» E-mail Scienzaonline.com
Rocerche biomedicina
Circuito Banner non attivo




  Home Page
  Redazione
  Contatti


powered by FreeFind

  Archivio
  Abbonamenti
  Autori
  Pubblicità




Utilità

 I Siti Web consigliati da Scienzaonline.com Link di Scienza
 Sfondi desktop Gratis per il tuo Pc Sfondi Desktop
 Programmi gratuiti per il tuo PC Programmi


Torna al Sommario degli articoli della Sezione

Articolo pubblicato il 17-06-2005
Cristina Morelli e Mauro Tognon
Dipartimento di Morfologia ed Embriologia, Sezione di Istologia ed Embriologia
Università degli Studi di Ferrara

Numero 17 - Anno 2
17 Giugno 2005





Ricerche di frontiera in biomedicina. Nuovo brevetto italiano per saggiare la compatibilità di protesi con tessuti umani: le cavie di laboratorio ringraziano le meduse!

Uno degli obiettivi attuali della ricerca biomedica è di ripristinare organi o tessuti alterati inducendone la rigenerazione da parte dell’organismo. Tale obiettivo sta per concretizzarsi grazie ad una nuova materia multidisciplinare: l’ingegneria dei tessuti.

Essa costituisce la sintesi delle conoscenze nei campi della biologia molecolare e cellulare, dell’istologia, delle tecnologie biomediche e dei biomateriali, ponendosi come un settore di frontiera delle scienze biomediche. Per alcuni tessuti, come ad esempio la pelle, sono già disponibili materiali innovativi, denominati biomateriali, che “risvegliando” le giuste cellule nel paziente, favoriscono la rigenerazione del tessuto che temporaneamente vengono chiamati a sostituire.

In questo contesto risulta evidente che i biomateriali devono consentire la mobilitazione e l’aumento del numero delle cellule, ma nello stesso tempo non devono influenzare le caratteristiche naturali delle cellule stesse.

La valutazione di questo ultimo parametro per i biomateriali di nuova sintesi è l’elemento determinante per il loro eventuale impiego umano. Tale valutazione riveste un’importanza ancora maggiore per quei tessuti altamente organizzati e specializzati, come ad esempio il tessuto osseo.

Le caratteristiche di resistenza, stabilità ed elasticità dell’osso sono infatti garantite da una precisa e coordinata azione di due popolazioni di cellule ossee. Gli osteoblasti sono i responsabili della produzione di matrice ossea, mentre gli osteoclasti, assicurano l’eliminazione delle porzioni di osso non più correttamente funzionanti.

L’utilizzo di protesi di vario tipo è ormai prassi consolidata da numerosi anni in ambito ortopedico, ma fino ad ora la scelta dei materiali protesici si è basata soltanto sulla loro tollerabilità, vale a dire sulla mancanza di reazioni infiammatorie o di effetti tossici.

Immagine della medusa Aequorea victoria, nel cui patrimonio genetico è presente il tratto di DNA che codifica per la proteina fluorescente verde.

FIGURA 1 - Immagine della medusa Aequorea victoria, nel cui patrimonio genetico è presente il tratto di DNA che codifica per la proteina fluorescente verde.



Di conseguenza, il buon esito di tali interventi non è assolutamente prevedibile, dipendendo unicamente dalla risposta soggettiva del paziente. I biomateriali di nuova concezione, invece, sono strutturati in modo da attivare esclusivamente le cellule necessarie per una corretta rigenerazione locale del tessuto osseo.

E’ evidente che una rigorosissima valutazione scientifica deve essere preliminare all’applicazione clinica nell’uomo di questo tipo di materiali, per evitare la formazione di tessuti che non rispondono alle esigenze del paziente. Fino ad oggi l’unica metodologia per tale caratterizzazione era rappresentata dall’utilizzo di animali da laboratorio. Era necessario indurre delle fratture traumatiche estese, che venivano poi trattate con il biomateriale in esame.

Dopo un certo tempo si andava a verficare in questi animali la quantità e la qualità del tessuto osseo di nuova formazione.

I problemi etici, le difficoltà di gestione, i tempi di realizzazione ed i costi di una sì fatta procedura sono facilmente immaginabili. Grazie alle metodologie del DNA ricombinante e all’ingegneria genetica, nel laboratorio del Prof. Mauro Tognon dell’Università degli Studi di Ferrara, il gruppo di ricerca coordinato dalla Dott.ssa Cristina Morelli ha sviluppato e brevettato un sistema cellulare in grado di aggirare la necessità dell’impiego di animali da laboratorio in questa fase della sperimentazione.

I ricercatori ferraresi hanno coltivato e modificato geneticamente delle cellule ossee umane, inserendo nel loro patrimonio genetico una porzione di DNA proveniente da una medusa, l’Aequorea victoria (Fig. 1). Questa medusa attira le sue prede brillando nel buio sottomarino grazie alla produzione di una proteina fluorescente verde.

