatti e che per diverso tempo rimasero le sue preferite - molte di loro erano anche delle signore aristocratiche di una certa età, che furono le sue prime protettrici ed anche amanti, e nel mondo del teatro di allora esse si rivelarono delle figure importanti per la carriera del compositore.

Rossini ebbe quindi molto a che fare con il gentil sesso, del resto era un giovane pieno di vita, famoso per il suo talento e per di più di bell’aspetto, ritto su podio o seduto al pianoforte egli riusciva a trascinare il pubblico in uno stato di frenesia collettiva che era la condizione ideale per far delle conquiste. E ne fece tante.

Ma questo sfarfallare di signore portò un grosso problema a Rossini: egli contrasse la gonorrea. Su di un bollettino medico del tempo leggiamo infatti queste parole: “Egli aveva abusato di Venere fin dalla primissima gioventù”.

I primi sintomi di questo terribile male si manifestarono quando Rossini aveva poco più di trent’anni, e la situazione divenne presto dolorosa a tal punto che il ritiro dalle scene di questo grande compositore, avvenuto a soli 36 anni, dopo il successo del “Guglielmo Tell”, ed accompagnato da numerosi dissensi da parte del suo pubblico, fu in gran parte dovuto a questo stato di salute.

Rossini era infatti in quel momento alle stelle come successo e popolarità, ma anche troppo provato dalla malattia, stanco nel corpo e nella mente, e dovette rimanere seminvalido per una lunga parte del resto della sua vita; le cure a cui si sottopose furono lunghe e dolorose, addirittura ci fu bisogno di diversi interventi chirurgici che lo prostrarono moltissimo. Le sue lettere e le pagine dei suoi diari sono piene di riferimenti alla dolorosa malattia, che gli procurava secrezioni, emorragie e dolore nell’urinare.

Nel rapporto medico su questo suo male si parla di “uretrite blenorragica” (un sinonimo medico della gonorrea). Jean Civiale era l’urologo parigino più famoso del tempo. Egli era noto per la sua abilità manuale nel cateterismo e per la bravura con il litotribo, uno strumento formato da un catetere molto sottile, una biella ed un forcipe a tre rebbi, che si apriva all’interno del canale uretrale ed afferrava il calcolo frammentandolo.

Il litotribo aveva senza dubbio salvato molte vite in quel periodo, ed il dottor Civiale, che affermava di esserne l’inventore, scrisse numerosi articoli sullo strumento e lo presentò all’Accademia reale delle Scienze di Parigi nel 1824.

La bravura del dottor Civiale risparmiò senz’altro a Rossini una non invidiabile morte per occlusione della vescica, e la cosa ci sembra meritoria di menzione. Il catetere che Rossini doveva spesso utilizzare prese un posto d’assoluto riguardo nel suo bagaglio musicale, tanto che il musicista, nella sua pungente ironia, lo definì “il migliore degli strumenti”.

Ma la sua esistenza fu così sofferta che egli in qualche momento pensò che sarebbe stato meglio se lo zietto avesse perpetrato su di lui, anni addietro, il “doloroso scempio”. Poco prima della fine, Rossini, annientato dal dolore nel corpo e nella mente, cominciò a soffrire da copiose perdite di sangue e dolori al retto. Fu consultato il dottor Vio Bonato, il quale lo visitò attentamente trovandogli una fistola rettale, segno evidente di un tumore, e decise per intervenire chirurgicamente.

A causa della bronchite ormai cronica e dell’insufficienza cardiaca, Bonato comprese che Rossini era un soggetto a forte rischio anestetico, e programmò l’operazione in modo che egli rimanesse sotto cloroformio per non più di cinque minuti. La ferita fu bendata con fasce di cotone, controllata attentamente ad ogni ora, ma dopo due giorni l’emorragia non si era ancora fermata, e fu necessario un secondo intervento.

Dopo di questo il medico si mostrò ottimista sulla guarigione, lo si sentì dire “Penso che lo salveremo, stavolta”. Ma le cose, ahimè, non andarono così. La sua seconda moglie, la cantante Olympe Pèlissier, gli rimase vicino fino alla fine, e quando lui si aggravò ulteriormente lo assistette con amore, sappiamo che Rossini permetteva solo a lei di cambiargli il catetere e i vestiti dopo che i medici lo avevano operato.

Il musicista ebbe dei lunghi periodi in cui soffrì anche di depressione molto forte. Si pensa che uno stato di dolore fisico così forte e prolungato, come quello in cui versava da tempo, fosse l’origine di questo suo stato psicologico, ma in realtà l’uretrite cronica non basta a giustificare una sindrome maniaco-depressiva dello spessore di cui egli soffrì.

Egli inoltre mostrò una sconcertante varietà di sintomi: perdita di peso, diarrea cronica, allucinazioni uditive, progetti suicidi, e poi fiato corto, bronchite cronica, mal di testa ed una grave sindrome tendente alla demenza.

Il racconto degli ultimi anni della vita di Rossini è davvero triste: egli era continuamente malato e non faceva quasi nulla, sembrava davvero sempre sull’orlo della morte spirituale, l’immagine di un allegrone godereccio che pensava solo a mangiare e a godersi il successo – come qualche biografo ha asserito - è del tutto sbagliata ed irrispettosa.

Autore: Marina Pinto

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