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Articolo pubblicato il 17-11-2005
di Marina Pinto
Numero 22 - Anno 2 17 Novembre 2005
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Il cranio di Bach
Johann Sebastian Bach (1685-1750) godette di buona salute per la maggior parte dei suoi settantacinque anni, anche aveva una cattiva abitudine molto ben radicata: fumava la pipa in continuazione. Ma questo vizio, o meglio, questo "vezzo", così comune negli uomini del tempo, non ebbe ripercussioni rilevanti sulla sua vita, forse qualcuno vicino a lui non sopportava quell'odore di tabacco - la moglie, Maria Barbara, lo faceva fumare solo fuori casa - ma nulla di più.
Ci fu in seguito un malanno che afflisse l'ultimo anno di vita del compositore, e fu ben più grave, cioè la cecità. Bach era sempre stato miope, ma all'improvviso ebbe un forte declino della capacità visiva associato ad un dolore persistente dietro gli occhi. Nel giro di un anno, o forse meno, la sua vista si deteriorò al punto di non riuscire a percepire nemmeno la luce.
Le cure che gli furono prestate furono assolutamente insufficienti, il suo oculista - l'infame dott. Taylor, che ebbe in cura anche Handel - curò la sua malattia con frequenti incisioni agli occhi sulle quali applicava un unguento a base di mercurio e facendoli sanguinare (non si è mai capito che cura fosse, a noi sembra una tortura).
Come si può facilmente immaginare, questo trattamento aggressivo e scientificamente privo di ogni fondamento non restituì certo la vista a Bach, anzi, gli procurò una dolorosa e cronica infiammazione del bulbo oculare, che andò ad aggiungersi alle altre sofferenze del compositore, prima fra tutte quel continuo dolore dietro gli occhi.
Le frequenti emorragie probabilmente accelerarono il declino fisico di Bach, che infatti divenne molto debole e rimase per mesi a letto in una stanza buia fino a che morì.
L'artrite temporale può essere una possibile causa di questa sventura.
La malattia di Bach non presenta quindi particolari misteri né dubbi al mondo attuale, ma è singolare e degna di menzione la leggenda della ricostruzione del suo volto, che seguì una strada che ebbe bisogno della mano di un esperto medico.
Bach morì a Lipsia il 28 Luglio 1750, e fu sepolto vicino alla Chiesa di San Giovanni "sei passi prima dell'entrata di sinistra della chiesa". Nel 1894, quando la chiesa dovette essere demolita per costruirne al suo posto un'altra più grande, si decise di localizzare e disseppellire i resti del grande compositore, e per questo compito fu richiesto l'intervento di un famoso anatomista: il dottor Wilhelm His senior, noto alla scienza per il suo contributo all'embriologia.
Il dottor His trovò scritto che Bach riposava in una bara di quercia, e l'individuazione del suo corpo non fu particolarmente difficile: lo scheletro era indicativo di un uomo anziano, alto circa 170 cm, e con un fisico robusto, caratteristiche che aiutarono nel riconoscimento.
Il cranio in particolare era "forte e di forma caratteristica" e presentava una fronte bassa e robuste ossa della mascella con una mandibola leggermente sporgente.
Il professore di anatomia notò anche la grandezza dell'impronta della coclea e la circonvoluzione temporale del cervello, laddove è localizzata la corteccia uditiva, ed esaminando con attenzione tali caratteristiche le collegò in maniera inequivocabile alle doti mentali ed uditive uniche del soggetto. Probabilmente, allorquando gli occhi abbandonarono il musicista, ci fu l'orecchio a venirgli in aiuto.
Dopo aver osservato che i tratti che si vedono dei quadri ritraenti il volto di Bach erano compatibili con la forma del cranio, His chiese l'aiuto dello scultore Karl Seffner, il quale, lavorando sulla base dei ritratti e dello stampo in gesso del cranio, riuscì a costruire una scultura del compositore a mezzo busto assai convincente.
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Autore: Marina Pinto
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