La porzione di DNA necessaria per la produzione di questa proteina, leggermente modificata per aumentarne la lunimosità, è stata appunto inserita nelle cellule umane, rendendole fluorescenti. Una serie estremamente dettagliata di esperimenti molecolari su queste cellule ibride ha dimostrato che la presenza della proteina fluorescente non ha minimamente alterato le caratteristiche ossee delle cellule umane.

Le cellule ingegnerizzate mantengono dunque la capacità di formare tessuto osseo esattamente come succede nell’organismo umano, ed inoltre sono facilmente riconoscibili, grazie alla produzione della proteina fluorescente. Queste cellule rappresentano quindi un ottimo sistema per determinare efficacemente e velocemente in laboratorio la capacità di nuovi biomateriali di indurre la formazione di tessuto osseo, la cui quantità e qualità può venire facilmente valutata senza dover ricorrere all’uso indiscriminato di animali da esperimento.

Immagine di microscopia a fluorescenza che mostra dal vivo le cellule ingegnerizzate che crescono su un supporto di carbonio utilizzato nella pratica ortopedica. Le cellule sono facilmente identificabili grazie alla loro fluorescenza verde, assicurata dal gene della medusa Aequorea victoria.

FIGURA 2 - Immagine di microscopia a fluorescenza che mostra dal vivo le cellule ingegnerizzate che crescono su un supporto di carbonio utilizzato nella pratica ortopedica. Le cellule sono facilmente identificabili grazie alla loro fluorescenza verde, assicurata dal gene della medusa Aequorea victoria.



La fase di sperimentazione sugli animali potrà infatti essere ristretta soltanto a quei materiali che si sono dimostrati efficaci durante lo studio in laboratorio.

Nello specifico, questo modello cellulare può essere utilizzato per la caratterizzazione in vitro di biomateriali come segue:

1) Osservazione diretta mediante microscopia a fluorescenza delle cellule vive su qualsiasi tipo di biomateriale, di qualunque forma tridimensionale (Fig. 2). Questo permette di avere indicazioni su

  • Distribuzione delle cellule sul biomateriale
  • Capacità di colonizzazione del biomateriale da parte delle cellule
  • Morfologia delle cellule adese al biomateriale
2) Determinazione del numero di cellule adese a qualsiasi tipo di biomateriale, di qualunque forma tridimensionale. Il modello cellulare proposto permette questa determinazione mediante una semplice lettura fluorimetrica, evitando qualsiasi tipo di manipolazione delle cellule o incubazione con sostanze traccianti.

3) Determinazione della capacità proliferativa delle cellule su qualsiasi tipo di biomateriale, di qualunque forma tridimensionale. Letture fluorimetriche successive permettono infatti di calcolare la variazione del numero di cellule sul biomateriale.

4) Valutazione dell’interferenza del biomateriale sulle caratteristiche istologiche delle cellule adese. La linea cellulare ingegnerizzata mantiene infatti le proprietà istologiche tipiche degli osteoblasti, come dimostrato a livello molecolare mediante caratterizzazione dell’espressione di marcatori tessuto-specifici, mantenimento delle proprietà biologiche ed organizzazione citoscheletrica. Qualsiasi variazione di tali parametri può essere facilmente verificata mediante immunofluorescenza o saggi enzimatici condotti direttamente sulle cellule adese al biomateriale.

Ci auguriamo che l’esperienza dei ricercatori dell’Università di Ferrara possa servire da esempio per la creazione di nuovi sistemi cellulari che permettano di evitare o limitare la sperimentazione in vivo. Grazie alle attuali conoscenze di biologia cellulare e molecolare e alle tecniche dell’ingegneria genetica è possibile infatti progettare e sviluppare sistemi specifici virtualmente per ogni campo di applicazione finale nell’ambito dell’ingegneria dei tessuti.

Per informazioni sul brevetto e sull’invenzione scrivere a Cristina Morelli e Mauro Tognon (e-mail: )


Autore: Cristina Morelli e Mauro Tognon
Dipartimento di Morfologia ed Embriologia, Sezione di Istologia ed Embriologia
Università degli Studi di Ferrara


Scarica questo articolo nel tuo computer  
  

© 2005 Scienzaonline.com


Acquista il Cd-Rom di Scienzaonline
Acquista il primo numero di scienzaonline.com in Cd-Rom!

Elenco Materie

    Medicina
    Scienze Naturali
    Astronomia
    Paleontologia
    Archeologia
    Genetica
    Geologia
    Antropologia
    Matematica
    Fisica
    Chimica
    Epidemiologia
    Ambiente
    Malacologia
    Nucleare
    Tecnologia
    Etica
    Informatica
    Giochi e Rompicapi
    Eventi
    Sessuologia
    Botanica
    Zoologia


Link Partner

 Il Portale della Paleontologia Italiana Paleofox.com
 Agenzia Stampa Agenziastampa.org

   Autorizzazione del Tribunale di Roma n 293/2003 del 7/07/2003 Giornale a periodicità Mensile - Pubblicato a Roma - V. A. De Viti de Marco, 50
   Direttore Responsabile: Guido Donati