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La musica che ci emoziona velocizza la memoria

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L’esperimento ha dimostrato che il ricordo di volti sconosciuti funziona meglio se in sottofondo c’è una musica che ci prende emotivamente. Lo studio dell’Università di Milano-Bicocca è stato pubblicato su Nature Scientific Reports.

 

Milano, 22 ottobre 2015 – Più veloci e efficienti a ricordare se in sottofondo c’è musica emotivamente toccante. È il risultato di un esperimento condotto dall’Università di Milano-Bicocca i cui risultati sono stati appena pubblicati su Nature Scientific Reports (“The effect of background music on episodic memory and autonomic responses: listening to emotionally touching music enhances facial memory capacity”, doi:10.1038/srep15219, autori Alice Mado Proverbio, Valentina Lozano Nasi, Laura Alessandra Arcari, Francesco De Benedetto, Matteo Guardamagna, Martina Gazzola e Alberto Zani, quest’ultimo dell’Istituto di Bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr).

 

Lo scopo dello studio è stato quello di indagare quale influenza ha ciò che ascoltiamo, sia musica o rumore di fondo, sui processi percettivi e cognitivi.

La ricerca, realizzata dal Milan Center for Neuroscience dell’Università di Milano-Bicocca (Dipartimento di Psicologia) e coordinata da Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica presso l’Ateneo milanese, si è svolta su un gruppo di 54 studenti universitari non musicisti ai quali è stato proposto un esercizio di memoria: riconoscere i volti familiari tra i 448 che gli venivano mostrati dopo una sessione di apprendimento.

 

Nella prima parte dell’esperimento (fase di training) sono state mostrate ai partecipanti 56 immagini di volti di uomini e donne in associazione a un sottofondo sonoro (musica jazz e suoni naturali, ad esempio onde marine). Nella fase di studio successiva sono state mostrate loro altre 300 facce sconosciute con un sottofondo di musica giudicata commovente, oppure gioiosa da un gruppo di 20 giudici in un precedente studio, oppure con il sottofondo del rumore della pioggia, oppure ancora in silenzio. Nella fase di test, i partecipanti vedevano altri 300 volti (200 vecchi e 100 nuovi) senza alcun sottofondo musicale e veniva loro chiesto di usare alternativamente il dito indice per “dire” se si trattava di facce nuove e il medio per quelle già viste. Durante l’ascolto della musica ai partecipanti veniva inoltre misurata la pressione sanguigna e il battito cardiaco.

 

I risultati hanno indicato che il riconoscimento più efficiente e veloce dei volti si è verificato in condizioni di silenzio, o quando i partecipanti ascoltavano musica emotivamente toccante. Al contrario, un sottofondo fatto di suoni come pioggia o musica allegra ha interferito con la memorizzazione delle facce. Oltre a migliorare la memoria, l'ascolto di musica emotivamente toccante ha coinciso con un significativo aumento della frequenza cardiaca.

 

 

«L’ipotesi che ci porta a fare questo esperimento – dichiara Alice Mado Proverbio – è che l’ascolto di musica toccante sia in grado di modificare la percezione visiva dei volti legando le caratteristiche del viso a informazioni uditive e carica emotiva generata dalla musica. Ciò potrebbe voler dire che l’ascolto di un certo tipo di musica produce una codifica della memoria più profonda. È quello che accade tipicamente con la musica da film: cosa sarebbero l’agente 007 James Bond, Indiana Jones, la Pantera Rosa, il Padrino senza i loro famosi sottofondi sonori?»

 

Per maggiori informazioni

 

Ufficio Stampa
Università di Milano-Bicocca

 

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