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Articolo pubblicato il 30-07-2005
di Paola Franz
Numero 18/19 - Anno 2 30 Luglio 2005
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La chirurgia della miopia
Intervista al Prof. Andrea Cusumano*
La maggioranza delle persone che ha un difetto visivo (miopia, ipermetropia, astigmatismo) correggibile con lenti da occhiale o lenti a contatto, può sottoporsi ad un intervento di "chirurgia refrattiva" per eliminare definitivamente l'uso di questi mezzi correttivi. L'interesse rivolto a questo tipo di chirurgia è grande, soprattutto fra i miopi, ed ha suscitato una crescente attenzione da parte dei mezzi di comunicazione.
Ma quali sono le possibilità e i limiti di questa tecnica? Ne abbiamo parlato con il Prof. Andrea Cusumano.
"Un numero consistente di pazienti potenzialmente candidati a questo tipo di chirurgia, non vi si sottopone ritenendola impropriamente pericolosa od ancora in fase sperimentale. Allo stesso modo invece, un certo numero di pazienti per i quali il tipo e/o l'entità del difetto refrattivo consiglierebbe di astenersi dall'intervento vi si sottopone ugualmente esponendosi, anche se in misura ridotta, al rischio di possibili complicazioni. È pertanto utile che il paziente conosca, anche sommariamente, le tecniche di chirurgia refrattiva attualmente esistenti, con particolare riferimento alle specifiche possibilità di correzione ed ai limiti derivanti dalla loro esecuzione; questo serve anche a facilitare il colloquio esplicativo che ogni paziente dovrà avere con il proprio oculista di fiducia per pianificare un eventuale intervento chirurgico".
A chi si rivolge la chirurgia della miopia?
"La miopia fa sì che le immagini provenienti dall'ambiente esterno siano focalizzate impropriamente davanti alla superficie retinica, determinando una visione confusa. Per riottenere una visione distinta è necessario utilizzare delle lenti (da occhiale o a contatto) che permettano di rifocalizzare le immagini sul piano retinico. La chirurgia della miopia si rivolge a tutti quei pazienti che per ragioni personali (intolleranza, correzione insoddisfacente, motivazioni estetiche) o professionali (concorsi pubblici) non desiderano o non possono continuare ad utilizzare i tradizionali mezzi correttivi".
Quali tecniche chirurgiche esistono attualmente per correggere la miopia?
Le tecniche che possono essere usate, in funzione del difetto refrattivo da correggere, sono: la cheratotomia radiale; la cheratectomia fotorefrattiva (PRK) mediante laser ad eccimeri; il laser in situ keratomileusis (LASIK); gli inserti intracorneali; gli impianti di lenti intraoculari in pazienti fachici; l'estrazione del cristallino a scopo refrattivo (esclusivamente se in presenza di una cataratta). La cheratotomia radiale modifica il potere diottrico della cornea mediante l'esecuzione di un numero variabile di incisioni radiali.
Oggigiorno, l'interesse per questa tecnica è pressoché scomparso, in quanto superata e limitata esclusivamente alla correzione di alcune particolari forme di astigmatismo. La PRK, effettuata mediante "laser ad eccimeri", modifica il potere diottrico della cornea alterandone la curvatura mediante una "fotoablazione" computerizzata del suo strato superficiale.
L'intervento è estremamente sicuro se eseguito per la correzione di difetti refrattivi che non superano le 9-10 diottrie, anche se necessita di un decorso post-operatorio di 3-4 giorni. La LASIK, con la quale oggi si correggono miopie della medesima entità, viene eseguita mediante l'uso combinato di un microcheratomo (micro bisturi) e di un'ablazione mediante laser ad eccimeri.
La "rimodellatura" della curvatura corneale viene effettuata, dopo aver praticato uno "sportello corneale", direttamente al di sotto dello strato più superficiale. Al vantaggio derivante da un più rapido recupero visivo e dalla possibilità di correggere miopie particolarmente elevate, questa tecnica contrappone un più alto numero di complicanze intra e post-operatorie, che però nella maggioranza dei casi possono essere facilmente risolte.
Gli inserti corneali, che generalmente vengono inseriti in forma di anelli semicircolari nello spessore corneale per variarne la curvatura, presentano il vantaggio di potere essere eventualmente rimossi e di rendere questo tipo di intervento reversibile. Purtroppo il loro uso è attualmente limitato dalla possibilità di correggere miopie non superiori a 4-5 diottrie. L' inserimento all'interno dell'occhio (in camera anteriore) di un particolare tipo di lenti intraoculari, in pazienti in cui è ancora presente il cristallino (fachici), permette di correggere miopie di particolare entità (>20 diottrie), esponendo però il paziente al possibile rischio - anche se ridotto - di complicanze post-operatorie (cataratta e glaucoma) tale da non consigliarne per il momento una diffusione su vasta scala.
Nel caso della rimozione del cristallino a scopo refrattivo, questa condizione è praticabile, con grande soddisfazione da parte del paziente, esclusivamente in quei soggetti in cui la presenza di una cataratta iniziale giustifica l'esecuzione dell'intervento stesso per la possibile insorgenza di complicazioni post-operatorie (distacco di retina, infezioni)".
Esistono rischi associati a questo tipo di chirurgia ?
"Non esiste intervento chirurgico cui non si associ un potenziale rischio operatorio. Nella chirurgia refrattiva si deve considerare in primo luogo quale "complicanza post-operatoria" la possibilità di non raggiungere il risultato refrattivo programmato prima dell'intervento. Nella maggior parte dei casi è però possibile eseguire un ulteriore trattamento ed eliminare il difetto residuo. In alcuni rari casi, per la concomitanza di sfortunate circostanze, si possono sviluppare delle complicanze lievi o gravi che necessitano di un immediato ed adeguato trattamento terapeutico per ottenerne una pronta risoluzione. Ciò non è peraltro sempre possibile e in un ridotto numero di casi, tale da non avere un significato statisticamente rilevante, si possono verificare delle complicazioni particolarmente gravi e non sempre risolvibili. Pertanto, è opportuno che nella pianificazione di ogni intervento chirurgico sia il medico che il paziente valutino sempre attentamente e congiuntamente il rapporto rischio beneficio esistente nella procedura chirurgica in questione.
In ogni caso quando i criteri di selezione dei pazienti vengono scrupolosamente rispettati e la chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri - in particolare la PRK - viene eseguita utilizzando una strumentazione di ultimissima generazione ed una ottimale tecnica chirurgica i rischi chirurgici si avvicinano allo zero e la qualità di vita del paziente migliora in maniera sensibile a tempo indefinito".
* Ricercatore c/o Università di Roma "Tor Vergata", Professore di Oftalmologia all'Università di Bonn (FRG) e Professore Associato alla Cornell University di New York (USA).
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Autore: Paola Franz
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