I Campionati Internazionali di Giochi Matematici
I "Campionati Internazionali di Giochi Matematici", giunti quest'anno alla diciannovesima edizione (la dodicesima, per l'Italia), sono ormai una realtà consolidata.
Hanno cominciato la loro avventura nel 1987, organizzati da alcuni colleghi francesi. L'iniziativa si inseriva in un panorama già sufficientemente affollato. C'erano già parecchie gare regionali o locali. C'era già il "concorso" australiano. C'erano soprattutto le "Olimpiadi", nate da un'idea ungherese alla fine dell'Ottocento. Le " Olimpiadi della Matematica" erano state poi riprese, in forma organizzata, nel secondo dopoguerra, in Unione Sovietica e subito proposte ai diversi Paesi socialisti. Poi, a poco a poco, erano arrivati anche quelli occidentali.
I "Campionati" nascono, dunque, nel 1987 in Francia e subito contagiano i Paesi francofoni (Belgio, Svizzera, Lussemburgo e le nazioni africane che si affacciano sul Mediterraneo). L'Italia arriva sette anni dopo ed è subito in buona compagnia. Ormai i Paesi partecipanti sono più di quindici : oltre a quelli già citati e all'Italia, abbiamo la Polonia, il Giappone, il Canada, il Niger, il Ciad, la Slovacchia, la Russia e l'Ucraina.
Come abbiamo cominciato ? Per caso o, per gioco, se preferite (visto il tema). Un collega, di ritorno da Parigi, dove aveva assistito ad una fase dei "Campionati", ci propose di organizzarli anche in Italia, visto il loro grande successo oltre le Alpi. Abbiamo cominciato così, alla buona, nella sola zona di Milano. I partecipanti a quella lontana edizione furono poco più di 400.
I "Giochi della Bocconi" - come vengono familiarmente chiamati, un po' dappertutto - sono quindi inseriti in una organizzazione mondiale. Sono la fase italiana dei "Campionati Internazionali di Giochi Matematici" i quali, a loro volta, come abbiamo visto, fanno riferimento ad una tradizione - quella della gare matematiche - che risale alla fine dell'Ottocento e che addirittura si può far risalire alle sfide rinascimentali, molto più indietro nel tempo.
E' una storia che viene da lontano e che ha visto attivi molti matematici di primo piano, che si sono appassionati ai giochi in sé - come passatempo "intelligente" - o per la loro utilità didattica. Ecco cosa scriveva Giuseppe Peano, uno dei maggiori analisti italiani della fine dell'Ottocento, all'inizio del nuovo secolo : "L'insegnante di buona volontà potrà combinare problemi simili e migliori dei precedenti, onde rendere attraente lo studio. La differenza tra noi e gli allievi affidati alle nostre cure sta solo in ciò, che noi abbiamo percorso un più lungo tratto della parabola della vita.
Se gli allievi non capiscono, il torto è dell'insegnante che non sa spiegare. Né vale addossare la responsabilità alle scuole inferiori. Dobbiamo prendere gli allievi così come sono, richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l'insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento. Ognuno si fabbrica la sua fortuna, buona o cattiva. Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso. Così disse Giove, e lo riferisce Omero, Odissea I, 34. Con questi principi, caro lettore e collega, vivrai felice". Cinquant'anni dopo, ecco Lucio Lombardo-Radice : "Perché per controllare quello che gli allievi hanno imparato, non fate in classe un'ora di giochi (invece di interrogare) ? Giocare bene significa avere gusto per la precisione, amore per la lingua, capacità di esprimersi con linguaggi non verbali; significa acquisire insieme intuizione e razionalità, abitudine alla lealtà e alla collaborazione". Infine, in questa breve rassegna italiana ecco l'intervento di Bruno de Finetti , uno dei maggiori probabilismi del secolo scorso, animatore delle gare romane : "Occorre scatenare l'intelligenza, non soffocarla. Né riforme di programmi né sforzi di docenti né criteri intelligenti di commissioni bastano a operare miracoli immediati. Però ogni sforzo giova, e anche la buona volontà di pochi arriverà a smuovere le cariatidi e a vivificare la scuola. In questo spirito, le gare matematiche possono certamente costituire un contributo efficace ed un'occasione per infondere coraggio, coraggio, coraggio".
I numeri attuali dell'edizione italiana dei "Campionati" sono alti. Non avremmo mai pensato quando abbiamo cominciato nella sola Milano, con poco più di 400 partecipanti, di arrivare a 90 sedi sparse su tutto il territorio nazionale. L'anno scorso i concorrenti erano più di 18.000. E quest'anno ? Vedremo, ma il ritmo di arrivo delle prime iscrizioni - si chiudono a metà febbraio - lascia proprio ben sperare….
Dicevamo delle 90 sedi. Sono quelle che ospitano le "semifinali" ossia il primo turno eliminatorio (il loro elenco, così come molte altre informazioni, può essere reperito sul sito http://matematica.unibocconi.it). I concorrenti partecipano alla "semifinale", divisi in cinque categorie : C1, per gli studenti di prima e seconda media; C2 per la terza media e primo anno delle superiori; L1 per il secondo, terzo e quarto anno delle superiori; L2 per l'ultimo anno delle superiori e il biennio universitario; GP, ovvero "grande pubblico", per tutti gli altri. I primi classificati delle "semifinali", circa il 10% dei partecipanti, viene ammesso alla finale nazionale di Milano che quest'anno - sempre in "Bocconi" - si terrà il 14 maggio. E' la finale di Milano che laurea i campioni nazionali. E' dalla finale di Milano che "esce" la "nazionale italiana", formata dai primi tre classificati di ogni categoria, che a Parigi (a fine agosto) difende i colori italiani nella finale internazionale. A Milano, molti premi : libri, materiale informatico, l'iscrizione gratuita al primo anno della "Bocconi" per i vincitori nelle categoria L1 ed L2, i viaggi a Parigi, ecc. .
