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Articolo pubblicato il 17-09-2006
da Marina Pinto
Numero 31-32 - Anno 3
17 Settembre 2006
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L’asma dei musicisti
Il termine asma rappresenta un insieme di sintomi, vale a dire che non si tratta propriamente
di una malattia bensì di una sindrome.
L'elemento fondamentale è la difficoltà al passaggio dell'aria attraverso i bronchi in
particolare nella fase di espirazione.
Questo significa soprattutto "mancanza di respiro", ma anche tosse, difficoltà a far fuoriuscire il catarro o il muco che si forma nei bronchi, respiro sibilante o fischiante. Per lo specialista la diagnosi d'asma comporta la concordanza di molti elementi, poiché esistono anche altre malattie che possono causare gli stessi sintomi, come ad esempio lo scompenso cardiaco, l'enfisema polmonare e la bronchite.
Tra i musicisti della storia che soffrirono di questo disturbo ne ricordiamo tre in particolare.
Il primo è Antonio Vivaldi (1678-1741), la cui asma veniva a suo tempo chiamata “strettezza di petto”, un male che lo afflisse fin dall’infanzia e che lui definiva “fame di aria”.
A causa di questo disturbo, il musicista, una volta divenuto prete, fu esonerato dal dire la messa perché gli costava troppo sforzo, ed anche lo stare troppo tempo in piedi era per lui una notevole fatica. Ma la musica fu per lui una gran consolazione ed un rimedio al suo male, tanto che si racconta che mai durante un concerto fu afflitto da attacchi d’asma, e la sua musica, così gioiosa e ricca di verve e fantasia, non farebbe mai pensare ad un uomo malato.
Troviamo poi Ludwig van Beethoven (1770-1827), che include l’asma nell’innumerevole quantità di malattie e disturbi da cui venne afflitto nel corso della sua vita. Naturalmente la più grave e dolorosa sappiamo fu la sordità, anche se non fu questa la causa della sua morte (ma nemmeno fu l’asma, la causa della sua fine fu in realtà una grave malattia epatica che nessun rimedio poté sconfiggere).
Gran parte dei malanni di Beethoven avevano più che altro un’origine nervosa, e prima fra tutte proprio l’asma. Il primo attacco d’asma gli sconquassò il petto lo ebbe a sedici anni, subito dopo la morte della madre. Così scriveva egli stesso: “Dal mio ritorno a Bonn ho goduto poche ore serene. Tutto questo tempo sono stato afflitto dall’asma: temo, anzi, che sia il principio della tisi; a questa si è aggiunta la malinconia, che per me è una sofferenza grave quasi quanto la malattia stessa”.
L’asma di Beethoven, quindi, si presentò, sin dall’inizio, allacciata ai disturbi emotivi. Infatti il male infatti si presentava nel suo caso solo in coincidenza di un particolare stato d’ansia, che diventava l’espressione fisica, divenuta palpabile, del male di vivere, collegato invisibilmente ma profondamente ai segreti sotterranei della personalità e dell’inconscio.
Anche il famoso pianista e compositore Fryderyk Chopin (1810-1849) era malato di asma, male che alla fine si tradusse in una irreversibile tubercolosi polmonare, che fu, come tutti sanno, la causa della sua morte.
Già a ventiquattro anni la malattia dava i segni della sua comparsa, ed il compositore ne subì spesso violenti attacchi, che lo rendevano sempre più debole e fragile.
Al contrario di Vivaldi la musica di Chopin porta con sé i tratti della malattia: “Chopin assomiglia alla sua musica” – afferma Liszt nel suo libro “Vita di Chopin” – “La delicatezza e la trasparenza del suo incarnato seducevano l’occhio, i suoi capelli biondi erano incredibilmente sottili, i gesti aggraziati e il timbro della sua voce un poco smorzato”.
È indubbio che la malattia si traducesse attraverso il suo sensibilissimo corpo, come scorrendogli fuori dai polsi fino alle dita, nella musica che andava creando. Quel suo modo strano di suonare e la sorprendente ed imprevista vivacità nell’improvvisazione ne davano conferma.
Ad un certo punto della vita la tisi e l’asma, unite ad un pressante mal di testa, a continue bronchiti e ad una processione di mali abituali, si aggravarono così penosamente da condurlo, ad un tratto, sul precipizio delle allucinazioni uditive: gli sembrava di sentire l’eco delle campane della chiesa “che suonano a morte per il mio funerale”, ed aveva tosse ed affanno continui.
Una condizione disperata, certo, ma fu la stessa in cui compose la stupenda “Sonata in si bemolle” di cui fa parte la “Marcia funebre”.
Anche quando la crisi d’affanno sembrava dargli tregua egli continuava a tossire. L’aria gli mancava all’improvvisa, l’asma lo strozzava, eppure, contro il consiglio dei medici, Chopin non rinunciò a dare dei concerti.
E del resto come avrebbe potuto, vista la sua situazione economica ed il successo di ogni sua esibizione? Ma la musica fu la prima a risentirne: il celebre tocco dell’artista al pianoforte si faceva via via più debole, tanto che lo si riusciva a sentire a malapena.
Inoltre ogni volta che si alzava in piedi alla fine di un’esibizione era talmente pallido e così stanco che gli ci volevano ore per riprendersi e capire ciò che accadeva intorno a lui. |
Autore: Marina Pinto
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