Dipingere la coscienza dell'uomo, lasciando che nasca dalla propria in modo
automatico, sorprendente. E' sicuramente cosa non comune. Se poi il linguaggio
usato per trasporre le immagini nella nostra realtà è quello dell'Ermeneutica, la faccenda si
complica ancor di più. Ci troviamo davanti a composizioni affascinanti, enigmatiche e in un primo
momento incomprensibili, di fronte alle quali si prova un senso di smarrimento "cosmico" e ci si
sente parte di una realtà più grande.
Pier Augusto Breccia, artista contemporaneo con un passato di cardiochirurgo, realizza opere
che vogliono superare il "confine tra sogno e realtà, verità e immaginazione, chiarezza ed enigma,
parola e silenzio". Ma dov'è questo confine? "E che senso avrebbe il termine stesso "confine" se non
si supponesse uno spazio - oltre al di là del confine?", si interroga l'artista, "E se quell'oltre non
fosse soltanto uno spazio, ma pure un di - là - da - venire, il non - ancora di un pensiero
finito-infinito capace di cogliere il tutto in un attimo senza tempo?"
Per Breccia Eterno ed Infinito sono necessità irrinunciabili della coscienza razionale per situare nel
tempo e nello spazio l'esistenza del mondo e dell'Io, ma anche di un Essere la cui realtà trascende i
confini stessi della coscienza. La Città del Verbo (2006) è allora abitata da un Essere fittizio inventato
dall'uomo per la sua necessità di avere certezze o da un Dio che rivela sé stesso?
Questo ed altri interrogativi dell'anima dell'artista vuole proporci la mostra sull'opera di Breccia, Gioco,
Simbolo e Forma, allestita nei saloni monumentali di Palazzo Venezia a Roma dal 3 Ottobre al 4 Novembre e
al Palazzo dei Sette di Orvieto dal 15 Novembre al 15 Dicembre. Il titolo si riferisce esplicitamente alla
pubblicazione Arte come gioco, simbolo e forma di Hans Georg Gadamer, sul pensiero ermenuetico moderno e
contemporaneo iniziato da Martin Heidegger.
L'Ermeneutica è un indirizzo della filosofia contemporanea che non limita l'interpretazione ai testi,
ma la generalizza come dimensione costitutiva dell'esistenza umana, che si rapporta al mondo
attraverso la dimensione dei segni linguistici, in cui si riflette la storicità dell'esperienza
comunicativa. La caratteristica del linguaggio ermeneutico, in ambito artistico prima che
filosofico, è quella di offrirsi come "forma significabile dell'Essere perennemente aperta al
grande gioco dell'interpretazione".
L'arte di Breccia infatti, all'apparenza allegra e giocosa, racchiude in sé molteplici
significati e rimandi inconsci. I suoi sono mondi visionari con problemi reali.
Grande importanza ha, nelle sue opere, lo spazio e l'idea di esso: non prospettico ma
kantiano, caratterizzato da una prospettiva emozionale, che, per l'impostazione spaziale
e per la presenza di alcuni temi caratteristici, ricorda le visionarie composizioni di
Escher.
Fino alla fine degli anni Settanta Breccia era un apprezzato cardiochirurgo al Policlinico
"A. Gemelli" di Roma. Nel 1977, a trentaquattro anni, scopre casualmente una capacità di disegnare
che non credeva di possedere. Nel 1981 espone per la prima volta i suoi disegni nella mostra Oltreomega,
allestita ad Orvieto e a Roma, ottenendo subito ottimi consensi. Nel 1985 abbandona la carriera in campo
medico per dedicarsi totalmente alla pittura; soggiorna per un decennio a New York, esponendo le sue
opere in varie gallerie e ottenendo il plauso della critica internazionale.
Tornato in Italia espone, tra l'altro, al Palazzo dei Papi di Viterbo nel 1997, al Teatro
Comunale di Fiuggi nel 1999, al Palazzo dei Sette di Orvieto nel 2000, al Complesso del Vittoriano a
Roma nel 2002, al Palazzo Ziino di Palermo nel 2003, all'Archivio di Stato di Firenze nel 2005.
Gioco Simbolo e Forma. La pittura ermeneutica di Pier Augusto Breccia
15 Novembre - 15 Dicembre 2007
Orvieto, Palazzo dei Sette, Corso Cavour
apertura: tutti i giorni, ore 10.00 - 17.00
Ingresso libero
per informazioni: www.pieraugustobreccia.it