Nelle finali internazionali di Parigi, negli ultimi anni, i risultati non sono mancati. Nel 2000, un italiano (Giorgio Dendi di Trieste) ha vinto la finalissima internazionale, a Parigi, nella categoria GP. Nel 2001, la squadra italiana ha registrato, a livello internazionale, due vincitori: Edoardo Valori di Sassari (nella categoria L2) e Marco Pellegrini di Pisa (nella categoria GP).
Anche nel 2002 la squadra italiana è tornata da Parigi con una medaglia d'oro: Giulio Genovese , di Ancona, primo assoluto nella categoria L2. Nel 2003 Francesco Morandin è arrivato secondo nella categoria GP e Daniele Vismara quarto nella categoria L2. Nel 2004 abbiamo di nuovo conquistato una medaglia d'oro con Federico Poloni nella categoria L2 . E ben sei dei quindici concorrenti italiani sono arrivati tra i primi dieci!
Ovviamente, non possiamo non essere soddisfatti di questi risultati. E' una bella soddisfazione accompagnare i ragazzi a Parigi e vedere premiati i loro sforzi e la loro tenacia (le gare durano due giorni !). Se però dovessimo scegliere un unico motivo di soddisfazione, beh , non avremmo dubbi. E' il numero dei partecipanti e il clima di allegra partecipazione che si respira nei giorni delle gare. E' una bella risposta alla tradizione negativa che vede la Matematica come la "materia" meno amata dagli italiani e, per la quale, anche personaggi importanti si vantano di non averla mai capita e di non averla mai studiata. E' una bella risposta al calo di immatricolazioni nelle Facoltà scientifiche e, ancora, a recenti risultati di indagini statistiche - come PISA 2003 - che pone seri dubbi sulla preparazione matematica dei nostri studenti.
E' una risposta che, crediamo, sia dovuta anche al particolare modo con cui i giochi dei "Campionati" sono confezionati. "Penne numeri e fantasia" è il loro slogan, per sottolineare come la fantasia e la creatività siano in questo caso molto più importanti di un preparazione "scolastica" e basata sulla conoscenza delle formule. I giochi dei "Campionati"non le richiedono (salvo quelle davvero elementari, che conosciamo tutti).
I giochi non richiedono neppure di indicare il procedimento, ma solo il risultato finale : è un altro modo per "premiare" chi intuisce la miglior via per risolvere il quesito proposto, anche se questa via non è proprio tra le ….più ortodosse. I giochi insomma, non sono degli esercizi, delle espressioni o delle equazioni da risolvere. Sono una "storiella", che il concorrente deve decrittare, selezionando le ipotesi più rilevanti e scartando quelle informazioni che, addirittura, sono ininfluenti e inserite apposta per creare … un po' di confusione. E' la "filosofia" del concetto di modello : non si parte da un testo già scritto sotto forma di formule, e allora semplicemente da calcolare, ma da un testo scritto nel linguaggio corrente - magari con riferimento alla vita quotidiana e ai suoi problemi - che occorre anzitutto tradurre in linguaggio matematico e poi, certo, calcolare, per arrivare alla risposta finale. I numeri dei "Campionati" - senza neanche contare quelli ancora maggiori dei "Giochi d'autunno" e delle altre gare, individuali o a squadre - ci dicono che alla Matematica i ragazzi possono anche appassionarsi. Vengono sicuramente coinvolti dal clima di agonismo della gara. Ma vengono, ancor prima, "presi" dalla sfida con se stessi. E' un po' quello che succede, a ragazzi o ex-ragazzi, con le parole crociate, con l'enigmistica e con gli indovinelli di ogni tipo. Risolvere un gioco matematico è anzitutto una sfida con se stessi, vedere se la propria testa funziona, mettere alla prova la nostra capacità di ragionamento, vincere insomma la sfida con l'interlocutore nascosto che ha formulato il testo.
I ragazzi - e non solo loro - possono appassionarsi alla Matematica. Lo ripetiamo perché è in fondo l'elemento che dà maggiore piacere. I giochi sono piacevoli e validi in sé ma, proprio per la passione che sanno mettere in campo, sono anche un utile strumento didattico. Abbiamo ricordato prima alcune frasi di Peano , Lombardo-Radice, de Finetti. E' l'esperienza che centinaia di insegnanti stanno ripercorrendo in questi anni. I giochi matematici sono uno strumento quanto mai prezioso per "selezionare" le intelligenze più vivaci e sollecitarle a mettersi alla prova e a dare il meglio di sé. Sono però uno strumento ugualmente prezioso per ri-avvicinare alla Matematica quei ragazzi che, a scuola, nelle normali ore di lezione, hanno dei problemi e "non riescono" o, ancora più frequentemente, ce la fanno ma senza alcuna passione. Insomma, continuiamo a giocare….
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