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Articolo pubblicato il 17-10-2004
di Marina Pinto
Numero 9 - Anno I 17 Ottobre 2004
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Le mani di Franz Liszt
Nel periodo della vecchiaia il compositore ungherese - tedesco d'adozione - soffrì di diversi disturbi di varia natura, fino alla malattia cardiaca che lo finì. I malanni che lo afflissero furono il risultato di un declino fisiologico combinato tra una malattia professionale e certe abitudini di tutta una vita.
Le malattie vennero trascurate, come accadeva nella maggior parte dei casi, e questo per due ragioni: innanzitutto l'importante posizione pubblica del compositore, che costrinse i contemporanei a concentrarsi sugli aspetti della sua personalità piuttosto che sul suo benessere fisico e privato. In secondo luogo il miracolo delle sue esecuzioni al pianoforte, che rimase praticamente intatto fino al momento della morte, nonostante il male ai polmoni, al cuore, agli occhi ed al sistema scheletro-muscolare, che coinvolse in primo luogo le sue mani.
La sua salute ed il suo modo di suonare furono sempre strettamente collegate; la fortissima motivazione che ebbe, fin da giovanissimo, di diventare un prodigio della tastiera potrebbe averlo spinto oltre i suoi limiti fisici, per cui la concentrazione allo studio ed il continuo esercizio potrebbero essere stati la causa di tanti malanni, o anche di semplici disturbi, che naturalmente si accentuarono molto con il passare del tempo.
Poniamo l'attenzione sulle sue mani, perché esse furono leggendarie per la capacità di suonare con una tecnica assolutamente perfetta - la "tecnica trascendentale", uno studio durissimo cui Liszt si sottopose per molti anni - qualsiasi brano musicale di qualunque difficoltà, esse volavano sulla tastiera dell'organo o del pianoforte con una leggerezza e nitidezza uniche, pochi autori hanno raggiunto tale precisione.
La mani di Liszt erano lunghe, sottili e delicate ma forti, e capitava che talvolta, durante la stagione dei concerti, esse cominciassero a tremare senza che fosse possibile controllarle: ma non era solo un fattore emotivo a scatenare tale tremore, durante un concerto a Parigi nel 1835 Liszt ebbe addirittura uno svenimento proprio nel bel mezzo di un'esecuzione, il suo viso assunse un'espressione angosciata ed il suo corpo cadde fra le braccia del suo assistente che era lì accanto a lui per girargli le pagine della musica che suonava, poi egli rinvenne e fu portato via in preda ad un attacco isterico.
A proposito di quest'episodio si parlò di epilessia - ma anche di un deliberato tentativo del compositore di attrarre su di sé l'attenzione del pubblico - ma lo svenimento potrebbe essere stato causato da una "crisi vasovagale", probabilmente la verità era che lui era davvero molto stanco e provato dalla fatica,.
Le mani di Franz Liszt si trovarono al centro di attenzione da parte dei medici più volte nel corso della sua vita, specie negli ultimi anni della sua vita, quando esse furono colpite da una forma di "osteoartrite": la punta dei polpastrelli era gonfia come per un attacco di gotta, e ad un certo punto il gonfiore divenne doloroso estendendosi per tutta la mano, comprendendo anche l'articolazione del pollice, limitando così la capacità di estensione della mano stessa, che negli anni aveva toccato i vertici tecnici del vero virtuosismo pianistico, arrivando a coprire un'estensione di decima ed anche di dodicesima (come richiesto in alcuni passaggi del "Concerto per pianoforte" di Henselt, in cui nessun pianista - tranne lui - si cimentava nella sua scrittura originale proprio per tale difficoltà).
In alcune foto del compositore risalenti al 1886 - quando egli aveva quindi 75 anni - sono evidenti sui polpastrelli dei "noduli di Heberden", anche se non è possibile stabilire quanto questo disturbo compromettesse la capacità di suonare, che sappiamo non diede mai evidenti segni di cedimento, possiamo affermare che senz'altro l'attività divenne più dolorosa.
Pensiamo anche che tale dolore non fosse solo fisico, ma che esso sia stato una preoccupazione molto presente anche a livello psicologico, le mani del compositore erano tutto quello che egli possedeva per il suo lavoro, e una malattia che le colpiva era senz'altro fonte di dispiacere e di abbattimento per un concertista della sua fama.
In ultimo abbiamo l'immagine delle mani di Liszt dove vediamo su di esse la presenza di molti nei, o "grani di genio", come la stampa popolare li chiamava scherzosamente, addirittura si diceva che la sua bravura come compositore aumentava con l'aumentare del numero di essi. Questi erano dei banali "molles naevi" (nei molli), piuttosto comuni tra le persone da una certa età in poi, non associati né prodotti da malattie organiche.
Oggi i nei si tolgono per ragioni estetiche, ma dubitiamo che, data la loro fama, Liszt avrebbe mai acconsentito a tale consuetudine.
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Autore: Marina Pinto
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